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Mostre – Mike Giant, il re del tattoo

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Mike Giant rientra in quel panorama artistico urbano dove il graffito domina ogni tipo di rappresentazione. Nato inizialmente come architetto, riesce a sviluppare le sue doti grafiche grazie al lavoro presso la Think Skateboards di San Francisco: per dieci anni ebbe modo di mettersi alla prova sulle tavole, sperimentare e maturare un suo stile ormai difficile da confondere, soprattutto per l’uso delle lettere massicce, delle linee ossessive di bianco e nero.

8 marzo a teatro – Véronique Olmi con “Mathilde” all’Out Off

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Per l’8 Marzo, il teatro Out Off si tinge di rosa: Mathilde sarà la protagonista  dello spettacolo a lei intitolato e recante la firma di Véronique Olmi, una delle drammaturghe francesi più note, presente in sala per l’occasione.  La mise en scène di “Mathilde” rientra nella programmazione di Face à face, iniziativa culturale voluta per diffondere la conoscenza del teatro francese contemporaneo e sostenerne la traduzione nella nostra lingua. È bene dunque ricordare il nome di Gioia Costa, la critica teatrale e traduttrice che ha lavorato sul testo italiano di Mathilde: un’altra penna rosa che si aggiunge alla tavolozza femminile della serata.

Face à face: parole di Francia per scene d’Italia

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Molière, Racine, Corneille….e poi? Forse ci si può facilmente ricordare di Hugo, Camus e Sartre, ma quali sono i nomi dei drammaturghi francesi contemporanei? Philippe Minyana, Joël Pommerat o Olivier Py, per elencarne solo alcuni, non creano alcuna associazione letteraria specifica nelle nostre menti, mentre sono loro i nomi legati alla contemporanea scena teatrale francese: sono loro gli scrittori che, oggi, compongono storie, creano relazioni e pensano a mondi che poi saranno rappresentati sui palchi di Francia, ma anche d’Italia.

Concerto – MCM Trio, gli anni ‘60 rivivono alla Salumeria della Musica

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Luca Meneghello, Eugenio Mori e Niccolò Cattaneo hanno avuto proprio una bella intuizione artistica: far rivivere le splendide sonorità delle grandi formazioni chitarra-organo-batteria degli anni ‘60.
Dall’unione di questi tre ottimi musicisti – che vantano importanti collaborazioni in svariati ambiti, dal jazz alla musica leggera – nasce quindi l’MCM Trio, che il 3 marzo presenterà alla Salumeria della Musica il cd “Siamese Connection”.
Otto brani che si ispirano ai grandi innovatori del bebop ma anche composizioni davvero originali e soprendenti.
Sonorità avvolgenti e oniriche, improvvisazioni ben costruite ma al tempo stesso leggere e frizzanti, piccoli tocchi di progressive in un jazz d’altri tempi eppure sempre così moderno e attuale.
Per i nostalgici dell’età dell’Acquario, curiosi di scoprire un angolo musicale di grande spessore.

Locali – La Citta’ del Gioco, la Ludoteca preferita dai Milanesi

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Milano è una città in grado di vantare una infinita serie di locali: da quelli più alla moda e di design, a quelli di facciata dedicati ad una clientela un poco grossolana; ancora, dai locali raffinati e per una clientela alla ricerca di specifici e preziosi prodotti eno-gastronomici, a quelli alla buona, adatti a tutte le tasche. La ludoteca, come è normalmente chiamata da tutti, è però unica. Disposta su una superficie di ben seicento metri quadri, la Citta’ del Gioco è infatti il ritrovo per antonomasia di chi vuol passare una serata diversa dalle solite. I clienti possono infatti scegliere, da una serie praticamente infinita di giochi in scatola a quale gioco sfidare i propri amici: dai classici scacchi o dama, agli altrettanto intramontabili Scarabeo e Monopoly fino alle ultimissime novità, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Concerto – Sergio Caputo e la sua inseparabile Gibson alla Salumeria della Musica

