La storia del piccolo ponte, ora situato nel cuore del parco Sempione a due passi dal Bar Bianco e dalla biblioteca di zona, ci può raccontare molto della Vecchia Milano. In particolare, di quella Milano “acquatica”, sparita durante gli anni del fascismo sotto i colpi della frenesia “futurista”, che alle acque dei navigli che attraversavano la città preferì l’asfalto.

Il ponte in ghisa, inaugurato nel 1842 – che vanta il record di primo ponte metallico costruito in Italia – era infatti originariamente collocato all’altezza di quella che oggi è Via Visconti di Modrone. Caratterizzato dagli elementi decorativi di quattro piccole statue di sirene a seno nudo – ed immediatamente soprannominate “sorelle Ghisini” dai milanesi di allora, in riferimento al materiale di cui sono fatte, la ghisa – il ponte fu da subito considerato capace di essere di buon auspicio alle giovani coppie, che non mancavano di fargli visita.
Trasferito forzosamente all’interno del Sempione dopo la chiusra delle cerchia interna dei navigli, il ruolo del ponte è recentemente ed ironicamente tornato ad essere quello di luogo simbolo per gli innamorati. Ironicamente, perchè più che al ricordo della sua antica funzione, la rinnovata attrattività per il ponte è dovuta ad un povero tentativo di imitazione del comportamento dei protagonisti di un teen-libro seguito dall’inevitabile teen-movie, che vede la strana usanza di attaccare alle sbarre del ponte dei tristissimi lucchetti, a suggello di un improbabile amore eterno. E, già che ci siamo, di riempirlo anche di ancora più tristi scritte colorate.


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