Se leggendo il titolo di presentazione vi è balenato alla mente Fellini o vi si è accesa la lampadina di un certo cinema d’autore, probabilmente avete smarrito la trebisonda e nemmeno futuristici navigatori, con percorsi digitali e macchine elettroniche, vi potranno dare una mano. Amarcord come ripensamento, ricordo di quello che fu il capostipite della serie a tutta velocità più tamarra che Hollywood abbia mai prodotto.
Pensate a quando, nei parcheggi dei cinema, si notavano auto ultra ribassate, terminali di scarico larghi quanto quelli di un camion e poi, finita la visione, tutti pronti al semaforo per scattare una volta diventato verde. La rapidità scorreva nelle vene, anche se sotto alle natiche era presente il sedile di una Seat Marbella del ’90.
Che dire poi del super macho in canotta e delle bellezze da copertina sempre ai bordi delle auto. Certo, si parla di un film di terz’ordine, ma l’idea di vivere la vita “un miglio alla volta” poteva piacere.
Con Fast and Furious – Solo Parti Originali si cerca di cancellare la sbandata avuta con il secondo ed il terzo capitolo della serie, si torna al passato e con Dom Toretto, tornano le due bellezze della prima avventura, ma soprattutto la Dodge Charger con prese d’aria a vista ed “impennata” facile.

Trama da scuola elementare, follie tecnologiche più adatte a Star Trek che ad un’auto, ma questo lo sospettavamo già. Ciò che manca sono i veri duelli ad alta velocità, il confronto, la sfida. Di sicuro le auto tolgono il fiato, il buon Vin Diesel è coatto al punto giusto, la velocità scorre sullo schermo, ma l’adrenalina rimane ai blocchi di partenza e nemmeno la modellina israeliana di turno riesce a scatenarla. Sarebbe stato un buon secondo episodio, mannaggia a loro, sono già al quarto.
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