INIZIANO
Teatro Carcano
La Locandiera
Di Carlo Goldoni
23 febbraio – 7 marzo 2010
“Quando abbiamo incontrato Goldoni abbiamo subito il fascino della sua causticità, della sua precisissima analisi dei comportamenti e dei caratteri, della matematica costruzione delle alchimie delle relazioni tra gli umani, della capacità di diagnosticare ogni debolezza ed ogni meschinità per poi alludere alle molte vie che si aprono quando si smetta di affidarsi alle convenzioni e all’abitudine. A Goldoni, volente o nolente, stanno stretti i panni di riformatore della Commedia dell’Arte, almeno per noi. Prendiamo quindi spunto proprio da quella, che serpeggia vitale e rivoluzionaria in ogni sua pagina, per rileggere La locandiera, situando in un unico spazio le tradizionali pedane della commedia dell’arte e un clima da un contemporaneo bar notturno e di passaggio, un po’ losco e pericoloso e un po’ rifugio e zattera per naufraghi della propria esistenza.” (Associazione Culturale Le Belle Bandiere)
Teatro Strehler
20 Novembre
15 – 28 febbraio 2010
La poesia si unisce alla narrazione clinica in questo monologo ispirato a tragici episodi accaduti in un liceo tedesco, a partire dal diario di un adolescente assassino, e di lì a pochi mesi a Columbine, negli USA, dove alcuni adolescenti hanno sterminato insegnanti e compagni di scuola.
La storia è ambientata nella cittadina di Emstetten, in Vestfalia, nel liceo dove nel novembre del 2006 trenta persone, tra alunni e professori, ebbero la sfortuna di trovarsi sulla strada di un diciottenne omicida.
Un dramma che aiuta a riflettere sulla nostra cultura o meglio sulla sua assenza in certe situazioni.
Attento osservatore della realtà contemporanea e delle possibili deviazioni della mente umana, Norén si interroga su tali abissi di orrore, chiedendosi quale sia l’origine di questa nuova forma di guerra civile scatenata (e annunciata) da un giovane contro se stesso e il mondo circostante, quale sia la cultura – o l’assenza di cultura – che ha generato simili mostruosità.
Teatro Strehler
Shen Wei Dance Art
24– 28 Febbraio 2010
Oriente e occidente si fondono nel personalissimo linguaggio contemporaneo di Shen Wei, coreografo, ballerino, pittore e designer, considerato dalla critica internazionale come uno degli artisti più espressivi e creativi del momento. Per la prima volta a Milano, Shen Wei presenta al Piccolo Teatro due coreografie: Map e Folding.
In Map, sulla composizione minimalista di The Desert Music di Steve Reich, cinque sequenze esplorano la geografia dei movimenti che Shen Wei pone alla base delle sue coreografie: rotazioni, salti, movimenti circolari.
Una danza astratta nella quale si fondono elementi narrativi e visivi tipici del teatro, dell’opera cinese, della filosofia orientale, dell’arte visiva tradizionale e contemporanea e della scultura.
Folding, coreografia creata in Cina per la Guandong Modern Dance Company, è costruita intorno all’idea del piegare.
Si tratta di un lavoro nutrito di una raffinatissima lentezza orientale, quasi un’installazione danzata.
I corpi dei danzatori, vestiti di rosso vivo e nero, sono accompagnati da canti buddhisti tibetani e dalle morbide atmosfere del compositore John Tavener. Dietro di loro l’ampio fondale dipinto a mano allude a un acquarello del XVIII secolo ed evoca il mare, mentre un pavimento riflettente crea l’effetto di uno specchio d’acqua.
PIM Spazio Scenico
WEST/MIRAGE
26 febbraio – 1 marzo 2010
Il progetto coinvolge due diverse realtà di ricerca, una coreografica (Annika Pannitto), e una che lavora sulla visione spazio/luce kERAMIk PAPIER (Danilo Morbidoni/Sara Panucci). Tre differenti livelli di sperimentazione, con la creazione del suono, curata da Karas (Leonardo Boldrini/Serena Borgatello), con la finalità di costruire un paesaggio, uno spazio assoluto, attraversato contemporaneamente dalla luce, dal suono e dal corpo.
