Si sa, Milano viene spacciata per una città aperta al cambiamento, poliedrica e dalla mentalità aperta. Ma la realtà cozza spesso contro questo lusinghiero stereotipo della capitale economica del paese. In occasione, infatti, della presentazione di ogni nuovo progetto che miri a portare qualche, seppur minimo, cambiamento nel tessuto urbanistico, sorgono a velocità inaspettata una serie infinita di comitati “anti-tutto”, che si oppongo con fervore quasi “talebano” ad ogni novità.


Il monumento dello svedese Claes Thure Oldenburg, “Ago, filo e nodo”, presentato nel 2000 contestualmente al progetto di restyling della centralissima Piazza Cadorna, è il classico esempio di “novità” che disturba ed inquieta il milanese medio.
Dedicato ad una delle principali risorse di Milano, la moda, si tratta di un opera costituita da due diverse parti: la prima, è costituita da un gigantesco ago da sarta che “buca” la piazza. Dalla cruna dell’ago, un fantastico filo a tre colori: rosso, giallo e verde, i tre colori della metropolitana milanese. Un riferimento, quello alle tre linee della metropolitana, che continua nella seconda parte dell’opera, un nodo ottenuto proprio con il filo multicolore, che sbuca da un altro punto della piazza, come a simboleggiare una città unità dal fondamentale mezzo di trasporto.



Pur annoverando tra i suoi numerosi detrattori anche il Sindaco Moratti, che preferirebbe l’opera posizionata altrove, il cartoonesco ‘Ago, filo e nodo’ resiste da ormai quasi dieci anni, tra polemiche e sguardi di disapprovazione di pendolari, professionisti e pensionati. Una strana nota di colore, che – vien quasi da pensare - se lo stesso cittadino medio dei comitati “anti-tutto” avesse visto da turista in qualche città d’Europa, avrebbe probabilmente apprezzato per la sua originalità e vivacità, per poi tornare a lamentarsi del grigiore della propria Milano.
Foto: Sandro Giannelli
Concorso Fotografico PhotoDreaming