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Artista trasversale e dalle infinite risorse, Sergio Caputo torna annualmente a Milano ad esibirsi alla Salumeria della Musica, locale con cui ha un rapporto privilegiato.
Dopo aver conquistato l’Italia negli anni ’80, con le sue canzoni dallo swing accattivante e travolgente (chi non ricorda “Un sabato italiano”, “Italiani Mambo” e “Il Garibaldi innamorato”?), dalla fine degli anni ’90 Caputo si è misurato con il difficile pubblico statunitense, presentando nel 2003 l’album “That kind of thing” e guadagnandosi il dovuto rispetto anche come chitarrista smooth jazz.
Sergio CaputoNei due concerti del 25 e 26 marzo, riproporrà il suo storico repertorio dai testi in bilico tra microrealtà quotidiana, fantasia e paradosso, evidenziando quell’atmosfera jazzata che da sempre contraddistingue la sua produzione.
Canzoni ormai entrate nella memoria collettiva, a volte sottovalutate e ritenute fin troppo leggere, ora considerate piccoli cult che spesso nascondono risvolti dal taglio sociale ed un’attenta analisi delle abitudini del popolo italiano.
Istrionico ed in perfetta empatia con il pubblico, Caputo regala ai suoi estimatori uno spettacolo carico di ironia e surrealismo, da canticchiare dalla prima all’ultima canzone, assicurando il divertimento anche ai novizi della sua musica.
Atmosfera che potrete rivivere anche a casa, ascoltando il live registrato lo scorso anno “La notte è un pazzo con le mèches”.
I musicisti che lo accompagnano, nomi degni di nota nel panorama jazz italiano, sono di fondamentale importanza nei passaggi maggiormente improvvisati e meritano un sincero e devoto ascolto.

Musical – Lorella Cuccarini nel Fantamusical rock’n'roll

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Lorella Cuccarini va in scena con i “talentini” all’Arcimboldi, approdando a Milano dopo l’esordio nel Sistina di Roma. Il musical, diretto da Luca Tommassini, rivisita in maniera originale IL PIANETA PROIBITO di Bob Carlton del 1988 (che a sua volta si ispirò al film cult di fantascienza del 1956). Lo show mantiente i suoi riferimenti alla Tempesta di Shakespeare, ma inframmezza moltissime canzoni rock degli anni ’60 e ’70 e non solo: da Elvis Presley a Björk, dai Beach Boys a Michael Jackson, da Jerry Lee Lewis a Coolio, dai Rolling Stones ai Prodigy, riuniti in affresco dagli arrangiamenti di Roberto Tucciarelli.

Concerto – Oleta Adams, voce soul e anima jazz al Blue Note

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Una donna ed un’interprete affascinante e di classe.
Una voce soul che si sposa perfettamente con l’R'n’B, il jazz, il gospel.
Una brava pianista, delicata, dal tocco emozionale e profondo.
Oleta Adams non è certamente un’artista banale e la sua carriera è d’esempio a tutti quei musicisti che cercano facili successi, piegandosi all’onda del momento.
La Adams negli anni ‘70 rifiutò alcuni contratti discografici che l’avrebbero imbrigliata nel genere più in voga, la disco music, ben lontano dai prediletti soul e gospel.
La coerenza, l’impegno e lo studio, la premiano negli anni ‘90, quando incontra i Tears for Fears con i quali collabora (è la voce dell’indimenticabile “Woman in chains”) e che divengono suoi produttori.
Nascono così “Circle of One” e “Evolution”, due album che la fanno emergere ed apprezzare da critica e pubblico, donandole il giusto spazio nella storia della musica.
Oleta AdamsA fine anni ‘90 le sue interpretazioni virano verso uno spiccato R’n'B, che le si addice come un abito di taglio sartoriale, per poi tornare recentemente al primo amore, il soul del suo ultimo prodotto discografico “Let’s Stay Here”, pubblicato nel 2009.
Nuovi dischi e nuovi meritati successi per questa Lady della musica, che potremo ascoltare al Blue Note i prossimi 9 e 10 marzo.
E’ consigliata la prima fila, perchè la grazia e l’intensità di Oleta Adams non sono solo da ascoltare ma anche, e soprattutto, da ammirare.