“Da un lato un corpo inquieto che quasi rifiuta le regole che lo governano; dall’altro, un corpo che desidera perdersi in una condizione di precarietà legata alla percezione di uno spazio che non offre chiari punti di riferimento”.
Il movimento è asciutto, nitido, compatto, il centro del corpo è mobile.
Il lavoro sulla luce e sullo spazio guida lo sguardo dello spettatore dalla visione globale a quella di un particolare come attraverso una telecamera (Zoom).
Progetto finalista Premio Equilibrio 09.
CONTINUANO
Teatro Grassi
La bellezza e l’Inferno
di e con Roberto Saviano
16 – 28 Febbraio 2010
Un racconto che si sviluppa negli anni successivi dall’uscita di Gomorra e da quello che ha generato. Un monologo, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, in collaborazione con Mondadori, che racconta come la parola, da sola, possa rappresentare l’unica forma di resistenza di una vita blindata, dopo tre anni di scorta. Come possa opporsi a qualsiasi forma di potere, a testimonianza che la verità, nonostante tutto, può esistere. La strage degli extracomunitari a Castelvolturno, l’esempio di uno scrittore come il nigeriano Ken Saro Wiwa, che ha perso la vita lottando contro le multinazionali del petrolio, l’incredibile storia di Miriam Makeba e della sua musica contro il razzismo, le note di Petrucciani, il minuscolo pianista jazz dalle ossa di cristallo, un altro “piccoletto” Lionel Messi, il calciatore che ha giocato la partita più difficile contro il proprio fisico, fino al ricordo appassionato di Neda e Taraneh, due giovanissime e bellissime ragazze iraniane, che perdono la vita negli scontri successivi alle contestate elezioni tenutesi in Iran pochi mesi fa: a riprova del fatto che non esiste predestinazione e che nel deserto è possibile coltivare qualsiasi frutto. Dalle prime e già mature testimonianze della sua attività di scrittore e giornalista fino a Gomorra, Roberto Saviano racconta come il talento sia la forma attraverso cui la bellezza resiste all’inferno.
Teatro Libero
Cyrano de Bergerac
18 febbraio – 7 marzo 2010
Cirano è la magnifica storia di un uomo eroico e virtuoso insuperabile della spada e della parola, la cui diversità e il rifiuto di farsi imprigionare dalle convenzioni sociali, dall’asservimento politico e culturale, dal conformismo ideologico e dal potere viene pagata con la morte.
La regia di Corrado d’Elia ne ha fatto uno spettacolo di intensa fisicità, evocativo e visionario pur nella maniera essenziale e agile, che contraddistingue il lavoro della Compagnia Teatri Possibili.
Su una scena resa dinamica da un unico piano inclinato, si svolgono le vicende dell’amore di Cirano per Rossana innamorata di Cristiano, bello ma privo di spirito e dialettica. Svestito delle piume del romanticismo e delle facili rime, nella traduzione in prosa di Franco Cuomo, Cirano ci affascina per la fedeltà irremovibile ai suoi sogni, il suo amore per la libertà e l’anticonformismo che sempre lo contraddistingue, rendendolo finalmente figura umana concreta.
Teatro dei Filodrammatici
Canto per Falluja
18 – 28 febbraio 2010
Sulla base di studi, ricerche e incontri con i sopravvissuti nei campi profughi, Francesco Niccolini – autore di un teatro civile e di memoria storica al servizio di interpreti come Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Cederna – racconta la vicenda della città di Falluja attraverso il disgraziato incontro tra un marine statunitense e una donna irachena, personaggi di una tragedia contemporanea in cui riecheggiano il mito e la poesia. La vicenda è ambientata in una casa di Falluja, a 50 km a ovest di Baghdad, nell’arco di una notte del novembre 2004.
La donna irachena con la benda sugli occhi e il marine statunitense del testo di Niccolini ci danno l’occasione per ascoltare una storia che fa rabbrividire, nel corso di una lunga notte surreale, in cui le nostre paure e le nostre speranze si scontrano in un destino tragico, in un dialogo impossibile.
