“Che libro porterebbe su un’isola deserta?” chiede il Professore (Elio de Capitani) a Daniel (Corrado Accordino). E non è per un quiz stile questionario di Proust, bensì per decidere quale libro salvare dall’urgenza materiale di dover bruciare qualcosa e riscaldare la casa, oramai spoglia di qualsiasi oggetto combustibile: sono avanzate solo due sedie e il contenuto della biblioteca –i libri, appunto- a riempire il gelo dello spazio obliquamente bianco (minimale, ma essenziale la parete bianca che taglia diagonalmente la scena distorcendone la prospettiva centrale) della casa del professore.
Su questo punto di domanda tanto intellettualmente intrigante, quanto necessariamente opprimente ruotano i tre atti della pièce di Amélie Nothomb, “ “Libri da ardere”, che Cristina Crippa ha portato al Teatro dell’Elfo, dove resterà in scena fino a fine anno.

Se il diavolo vestisse Prada, forse la serpe Marina (Elena Russo Arman) sarebbe stata uccisa prima di avere avuto il tempo di insinuare il dubbio che quegli oggetti tanti utili a “nobili” discussioni fossero anche materialmente necessari alla sopravvivenza dell’individuo, perché, nel corso della sua famosa passeggiata in piazza, i Barbari avrebbero fatto presto a farla fuori.
Ma Marina bussa alla porta del professore e con lei entra il dubbio di una bestiale, ma necessaria scelta “letteraria” che, in un gioco al rimbalzo, affida il ruolo dell’interrogante prima al professore e poi a Daniel, come simbolicamente è sottolineato dall’inversione di posizione dei due personaggi all’apertura del primo e del terzo atto.
La tensione e la tragicità sottese al dubbio di una simile scelta (optare per l’eternità della cultura o cedere alle “momentanee” esigenze della natura?) sono rafforzate dall’ironia dei personaggi che fanno del sarcasmo del testo la chiave con cui meglio esaltarne le note drammatiche: gli scambi verbali causticamente arguti aumentano a vantaggio di un incalzare del ritmo della messa in scena; lo straniamento procurato dalla declamazione dei movimenti dei personaggi (la regista ha voluto che si declamassero le didascalie presenti nel testo) interrompe l’immersione dello spettatore nella storia creando distacco e, così facendo, riportando l’attenzione al significato allegorico; infine, c’è l’ironia attoriale, perché Elio De Capitani, Corrado Accordino e Elena Russo Arman creano meravigliose caricature di uomini, enfatizzandone i tratti peculiari.
Prendere alla lettera i libri può significare usarli come oggetti combustibili (il titolo originale, Les combustibles, gioca proprio sulla stringente utilità della letteratura), situazione concettuale che sfonda dietro di sé quel gioco di specchi tra letteratura, invenzione letteraria e senso letterale delle cose: ci sono un professore e due studenti di letteratura che parlano di letteratura, fanno corrette analisi critiche e citano alcuni autori reali (inevitabile la citazione di Fahrenheit 451!), ma la maggior parte dei testi citati sono inventati così come gli autori preferiti dei tre e, su tutto, c’è quella precisa e straniante adesione al senso letterale delle cose che è abilmente usata dalla regista.
Cristina Crippa alimenta il fuoco acceso dalla Nothomb sia sul versante straniante di Brecht, sia su quello assurdo di Beckett anche perché, come dice il professore, “Il principio di non contraddizione non ha significato in psicologia” e qui ci sono di mezzo questioni tanto viscerali e metafisiche da richiedere sia una distanza critica sia, all’opposto, un’adesione totale.
Per evitare effetti collaterali, si eviti di prendere alla lettera l’esempio del professore, altrimenti non si avrebbe nemmeno un libro sull’isola deserta.
Teatro dell’Elfo, via Ciro Menotti 11 (Milano)
dal 9 al 31 dicembre 2009
LIBRI DA ARDERE
di Amélie Nothomb
con Elio De Capitani, Corrado Accordino e Elena Russo Arman
www.elfo.org
Concorso Fotografico PhotoDreaming