Mostre – Alec Soth: dal Mississippi alle cascate del Niagara passando per la Triennale

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Viaggiare lungo il Mississippi, fino alle cascate del Niagara passeggiando per le sale della Triennale? Si può solo attraverso lo sguardo di Alec Soth.
La mostra, semplicemente intitolata Mississippi/Niagara e che resterà aperta in Triennale fino al prossimo 21 Marzo, si compone di circa quaranta opere, che permettono di leggere le due serie che hanno dato la prima fama al fotografo e che non sono mai state esposte in Italia, Sleeping by The Mississippi del 2004, e Niagara del 2006, oltre a diversi materiali d’archivio, che aiutano a comprendere la nascita e lo sviluppo di questi due progetti e di due volumi monografici ad essi collegati.
La mostra continua il ciclo che la Triennale di Milano dedica alla fotografia contemporanea, inaugurato con la fortunata mostra Roger Ballen 1982-2009.

Gallery Milano – Porta Garibaldi e il GAZ

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Un particolare della Porta Garibaldi che ricorda quando l’illuminazione era a GAZ.

Foto Sandro Giannelli

Mostre – Brera non dimentica la guerra

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Fino al 21 Marzo la Pinacoteca di Brera rende il giusto merito ad un gruppo di eroi sconosciuti alla massa. La storia, si sa, celebra facilmente grandi personalità e uomini di valore.  Ma spesso smarrisce, nel disordine generale, i ricordi di persone il cui nome non dice molto, ma ugualmente importanti. Come e più di decorati militari in divisa, o di politici astuti ed amanti degli intrallazzi.

Concerto – Dado Moroni, il top del jazz alla Salumeria della Musica

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I premi e i riconoscimenti, soprattutto in ambito musicale, in Italia valgono ben poco.
Basti pensare ai primi classificati nei vari Festival, che spesso coincidono con musicisti e opere qualitativamente mediocri, facili a dimenticarsi.Non è il caso del premio che a gennaio è stato attribuito a Dado Moroni, come vincitore del Top Jazz 2009 (il premio che la rivista Musica Jazz ha istituito ben 28 anni fa per valorizzare i migliori talenti italiani).
Dado MoroniPianista di fama internazionale, collaboratore dei grandi nomi del jazz (da Dizzy Gillespie a Wynton Marsalis, da Billy Cobham a Jimmy Cobb, impossibile citarli tutti), fine compositore di melodie tra sogni terrestri e realtà celestiali, Dado Moroni ha pubblicato nel 2009 il suo primo disco in piano solo, “SoloDado”, un vero capolavoro, sia nelle composizioni originali sia nella reinterpretazione di classici standards.

Mostre – Nicola Samorì: La dialettica del mostro.

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Stupore e tremore di fronte a “La dialettica del mostro”, personale di Nicola Samorì proposta dalla galleria MARCOROSSI.Inaugurata il 18 febbraio, la mostra dell’artista forlivese accoglie il visitatore con un imponente crocifisso fronteggiato da un dipinto dello stesso soggetto. Ecco lo stupore: l’iconografia cristiana non è rimossa dall’arte contemporanea, non è interessante solamente per i fedeli o per chi si occupa dell’arte passata, ma è quanto mai all’ordine del giorno e non solo per questioni che si discutono nelle aule scolastiche. Poiché le forme artistiche subiscono il tempo e la memoria (storica, artistica, sociale,ecc..), vivendo nello spazio assegnato loro dalla prospettiva simbolica di una data epoca, Samorì non si limita ad un’operazione di copiatura: l’immagine tradizionale del crocifisso è rovinata dagli strappi, dalle sbavature della pittura che, colando, rovinano una perfezione, questa sì, rimossa. Ecco il tremore, una scossa generata dalla frattura del bello della forma originaria.