I nuovi fantasmi di quasi trent’anni di massacro continuato (guerra Iran-Iraq, prima guerra del Golfo, embargo e infine l’ultima invasione) penetrano nella notte tragica di questo Canto: tutti lì, fra queste mura distrutte, un soldato che oscilla sempre tra la scelta sbagliata e l’orrore di quello che sta vivendo dal giorno che ha messo piede in Iraq, e una donna cieca che attende invano il ritorno del marito e del primogenito, mentre il secondo maschio giace, cadavere, nella stanza accanto insieme a tre altri marines, anche loro morti nel conflitto a fuoco che apre la vicenda.
Il giovane soldato e la donna recitano versioni diverse e opposte di questa guerra: ogni avvenimento ha una doppia interpretazione, e i punti di vista sono così lontani che pare che stiano parlando di fatti diversi. D’altra parte, se nessuno qui mai ha potuto vedere, se le fonti di informazione mentono, se vengono fornite false prove, come è possibile capire quale è la verità? Chi ha l’autorità per dirla, la verità? Sicuramente non io, che non ci ho potuto nemmeno mettere i piedi dentro, ammesso che sarebbe servito a qualcosa. Così restano solo gli incubi e i fantasmi e la sensazione che alla fine non possano esserci vincitori.
Teatro Franco Parenti
Alè Calais
16 – 28 Febbraio 2010
L’irresistibile ascesa di una squadra di dilettanti fino alla finale della Coppa di Francia. Affidato al talento femminile di Marianella Bargili, uno spettacolo che parla di calcio, dignità e pura passione che riscattano una comunità dal torpore.
«Alè Calais!» è il grido dei tifosi sugli spalti. Sotto, due squadre di calcio nel confronto più alto e atteso della stagione… Attenzione però: Alè Calais è anche uno spettacolo che sembra nato per sorprendere, per contraddire le premesse, per rovesciare l’ovvio.
Parla di calcio, ma non dello spettacolo becero a cui la realtà ci sta purtroppo abituando, con il divismo di atleti capricciosi e supporter che hanno dimenticato il senso del loro ruolo per scambiarsi solo bassezze e violenza. Parla di sport, ma non ne fa “una cosa da uomini”, anzi. Se il testo è scritto da un fine giornalista quale Osvaldo Guerrieri, a metterlo in scena pensa con garbo Emanuela Giordano che lo affida a un altro talento femminile, quello di Marianella Bargilli (applaudita la scorsa stagione in Delitto Perfetto), che ce lo restituisce – moderna cantastorie, sostenuta da un trio d’archi – in tutte le sue sfumature di eroismo, ironia e leggerezza.
Teatro Arsenale
Il Banchiere Anarchico
di Fernando Pessoa
16 febbraio – 14 marzo 2010
Avevamo finito di cenare. Davanti a me il mio amico, il banchiere, grande commerciante e monopolista ragguardevole, fumava… Sorridendo, mi rivolsi a lui. “Pensi: alcuni giorni fa mi hanno detto che lei un tempo è stato anarchico…”. “Non è che lo sia stato: lo sono stato e lo sono. Non sono cambiato a questo riguardo. Sono anarchico”. “Questa è buona! Lei anarchico! E in che cosa lei è anarchico?… A meno che non voglia attribuire alla parola un senso differente…” “Dal comune? No, Uso la parola nel senso comune”.
Così comincia “Il banchiere anarchico”, racconto di Fernando Pessoa pubblicato per la prima volta sulla rivista “Contemporanea” nel maggio del 1922.
Teatro Ciak
Personaggi
Di e con Antonio Albanese
11 febbraio – 7 marzo
Che cosa hanno in comune i mille volti con i quali Antonio Albanese racconta il presente? L’umanità. La realtà diventa teatro attraverso Epifanio, L’Ottimista, il Sommelier, Cetto La Qualunque, Alex Drastico e Perego, maschere e insieme prototipi della nostra società, visi conosciuti che si ritrovano nel vicino di casa, nell’amico del cuore, in noi stessi.
