Luoghi – Le capitali d’Italia in Galleria

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La Galleria Vittorio Emanuele II, il celebre passaggio che collega sul suo asse principale Piazza Duomo e Piazza della Scala vanta il primato di essere diventata, fin dai primi momenti della sua costruzione, uno dei principali simboli di Milano. Primissimo esperimento di “centro commerciale” al coperto, cuore elegante – almeno fino a qualche decennio fa – della metropoli, fu costruita tra il 1865 ed il 1877, tra i “soliti” ritardi, fallimenti dell’impresa costruttrice e misteri che avvolgono i lavori pubblici. milano galleria vittorio emanuele stemmi torino roma firenze palle toroUn’opera dedicata, come ci ricorda l’iscrizione che campeggia ancora sul suo ingresso verso piazza Duomo, al primo Re d’Italia di casa Savoia; un doppio omaggio, quello alla casa regnante ed al paese, che ben si incarna in una serie di simboli che è possibile osservare proprio al centro del monumento, sotto la grande cupola.

In posizione centrale, di preminenza rispetto agli altri, non poteva che essere lo scudo con la croce bianca in campo rosso, simbolo dell’antica casata Savoia; attorno ad esso, campeggiano invece i simboli di quattro città, che sono state a diverso titolo le capitali d’Italia.

Si parte dallo scudo bianco, sormontato dalla croce rossa, di Milano. Un simbolo che non sarebbe potuto mancare in ogni caso, anche solo per un omaggio alla città che ospita il monumento, ma la cui presenza è legittimata perché Milano fu in effetti, seppur per brevissimo tempo, capitale del napoleonico Regno d’Italia, dal 1805 al 1814. Si passa poi a Firenze con il suo giglio, che era la capitale del Regno al momento dell’inizio dei lavori per la costruzione della Galleria, e si continua con la lupa capitolina di Roma.

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milano galleria vittorio emanuele stemmi torino roma firenze palle toroUna citazione a parte va al simbolo di un’altra città che fu capitale d’Italia, la più amata dai Savoia: Torino. Il suo stendardo, il toro con ben i vista i propri attributi maschili, è infatti  “vittima” di una strana tradizione.  Curiosa usanza vuole infatti che, puntato il tacco della scarpa proprio sulle parti virili dell’animale, compiere tre giri su se stessi porti fortuna a chi compie lo scaramantico gesto: un’ usanza che non mancano di rinnovare in particolare i turisti, e che ha lasciato nel corso degli anni un evidentissimo segno di usura nelle parti basse del povero toro.

Foto Sandro Giannelli

About Stefano Barazza

Milanese, da sempre residente nel cuore della città, ma nato (un po’ per caso ed un po’ per snobismo) a Magenta nel 1981. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano, per Aftersix si occupa di scrivere articoli su Locali, Cultura e milanesità in genere.