Concerto – Antonio Faraò, Linley Marthe, Mike Clark, un elettrizzante trio alle Scimmie

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Antonio Faraò è considerato dalla critica uno dei migliori pianisti jazz a livello mondiale.
Dotato di grande passionalità, Faraò riversa sui tasti del pianoforte un intero universo emozionale, capace di ipnotizzare il pubblico con sonorità sensuali, dolci e altrettanto energiche.
Antonio FaraòComplice di questa estrema piacevolezza d’ascolto è il suo ottimo fraseggio pianistico, paragonabile, senza esagerazioni, al jazz modale di Bill Evans.
Lo accompagnano alle Scimmie, per la rassegna “Jazz alle Scimmie Sottolaluna 2010″, il bassista Linley Marthe, colonna portante dell’ultimo Syndicate di Joe Zawinul, e il batterista Mike Clark, per anni al fianco del mitico Herbie Hancock.
L’innegabile senso del ritmo di Marthe si unisce allo stile innovatore di Clark, creando un elettrizzante ed elettrificato connubio artistico di alto livello.
Un trio di grandissimi talenti e mostri sacri del Jazz, che certamente saprà regalarci un paio d’ore di ottima ed emozionante musica.

Mostre – Stefano Lupatini: gli scatti di Sarajevo

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Stefano Lupatini è bravo a raccontare la guerra. Negli ultimi anni l’ha fatto in diversi modi, regalandoci punti di vista sempre interessanti.
Nel 2007, con “La misura del torto subito”, ci aveva dato una versione fanciullesca dei danni della guerra, sulla misura dei giocattoli armati con cui i bambini che hanno visto morte si divertono a giocare con la morte, sognando di produrla e riprodurla all’infinito.
Il meccanismo senza fine della vendetta.
Nel 2009, con “I was a football player”, alzò la sua voce artistica contro la produzione di mine anti-uomo che spargono arti amputati su tutto il pianeta e distruggono vite a mazzi.
Oggi, con la mostra “Signs”, Stefano Lupatini ci porta invece nella guerra dimenticata, in quella Sarajevo che è la vergogna dell’indifferenza europea. Una mattanza quotidiana che ha lasciato segni indelebili nelle cose, nelle persone, nella storia e nella nostra civiltà mancata.
Una guerra che solo oggi qualcuno di noi riesce ad avere il coraggio di guardare: grazie agli artisti, sempre (pensiamo al libro di Margaret Mazzantini “Venuto al mondo”, ambientato in gran parte durante la guerra di Sarajevo).
Stefano Lupatini ci aiuta nel percorso di coscienza, sbattendoci in faccia gli scatti che ha effettuato nel 2008 su quello che resta, mostrandoci miserie e ferite ancora aperte.

Mostre – Steve Mc Curry: Guardare con naturale profondità

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Una week-end di tempo ancora per andare a visitare a Palazzo della Ragione la mostra “Steve Mc Curry. Sud Est”, fortunatamente prorogata di quasi due mesi rispetto all’iniziale data di chiusura, fissata al 31 Gennaio. Ancora qualche numero: 240 le opere esposte, 30 gli anni di lavoro testimoniati dalla mostra (dal 1980 al 2009) e 52.000 visitatori registrati a fine gennaio.

Gallery Milano – Colonne San Lorenzo

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Uno scorcio delle Colonne di San Lorenzo – Milano

Teatro – Il meglio della settimana

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INIZIANO

Teatro Carcano
La Locandiera
Di Carlo Goldoni

23 febbraio – 7 marzo 2010
“Quando abbiamo incontrato Goldoni abbiamo subito il fascino della sua causticità, della sua precisissima analisi dei comportamenti e dei caratteri, della matematica costruzione delle alchimie delle relazioni tra gli umani, della capacità di diagnosticare ogni debolezza ed ogni meschinità per poi alludere alle molte vie che si aprono quando si smetta di affidarsi alle convenzioni e all’abitudine. A Goldoni, volente o nolente, stanno stretti i panni di riformatore della Commedia dell’Arte, almeno per noi. Prendiamo quindi spunto proprio da quella, che serpeggia vitale e rivoluzionaria in ogni sua pagina, per rileggere La locandiera, situando in un unico spazio le tradizionali pedane della commedia dell’arte e un clima da un contemporaneo bar notturno e di passaggio, un po’ losco e pericoloso e un po’ rifugio e zattera per naufraghi della propria esistenza.” (Associazione Culturale Le Belle Bandiere)

Mostre – Beatrice Hug: colour energy!