Lo spettacolo “Personaggi” riunisce alcuni tra i volti creati da Antonio Albanese: dall’immigrato che non riesce a inserirsi al Nord, all’imprenditore che lavora 16 ore al giorno, dal sommelier serafico nel decantare il vino, al candidato politico poco onesto, dal visionario ottimista “abitante di un mondo perfetto” al tenero Epifanio e i suoi sogni internazionali. Una galleria di anti-eroi che svelano un mondo fatto di ossessioni, paure, deliri di onnipotenza e scorciatoie, ma dove alla fine anche la poesia trova posto. Un recital che racconta, con corrosiva comicità e ritmo serrato, un mondo popolato da personaggi tipici del nostro tempo, dal pensiero contemporaneo interpretato con dirompente fisicità.
“Vorrei che dopo un mio spettacolo tutti si sentissero un po’ meno soli, un po’ più allegri, un po’ più forti, vorrei abbracciarli tutti. La risata è un abbraccio, un bisogno che ci sarà sempre.” Antonio Albanese
Teatro Studio
Dettagli
8 febbraio – 27 febbraio
Erik, editore, Ann, medico, Stefan, drammaturgo ed Emma, giovane aspirante scrittrice, formano un quartetto che si scompone e ricompone sullo sfondo di Stoccolma, Firenze, New York. Ricchi e colti, professionisti e artisti di successo, i quattro possiedono il segreto per essere infelici e torturarsi a vicenda. Legami familiari, rapporti di coppia, attrazione sessuale e incomunicabilità sono i temi cari a Norén ed esplicitati anche in questa commedia, scritta nel 2002, ambientata nel primo atto nel 1989 e nel secondo nel 1998.
A partire dai “dettagli” delle loro vite quotidiane, Norén ci parla delle aspirazioni dei personaggi e dei loro drammi intimi, sullo sfondo di un mondo alla fine del XX secolo.
“Una commedia in ‘perfetto stile Norén’ – spiega Luca Ronconi – L’interessante è che di un certo ambiente sociale e culturale siamo abituati a scorgere solamente l’aspetto esteriore, le vite apparentemente perfette e invidiabili. Norén lascia affiorare quello che c’è di malato, di difficile e di crudele”.
Teatro San Babila
9 febbraio – 28 febbraio
Sali e Tabacchi
“Sali e t’abbacchi” è una divertente commedia degli equivoci, che si svolge durante la sera di San Silvestro. Provate a mettervi nei panni del dott. Salzano (Gino Rivieccio), cosa fareste al suo posto se vostra moglie vi lasciasse per scappare ai tropici con l’amante e voi aveste invitato a cena delle personalità di un certo rilievo? E se poi abitaste al 19° piano e l’ascensore si rompesse e il furgone del catering per la cena venisse trafugato e per recuperarlo dovreste pagare un riscatto? E se a tutto questo aggiungessimo come uniche persone che potrebbero aiutarvi un brigadiere menagramo, una colf straniera e l’autista del furgone che non capisce nulla?
Queste e altre sono le avventure che si svolgono nelle due ore di messa in scena della scoppiettante commedia “Sali e t’abbacchi”.
Teatro Manzoni
Dona Flor e i suoi due mariti
Di Jorge Amado
2 febbraio – 28 febbraio
Teatro Studio
Alice
di Lewis Carrol
25 gennaio – 28 febbraio
Teatro Oscar
L’APOCALISSE RIMANDATA OVVERO BENVENUTA CATASTROFE
Versione teatrale di Dario Fo e Franca Rame
adattamento, regia e interpretazione di Giulio Cavalli
Dal 4 Febbraio al 7 marzo 2010
Un bel mattino, a Milano, a Roma, o in qualsiasi altra città del mondo, le lampadine non si accendono, il frigorifero è spento, niente caffè al bar, niente benzina alle pompe. In un batter d’occhio crollano banche e assicurazioni, il denaro non vale più. Il panettiere con forno a legna è preso d’assalto, tornano in auge le biciclette e l’energia prodotta dal sole, dal vento e dai combustibili vegetali finalmente si afferma. Le guerre del petrolio non hanno più ragione di esistere. I potenti di turno rimangono intrappolati nelle loro ville superprotette e superaccessoriate, mentre i politici e i religiosi paludati smettono di fare chiacchiere inutili e razzolano insieme agli altri affamati. Le città si svuotano e si riempiono di nuovo le campagne. E ovunque si ritorna spontaneamente a riunirsi, a discutere.

Concorso Fotografico PhotoDreaming