Artisti – Mirka Pretelli

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Mirka Pretelli è una giovane artista marchigiana nata in provincia di Pesaro nel 1978. Dopo l’Accademia di Belle Arti di Urbino, ha lavorato per alcuni anni come illustratrice fino ad approdare alla carriera artistica vera e propria.
Oggi è in mostra a Milano con “Painting Moods” presso la Immagine Art Gallery.

Mirka Pretelli Mirka Pretelli

Mirka, le tue opere sembrano uscite da qualche favola d’altri tempi, ma una favola non molto allegra. Da dove arriva la tua ispirazione?
Proverò a descrivere alcune mie ispirazioni, ma altrettante importanti, ne tralescerò. Saranno scomunque comprese in quelle che cercherò di definire.
Questo perché le tematiche che esprimo sono un filo conduttore in continuo movimento e in evoluzione.
Le miei principali ispirazioni sono ricordi che inconsciamente elaboro e che si modificano nell’arco del tempo.
Non posso fare a meno di portarmi dietro e dentro sensazioni, a volte fin troppo sentite. Potrei dire che mi ossessionano, mi perseguitano.
Più che rocordi d’infanzia i miei “momenti” sono impressioni d’infanzia.
In alcuni casi contengono ferite che riemergono, perché non sono state vissute o comprese quando sono arrivate.
Sono abbastanza abile nel romanzare il vissuto, e ciò mi aiuta a far uscire da me tante immagini da immortalare.
Si innesca un processo di elaborazione spontaneo, che fa in modo che questi elementi siano poi metabolizzati.
Accade poi che ciò che sento e percepisco, lo traduca in immagini e trovi dei riscontri (non solo in chi guarda quelle immagini) in altre esperienze artistiche. Ed è bellissimo quando ritrovo similitudini di sensibilità scoprendone nuovi modi espressivi.
Più volte nell’arco dei miei studi ho trovato riscontri e testimonianze validi in svariati autori, dall’arte pittorica a quella cinematografica, alla letteratura.
Il piu delle volte mi piace accostare, mischiare tutte le diverse caratteristiche che mi arrivano dalle diverse indagini.

Stanze d’infanzia dalle quali l’infanzia è però assente, quasi a sottolineare un’amarezza per adulti. È così?
Amarezza ce n’è, ed abbastanza sostenuta. Amarezza è una parola che descrive bene il ritorno di un’ infanzia rivissuta poi, più che nel mentre. Questo grazie ai ricordi che permettono di assimilarla.
Sono ricordi che viaggiano e che fermandosi esplodono, si manifestano, tenendo celato quello che non deve essere scoperto.
Quindi sì, è l’amarezza dell’adulto, che però riesce a viverla bene.

Mirka Pretelli Mirka Pretelli

Molti hanno descritto le tue opere come “claustrofobiche”, ma io ci trovo più che altro un gran senso di solitudine e assenza, nonostante i colori vivaci che usi e i particolari giocosi. Quali sentimenti animano la tua produzione?
“Claustrofobiche” è altrettanto adatto come termine. Gli spazi la fanno da padroni.
Sono spazi che interagiscono fin troppo, dai quali nasce il bisogno ad un certo punto di uscirne. Si cercano, e io cerco di dare in ogni caso vie di fuga, spiragli che sono come motivazioni che ti portano a risalire e capire, per poter uscire da certi stati.
Spazi lasciati in parte alla loro condizione originaria. Con le proprie assenze.
Sono spazi che aiutano a delimitare il momento, come le diverse inquadrature (per l’appunto delimitate) di uno storyboard.
Questo è un altro aspetto del concepire il lavoro: uno storyboard che è in continua evoluzione (e deriva dall’aver frequentato il corso di cinema d’animazione alle scuole superiori).
E’ anche vero che non amo sempre considerare o vedere i miei lavori solo in maniera triste, proprio perché cerco sempre di dare vie di fuga, di inserire e mettere a portata di mano del personaggio dei feticci non viventi ma “vitali”, presenze che solo per il fatto di essere lì diventano degli appigli di aiuto.
Nelle composizioni instauro un certo equilibrio che possa dare importanza ad alcuni particolari, piuttosto di altri, e in questo mi aiuto con i colori. Ogni colore dei diversi elementi, è significativo. Sia che si tratti di una parete, una coperta, una tenda o una porta (elementi ricorrenti e significativi nei miei lavori), assumono a seconda del caso un loro valore positivo o negativo. Ciò che vorrei è che ogni particolare comunicasse con l’altro, oltre che con lo spettatore del quadro.
Fotogrammi che consentono e rivelano momenti di natura individuale e collettiva.