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Lode al colore e lode alla fotografa Beatrice Hug! Lode ai parrucchieri e quindi lode a Pier Giuseppe Moroni! Mentre un po’ meno lodi alla combinata arte -parrucchiere….

Musica – Muse: The Resistance Tour

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Esuberanti, sensazionalisti, enfatici, scioccatori.
Se all’inizio venivano considerati i loro eredi più aggressivi, col tempo i Muse sono diventati dei veri e propri anti-Radiohead, e l’ultimo album The Resistance, che dà anche il nome al tour che li vedrà protagonisti a San Siro il prossimo 8 Giugno, sembra addirittura andare oltre, rimescolando le carte in gioco anche rispetto a loro stessi. Il disco ridimensiona l’evoluzione del precedente Black Holes and Revelations, il loro disco più “semplice” e pop-oriented, per darsi ad un collage di tendenze sonore: quella dell’alt rock effettato, quella della magniloquenza queeniana (i Queen sono citati ed imitati in alcuni momenti più che mai), quella dell’apertura meno riffocentrica e più elettronica, quella classicista. 

Possiamo però tracciare una curva crescente per questo disco, che con le sue piccole variazioni cresce col susseguirsi dei pezzi, mostrando i momenti più interessanti e credibili nella seconda metà dell’album. 
Non si può comunque dire che The Resistance non sia vario. Un album discontinuo, ma anche a suo modo estroso, nonché, se presa in relazione al settore mainstream, una lucida prova in questo campo per un gruppo che par dire “voglio, ma non posso” nella sua ricerca del rock progressista partendo da territori molto più easy-listening, leggeri e radiofonici, e con un approccio geneticamente più portato all’enfasi che alla cerebralità. 
Forse però non basta.
Certamente la maggior parte del pubblico nei confronti di quest’album si dividerà fra chi lo considererà un patchwork esibizionista e chi un capolavoro che ridefinisce i limiti del rock contemporaneo.
In fondo anche questo spaccare gli animi, come potrebbe dire Wilde, è a modo suo un pregio.

Fiere – BIT: i colori del mondo.

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Sono le persone ad aver reso speciali i padiglioni dedicati al Mondo dell’edizione 2010 della Borsa Internazionale del Turismo: non potendo trasportare a Milano le meraviglie naturali dei cinque continenti, gli espositori hanno riempito le corsie della Fiera con spettacoli, musica, balli e costumi tipici di molti bellissimi luoghi del nostro pianeta.
Accanto agli stand enormi degli Stati Uniti o della Spagna, spettacolari in dimensioni ma forse un po’ poveri di intrattenimento, c’erano infatti angoli di vera e propria animazione e colore: lo Sri Lanka, l’Etiopia, Panama hanno sicuramente dato il meglio.

Fiere – BIT 2010 – Soddisfazione italiana

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Dei quattro padiglioni espositivi generalisti della BIT – Borsa Internazionale del Turismo 2010 (senza contare cioè quelli dedicati a temi specifici, come le catene alberghiere o lo sport), due sono stati riservati agli operatori italiani. Una scelta impegnativa, dedicare lo stesso spazio al nostro paese ed al resto del mondo, ma che si è rivelata vincente. Senza nulla togliere agli stand stranieri, alcuni dei quali veramente ottimi, gli espositori italiani hanno infatti stravinto il confronto.

Fuori scena: Patrice Cherèau allo Gnomo

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Rassegna cinematografica Patrice Cherèau. Cineasta del corpo

