Dopo Andy Warhol, il Keith Haring Show e Jean Michel Basquiat, la Triennale spalanca le porte ad un altro grande della pop-art. Roy Lichtenstein torna ad esporre in Europa e sceglie Milano per il suo Meditations on Art che si preannuncia essere uno degli eventi artistici più importanti del nuovo anno.
La mostra, a cura di Gianni Mercurio, verrà inaugurata il prossimo 25 Gennaio e, nel mese di Luglio sarà trasferita al Ludwing Museum di Colonia.
L’esposizione include oltre cento opere, tele per lo più di grande formato, oltre a numerosi disegni, collages e sculture dell’autore americano scomparso nel 1997.
Insieme ad Andy Warhol, Roy Lichtenstein è stato l’artista più celebre della pop-art. Certi suoi dipinti sono entrati nell’immaginario collettivo: gigantesche immagini di Topolino e Paperino, i fumetti ingranditi di donne e di scene di guerra – aerei che esplodono con un “Blam”, mitragliatrici che sussultano in un “Takka Takka”, grandi labbra rosse e grandi lacrime – la rivisitazione in veste di cartoon di capolavori di Cézanne o Picasso.


Prima di Lichtenstein immagini estrapolate dal mondo dei fumetti erano già state usate da altri artisti ma nessuno era riuscito a dare alle stesse una propria autonomia espressiva. Fu attraverso i punti del retino che Lichtenstein trovò quell’elemento stilistico che è divenuto sinonimo della sua arte: una mescolanza ottica di colori (tecnica nota come “Ben Day Rapid Shading Medium”) realizzata in forma di punti e asterischi descritta anche da Ogden N. Rood, autore di un manuale che influenzò George Seurat e Paul Signac. Tra il “pointillisme” di Seurat e i punti di Lichtenstein esiste però una differenza: provengono da rami diversi della stessa famiglia che però non si sono mai incontrati. All’utilizzo di questa tecnica Lichtenstein arrivò all’inizio degli anni Sessanta, quand’era alla soglia dei quarant’anni e aveva stipulato un contratto con la celebre galleria di Leo Castelli. Cominciò allora il cammino verso una fama che è cresciuta con il passare del tempo.


Fu così che cominciò una ricerca che lo portò verso la stampa popolare, i fumetti che lo avevano appassionato da giovanissimo quando incollato alla radio restava affascinato all’ascolto delle avventure di Flash Gordon e Mandrake. Fu un percorso che attraversarono anche altri esponenti del movimento che fu definito Pop Art. Ha sostenuto Lichtenstein: «Se riflettiamo su ciò che è chiamato Pop Art – sebbene io non creda che sia una buona idea raggruppare tutti sotto un’etichetta e pensare che stiamo facendo la stessa cosa – noi partiamo dal presupposto che questi artisti stiano cercando di raggiungere una distanza rispetto alla loro opera. Personalmente ritengo che nella mia opera volessi raggiungere un effetto meccanico e impersonale, ma non penso di essere impersonale quando lo faccio. E non penso nemmeno che lo si possa essere».
Non lo fu anche se le sue immagini erano piatte come quelle televisive. Ma erano accese da violenti rossi, gialli, azzurri, erano dinamiche, rumorose e romantiche. Era il suo antidoto alla retorica accademica che lo portò a una definitiva e originale definizione della sua arte attraverso il puntinato, che nel 1961 presentò a Leo Castelli, il quale lo portò a esporre al Guggenheim, alla Biennale di Venezia. Prima i fumetti, poi la riproposta di celebri capolavori dell’arte del passato, dissacrata e volgarizzata dai colori e dalla semplificazione formale della comunicazione pubblicitaria, dal Partenone alle piramidi, a Cézanne, Monet, Léger, o alle nature morte di Picasso, che aprono l’esposizione parigina.
Come ha scritto Janis Hendrickson, la concezione del mondo di Lichtenstein è chiaramente espressa nelle sue riformulazioni di dipinti: il suo lavoro reale è quello di un sabotatore che ha distrutto quell’oggetto esoterico in cui si era trasformata l’arte.
Le opere esposte provengono non solo da collezioni private, ma anche da numerosi musei quali il Louisiana Museum di Copenaghen, il Whitney Museum e il Gugghenheim Museum di New York, il Moderner Kunst Museum di Vienna, e il Broad Art Foundation di Los Angeles.
Roy Lichtenstein: Meditations on Art
Dal 26.01.2010 al 30.05.2010
Triennale di Milano, Viale Alemagna 6
Info su orari e biglietti: www.triennale.it
Concorso Fotografico PhotoDreaming