Mirka Pretelli Mirka Pretelli

I tuoi soggetti sembrano vivere imperturbabili la loro apparente normalità, quando in realtà il tuo pennello riesce a rivelare l’inganno di tutte le inquietudini che si muovono sotto pelle. La tua è un’indagine o esiste uno sguardo critico/sarcastico nei confronti della normalità che rappresenti?
Questa analisi è correttissima. Sono situazioni di apparente normalità, una normalità che crea ambiguità nel suo tenere celato. L’apparente normalità di ciò che ci è familiare ma che nasconde aspetti misteriosi (concetto di “unheimlich” di Freud).
Una contraddizione che è prorposta già nell’abbinare le parole “apparente normalità”, perché ciò che rientra nella cosiddetta normalità non dovrebbe far emergere nessun mistero che vi si celerebbe dietro; ma non tutto ciò che pensiamo come più familiare e conosciuto non è invece così chiaro e trasparente. Ed è proprio quì che nasce la più affascinante ambiguità.
AMBIGUITA’ quindi come Il lato non visto delle cose.
Ritraggo spazi in cui le persone si calano, persone sospese, intrappolate nei prorpi spazi a tal punto dal farsene assorbire. Abitanti in pausa, soli con le proprie paure.
Acune di loro vivono delle morti momentanee e a volte sono immerse nei propr lutti, ma intorno a loro si crea una rito speciale che aiuterà a trattenere ciò che serve (è il caso xfare un esempio di rosemary baby – elephant woman).

Mirka Pretelli Mirka Pretelli

Il passo dalla carriera di illustratrice a quella di artista è breve o lunghissimo?
Più o meno concluso il corso di illustrazione ho capito che non riuscivo ad eseguire illustrazioni affidatemi, o forse non mi sentivo portata per fare l’illustratrice. Per questo motivo ho affrontato non pochi ostacoli durante il corso. Non riuscivo a fare mio, in quel periodo, quel grande mestiere, non riuscivo a raccontare storie che non nascevano da me. Cosa che ora ho fatto fin troppo e che ho bisogno ora invece di integrare con altre storie. Dovevo prima avventurarmi nelle mie storie e poi fare mie quelle di altri. Ora sono soprattutto in grado di scegliere quelle a me piu vicine o anche le piu lontane che comunque mi stimolino.
Ancor prima della conclusione del corso è arrivata l’illuminazione di iscrivermi all’Accademia delle belle arti. Qui il mio percorso ha preso il via partendo da quelle mie prime illustrazioni di racconti, per arrivare a dar vita ad illustrazioni che nasceseremo da me, dal mio Io. In questo sono riuscita grazie alle indicazioni e agli stimoli degli studi in accademia.
Da lì e partito tutto. La mia ricerca pittorica si è creata da sé una sua poetica.
Posso quindi dire che l’esperienza illustrativa, è stato un tesoro, affiorato in un secondo momento.
Ogni scelta che ho intrapeso, non è mai avvenuta nè casuale nè forzata. Mi succede spesso di aver bisogno che le cose accadano e in alcuni passaggi o scelte, prima ancora che io capisca di aver sbagliato qualcosa, sento già che devo tentare un’altra strada. Allora aspetto la chiamata..

Mirka Pretelli Mirka Pretelli

Ci sono artisti che hanno ispirato la tua narrativa figurativa o che comunque ricevono la tua ammirazione?
Certamente! Non potrei farne a meno.
A partire dagli amici artisti e non, che mi affiancano, dai quali cerco sempre di imparare qualcosa che a me manca, che io non ho elaborato. Cerco soprattutto di ascoltare. Di osservare le persone che vedo per strada, o situazioni che mi colpiscono.
ovviamente e alla base di tuto c’è la Storia dell’arte, da quella più remota a quella piu contemporanea.
Amo molto la fotografia. È stimolante per me. Mi servo spesso di immagini fotografiche anche mie, che mi danno il supporto giusto (mi servono come traccia), da poter poi stravolgere in maniera spontanea, soprattutto nei colori e negli elementi.
Il linguaggio cinematografico è altrettanto importante. Dal cinema più “visionario” a quello “classico”.
Per non tralasciare nessuno citerò solo uno tra i miei registi preferiti: Alfred Hitchcock. Amo il suo stile nel creare suspence.
La suspence per Hitchcock è un mezzo poetico, un elemento chiave nelle sue pellicole, e la cosa più interessante è scoprire come riesce a crearla. Creare suspence per lui vuol dire presentare nella maniera più intensa possibile delle situazioni drammatiche: è la drammatizzazione del materiale narrativo del film.
Una situazione normale viene resa “ambigua” inserendo mezzi che intensifichino il valore emozionale della scena: focalizzando l’attenzione su uno o più sguardi, su di un particolare, attraverso scelte che riguardano la composizione e il taglio dell’immagine anche accentuando l’uso dei colori. Il risultato sarà quello di aver accentuato, creato tensione alla scena.
La suspence che affiora da qualcosa che è accaduto o che magari accadrà.

Hai in programma altre mostre nei prossimi mesi?
Più che altro ci conto! E il mio obiettivo principale al momento. Lavorare!

About Elena Torresani

Si occupa di comunicazione e marketing. Nel Novembre 2008 è uscito il suo primo libro, L’inferno di Eros, ed è ora impegnata con la stesura del secondo: www.elenatorresani.com Collabora con AfterSix scrivendo di arte e teatro.