Mostre – L’arte femminile dei cinque continenti

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Spesso sono le donne a fare la differenza. Perché è attraverso la storia delle donne che si legge l’interpretazione più onesta.
La condizione femminile è di gran lunga lo specchio nel quale si riflette la civiltà e l’evoluzione sociale di un paese o di un gruppo: ecco perché diventa interessante analizzare la loro arte. Quello che le donne raccontano è spesso quello che gli uomini tacciono o trascurano.
Non è possibile ricostruire un percorso lungo i secoli, perché l’arte pittorica (come molte altre attività) è stata lungamente preclusa al genere femminile: le sfide sociali ed economiche da affrontare erano spesso troppo ardue, e solamente anime impavide e appassionate come Emily Carr sono riuscite talvolta a scalfire pregiudizi e tabù.
Il prezzo da pagare, comunque, è sempre stato piuttosto alto.


Oggi la Osart Gallery, sull’onda dell’indagine di Daniela Palazzoli, curatrice dell’evento, dedica una mostra all’arte al femminile attraverso i cinque continenti e grazie alle opere davvero speciali di alcune donne piene di talento.
Ruby Williamson, aborigena, ci racconta la realtà del continente australe attraverso un’emancipazione che è avvenuta solamente dopo gli anni ’80: prima di allora, la pittura era un’attività esercitata esclusivamente dagli uomini. Le opere della Williamson portano fino a noi i colori e i simboli della sua cultura ancestrale, che dà voce alla natura creatrice e feconda.


Rosson Crow invece è una giovanissima texana che, in netto contrasto con la Williamson, ci trasmette immagini dai colori jazzistici dei pub e dei bar dove si concentra la maggior parte della sua socialità, dove ogni notte sembra un’avventura danzata sull’onda della musica country. Niente persone per lei, solo scenografie che cercano di narrare da sole quello che accade dentro di loro.


E poi ancora Chung Suejin, un’artista sud-coreana che racconta le sue geometrie di incontri ed incroci, e Iva Kontic con le sue installazioni che ripercorrono le atmosfere di Belgrado.


Hayv Kahraman e le ferite della tragica condizione femminile del suo paese di provenienza, l’Iraq, attraverso i colori piatti e le immagini frontali e bidimensionali che paiono attingere dalla tradizione giapponese. Elegante nelle linee, tenue nei colori, Hayv ci trascina in angoli segreti di seduzioni improvvise.


Lynette Yiadom-Boakye invece è anglo-ganese, ed è la nostra preferita: le sue figure forti, aggressive, agguerrite, raccontano di una bruttezza che non si cura di sé ma dovrebbe farlo, di una volgarità che traspare nonostante i tentativi di celarla. Suggestioni iconografiche o spunti reali rubati alla società che la circonda?
Un bel punto di partenza per riflettere sull’influenza che ha avuto la liberazione della donna sull’arte, guardando con riverenza al mutare delle storie che, raccontate o dipinte, volgono lo sguardo sempre di più all’esterno, nel luogo dell’impatto tra gli incontri pubblici e i riflessi privati: il luogo dell’incontro della donna con il mondo.

Women Painters From Five Continents
OSART GALLERY – Via Antonio Fogazzaro 11 (Milano)
dal 26 gennaio al 26 marzo 2010
Tel.: +39 0254075553
Ingresso Libero
Da Lunedì a Venerdì ore 14:30 – 19:00.
Sabato, Domenica e mattine su appuntamento

About Elena Torresani

Si occupa di comunicazione e marketing. Nel Novembre 2008 è uscito il suo primo libro, L’inferno di Eros, ed è ora impegnata con la stesura del secondo: www.elenatorresani.com Collabora con AfterSix scrivendo di arte e teatro.