Mostre – L’identikit dell’uomo-robot di Mattia Moreni

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Oggi siamo piuttosto abituati a pensarci trasformati: i pensieri evoluzionistici, le paure relative all’inquinamento ambientale e agli attacchi terroristici, le influenze del cibo geneticamente modificato, gli esperimenti di genetica e l’atavico terrore per le sciagure hanno reso la trasformazione del corpo umano uno dei temi ricorrenti della nostra arte.
Se la letteratura e il cinema sono senz’altro i due canali più utilizzati per trasmetterci ipotesi metamorfiche, anche l’arte non è certo da meno (pensiamo alle meravigliose creature di Patricia Piccinini).
Ma già parecchi decenni fa c’era chi aveva visto la disumanizzazione dell’uomo e l’aveva raccontata sulla tela: in modo più semplice forse, senza troppi effetti speciali o ipotesi eccessivamente futuribili.
Parliamo di Mattia Moreni e dei suoi uomini-robot.
Moreni raccontò per gran parte della sua carriera l’involuzione dell’uomo, attraverso frutti putrefatti o apparati genitali giganteschi in sostituzione del tutto, ma fu negli ultimi anni della sua vita artistica che si dedicò all’influenza snaturante che l’informatica e le mille possibilità che essa apriva stavano avendo sull’uomo e sulla sua vita (emotiva o sociale che fosse).
Lo stile primitivo e fanciullesco del suo disegno (da lui stesso chiamato “Regressivo Consapevole”) va ad attingere nelle paure primarie, insinuando il pensiero che la computerizzazione non faccia per niente dell’uomo un essere migliore.
Le opere di Moreni sono esposte in queste settimane alla Galleria La Torre di Milano: un antesignano da ammirare, un precursore.

Concerto – Ron Carter, eleganza jazz al Blue Note

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Ron Carter, classe 1937, è certamente uno dei più originali e tecnicamente superlativi contrabbassisti del mondo.
Elegante e stiloso, è noto non solo per la raffinatezza della sua musica ma anche per la sobrietà nel suonare in giacca e cravatta durante i concerti.
Carter arrivò alla notorietà nei primi anni sessanta, grazie alla collaborazione con Miles Davis, nello straordinario quintetto che includeva anche Herbie Hancock, Wayne Shorter e Tony Williams.
Ron CarterAl Blue Note, il 2 e 3 marzo, arriva quindi un’icona del jazz, quello vero, fatto d’improvvisazione sincera e di note di elevata qualità.
Questo particolare trio, privo di batteria e pertanto incentrato solamente sulla ritmica del contrabbasso di Carter, ha già inciso un disco (“The Golden Striker” del 2003) e si avvale di due ottimi musicisti, Russell Malone alla chitarra e Jacky Terrasson al piano.

Gallery Milano – Santa Maria delle Grazie

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Un particolare del fontana del piccolo chiostro delle rane, dietro la chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Mostre – Un’Italia in bianco e nero.

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Strizzata in un vestito bianco, alla mano una borsetta, una procace donna ci dà le spalle facendosi strada all’interno di un folto gruppo di uomini che, calamitati dal suo corpo, le si aprono innanzi senza staccarle gli occhi di dosso. Ma non pensiate che sia uno spot pubblicitario stile Martini o Campari Red Passion (chi è che non ricorda Charlize Theron? E, più recente, Salma Hayek o Jessica Alba?) o una scena da struscio per le vie del centro, il sabato pomeriggio. Quello descritto è uno degli scatti memorabili di Marco De Biasi, fotografo di fama internazionale, che nel 1954 ha immortalato una giovane Moira Orfei oggetto del desiderio di italiani-guardoni nell’opera Gli italiani si voltano, esposta anche al MoMA di New York nel 1994.

Concerto – Mika al Forum di Assago

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Sono passati ormai tre anni da quando le radio di tutto il mondo furono invase da Grace Kelly, brano orecchiabile e scanzonato, destinato a diventare uno dei maggiori tormentoni del 2007. Fu così che il mondo conobbe Mika, cantante libanese classe 1983, che ben presto raggiunse in molti paesi la vetta della classifica dei singoli più venduti. Un successo bissato qualche mese dopo dal secondo singolo tratto da Life in cartoon motion, l’album di esordio del cantante, quella Relax take it easy che per molti sarebbe diventata la colonna sonora dell’estate 2007.

Locali – Living

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Immaginate che un vostro ipotetico cugino, partente di qualche zio emigrato in Australia tanti anni fa, piombasse a sorpresa in una Milano primaverile, per trascorrervi una sola serata, e vi chiedesse di portarlo in un locale che possa dargli un’idea di cosa voglia dire “andare a bere una cosa” nella nostra città. Bene, il Living sarebbe una scelta quasi obbligata.

Gallery Milano – Università Statale

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Università degli Studi di Milano – uno dei chiostri interni. Via Festa del Perdono.

Foto Sandro Giannelli

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