Mostre – Le impressioni di Hugo Tillman

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Metti un artista, fotografo, di fronte all’uomo e alle visioni conturbanti della mente. Metti quell’artista a sbrogliare il film cerebrale che su di un lettino farebbe la fortuna dello psicanalista di turno e dagli la possibilità di analizzare e ponderare con impressioni ottiche quelle visioni, paure e speranze mai facili da mettere a fuoco. Ecco che abbiamo Film stills of the mind, che, insieme ad un altro nucleo di stampe fotografiche, Daydreams of mine, costituisce Impressions of being, la prima personale in Italia di Hugo Tillman, visibile fino al 10 febbraio presso la galleria milanese Corsoveneziaotto.

Hugo Tillman in mostra alla galleria Corsoveneziaotto di MilanoHugo Tillman in mostra alla galleria Corsoveneziaotto di Milano

Londinese classe ’73, Hugo Tillman studia dapprima a Los Angeles, dove si laurea in Storia dell’arte e del cinema, per proseguire poi a New York con il Master of Fine Arts al Pratt Institute; a New York partecipa ad una prima collettiva, risalente al 1999, cui fanno seguito molte altre a cadenza annuale e a cui si aggiungono, nel frattempo, anche le prime personali, a partire da Wabu Sabi a New York nel 2003.

La ricerca sull’uomo come composto di immagini mentali, nascoste e soggettive, e immagini esteriori, evidenti e oggettive, è stata stimolo ad una creazione fotografica allo stesso tempo psicologica e spettacolare: le opere proposte a Corsoveneziaotto sono tanto calligrafiche quanto oscure ed è questo miscuglio, che sottende l’abile gioco di pesini sulla bilancia dell’essere e dell’apparire, a catturare lo sguardo nello spazio della mostra.
Hugo Tillman in mostra alla galleria Corsoveneziaotto di MilanoHugo Tillman in mostra alla galleria Corsoveneziaotto di Milano
Le sue impressioni dell’essere comprendono due serie afferenti a due diversi progetti, legati tra loro. Al piano terra si ammirano stampe provenienti dal progetto Film stills of the mind , lavoro sviluppato in Cina tra il 2003 e 2005 e di cui le fotografie esposte costituiscono una selezione di fotogrammi (gli stills, per l’appunto) catturati dalle originarie sequenze filmate.

InCina, l’autore ha condotto una serie di interviste con artisti locali per sviscerarne le sensazioni più intime (paure, sogni, inquietudini) asportate successivamente in una messa in scena manifestamente fittizia e surreale, in cui il protagonista ha incontrato e, freudianamente, rivissuto i propri fantasmi. La rappresentazione è stata registrata e, quindi, proposta in tanti cortometraggi quante le interviste raccolte, da cui sono state poi ricavate le stampe fotografiche in galleria.

La composizione di queste è netta, lucida nella sua analisi della torbida intimità estrapolata dal soggetto raffigurato, il cui complessivo carattere surreale è enfatizzato dalla felice scelta tecnica di una stampa digitale Lambda su Fujiflex paper (Fujimatte paper per la serie Daydreams of mine), capace di rendere i minimi dettagli in maniera perfettamente nitida e precisa.

L’attenzione alla dimensione intima della realtà esteriore dell’individuo è stata portata avanti da Tillman nel travagliato contesto sociale cubano, all’indomani della cessione del governo da parte di Fidel al fratello Raul Castro. Salendo al primo piano, ci si avvicina alla più recente sequenza di Daydreams of mine, foto scattate a L’Avana nel 2008.

Hugo Tillman in mostra alla galleria Corsoveneziaotto di MilanoHugo Tillman in mostra alla galleria Corsoveneziaotto di Milano

Ancora una volta una definizione netta, una luce quasi zenitale, colori forti e squillanti per una serie di opere che riflettono sì sull’impressione dell’essere, la sua apparenza, senza però approfondire il discorso psichico ma incapsulando il tema nel problema sociale del travestitismo e dell’omosessualità che tanto ha scandalizzato le fazioni conservatrici cubane di fronte alle nuove posizioni ufficiali in materia (una mia impressione: il problema non mi sembra troppo esterno alla nostra realtà).

Tra le opere di questo gruppo, ne segnalo due: “Life is beautiful” e “Solar”. Qui è appartato un uomo travestito da pavone: simbolo di vanità e di esibizionismo, il pavone suggella in modo inquietante questo tour alla scoperta di Tillman, che sta tracciando un suo originale modo di interpretare il problema dell’apparenza in una società che ha fatto dei quindici minuti di celebrità (e visibilità) il proprio mito. Forse questa è solo un’impressione? Sì, è solo un’impressione, su carta, ma poiché imprime qualcosa, lascia anche una traccia di colore, di pensiero ed è interessante seguirla perché problematizza questioni che non interessano solo all’altro capo del mondo.

Impressioni, perché sensazioni e stati d’animo cercate all’interno di persone, gli artisti, che fanno delle tracce esterne il loro obiettivo creativo; impressioni perché il colpo d’occhio su un’opera d’arte può essere tanto ammaliante nel catturare lo sguardo quanto forviante nell’indicazione proposta; impressioni perché stampe fotografiche: Impressions of being.

Hugo Tillman
Corsoveneziaotto
Corso Venezia 8, 20121 Milano
Dal 12 gennaio 2010 al 10 Febbraio 2010
Ingresso libero
Martedì- sabato 10.00- 13.00 / 15.00 – 19.00

http://www.corsoveneziaotto.com/home.html

About Elena Cappelletti

Monzese doc dal 1984, ma esportata per due anni a Torino, dove ha affinato l’attenzione e la sensibilità all’arte e alla sua comunicazione, concludendo gli studi universitari in critica cinematografica ed artistica. Viaggiatrice infaticabile, su e giù dalla sua bici, dentro e fuori da musei, cinema e teatri, per Aftersix scrive di eventi, mostre, spettacoli.