Di Elena Torresani - 29 giu 2009 | Categoria:
Artisti
Comasca di nascita, milanese di adozione, Vania Elettra Tam è uno dei frutti artistici dell’Accademia N.A.B.A di Milano e della scuola di Grafica Pubblicitaria del Castello Sforzesco. Dopo 13 anni trascorsi a lavorare nel settore del disegno tessile per moda e arredamento, si è tuffata completamente nella pittura descrivendo un mondo estremamente contemporaneo e tutto al femminile. I suoi rifugi casalinghi e la delicatezza dei suoi microcosmi quotidiani l’hanno portata ad esporre tra gli Stati Uniti e Milano le sue donne meravigliose ed esilaranti.
La simpatia, l’ironia e la bellezza delle sue sceneggiature si sovrappongono di tanto in tanto ad una velata critica sociale, ma dallo sguardo sempre lieve, divertito e ampiamente allucinatorio.

Scrive di lei Igor Zanti: “Il campo di ricerca della Tam è delimitato dalle mura domestiche, dai ritmi alienanti e solitari della quotidianità, dalla dimensione casalinga della donna, dimensione che spesso assume un sapore claustrofobico. Vi è, in questo senso, un profondo desiderio di fuga, una necessità di abbellire o trasformare in modo “artistico” la propria quotidianità, di rincorrere un coniglio bianco che permetta di conoscere un mondo parallelo, un’alternativa immaginaria e salvifica.
La cucina, il bagno, il salotto, la camera da letto, e gli strumenti quotidiani che accompagnano la casalinga nella ripetitiva ritmicità dei lavori domestici, si trasformano per dar vita ad una plausibile irrealtà, dove ogni scena acquista un sapore epico, poetico e teatrale.”
Vania, qual è stata la molla scatenante che ti ha fatto lasciare il disegno tessile per dedicarti completamente alla pittura?
Semplicemente, ad un certo punto della mia vita, ho ripreso ad inseguire il sogno di sempre. Fin da bambina desideravo fare l’artista, poi la dura realtà mi ha riportata con i piedi a terra e mi ha fatto intraprendere una carriera più sicura. Di giorno disegnavo fantasie per stoffe destinate all’abbigliamento e all’arredamento, di notte dipingevo e davo sfogo alla mia vera passione. Poi è semplicemente accaduto che il giorno si è accorciato a vantaggio della notte…

Le tue opere sembrano avere un sapore spiccatamente autobiografico. Quanto della tua quotidianità racconti attraverso le tue donne?
Le donne da me raffigurate hanno le mie stesse sembianze, forse perché attraverso la pittura tendo a fare una sorta di autoanalisi, mettendo in luce i miei stati d’amino inquieti e le mie fragilità. Di autobiografico c’è la profonda sensazione di solitudine che da sempre mi perseguita. Una costante nella mia vita e in quella di molti esseri viventi. Uno stato d’animo con cui ho imparato a convivere, perché inevitabile ed inesorabile e che amo affrontare, nel tentativo di sminuirlo, usando l’autoironia.

Quali sono i sogni delle donne che dipingi? Quali le frustrazioni?
Come avevo accennato precedentemente, ciò che voglio rappresentare è il desiderio di evasione dalla solitudine e dalla quotidianità. Rappresento donne che svolgono i lavori domestici e che con la fantasia vagano e si trasformano in dee o dive, sante o peccatrici, popolane o regine. Le frustrazioni? Quelle evito di rappresentarle. Voglio dare un messaggio di speranza attraverso le mie opere.

Parlano di te come di un’artista molto meticolosa e innamorata del dettaglio. Ti definiresti maniacale?
No affatto, è vero che dedico molto tempo alle mie opere, ma non sono troppo meticolosa, anzi a volte la perfezione mi disturba… al punto che, dopo aver dedicato parecchio tempo alla realizzazione di un’opera, prendo una spatola e la rovino, la graffio, la sporco… perché la perfezione in natura non esiste, perché la vita è segnata da mille cicatrici. Invece è vero che nulla nelle mie opere è inserito casualmente. Sono attenta ai dettagli perciò scelgo con cura gli oggetti ed i soggetti raffigurati.

Che ruolo ha l’autoironia nella tua vita e nella tua arte?
Un ruolo fondamentale. L’autoironia è segno di consapevolezza e coscienza dei propri limiti, ma anche delle proprie potenzialità e possibilità di rivalsa… perché con un sorriso, si sa, si può ottenere molto più che con uno schiaffo.
I tuoi artisti preferiti?
Il primo grande amore è Egon Schiele. Da ragazzina, guardando i suoi disegni, ho provato il primo “orgasmo” visivo. Nella pittura contemporanea amo Lucian Freud, Jenny Saville ed il giovane Nicola Saporì. Ma il mio preferito è il video artista Bill Viola che sa emozionarmi come nessun altro. Io mi ostino a dipingere ma trovo che sia giusto che l’arte si spinga verso altri linguaggi più in linea coi tempi in cui viviamo.
Le prossime mostre?
Fra il 2008 e il 2009 ho partecipato a molteplici collettive anche all’estero ed ho realizzato una personale a Milano. In questo periodo alcune mie opere sono esposte allo SDAI (San Diego Art Institute): Museum of the Living Artist. In futuro, grazie a questa partecipazione, una galleria di Los Angeles si è detta interessata ad organizzarmi una mostra e nel Febbraio del 2010 ho in programma una personale alla Wannabee Gallery di Milano.
www.vaniaelettratam.it
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