Mostre – Steve Mc Curry: Guardare con naturale profondità

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Una week-end di tempo ancora per andare a visitare a Palazzo della Ragione la mostra “Steve Mc Curry. Sud Est”, fortunatamente prorogata di quasi due mesi rispetto all’iniziale data di chiusura, fissata al 31 Gennaio. Ancora qualche numero: 240 le opere esposte, 30 gli anni di lavoro testimoniati dalla mostra (dal 1980 al 2009) e 52.000 visitatori registrati a fine gennaio.


La mostra curata da Tanja Solci documenta un’attività spintasi agli angoli del mondo (“Sud Est” ne è allusivo titolo), là dove lo sguardo si fa più difficile, più annebbiato, e che invece Mc Curry riesce a mantenere tragicamente e magnificamente lucido. E, cogliendone il senso, l’allestimento di Peter Bottazzi crea un suggestivo impianto scenografico: lo svolgimento delle sei sezioni della mostra (L’altro, Silenzio, Guerra, Infanzia, Gioia, Bellezza) segue una disposizione ad alberi, in cui le fotografie calano dall’alto, sospese su fili di ferro quasi invisibili o appese su leggere garze nere; leggerezza che predispone all’incontro, uno dei motivi più importanti nella ricerca di Mc Curry. L’incontro si compone di due diversi soggetti vaganti nello spazio e di una condizione favorevole al loro relazionarsi.

Mc Curry ha voluto e creato i presupposti per avvicinare mondi lontani, viaggiando sui campi di guerra (Afghanistan, Iran, New York 11.09.2001) e sulle strade dei luoghi remoti della terra e ha voluto restituirci tutto quello che è passato dal suo occhio attraverso la macchina fotografica. Sono scatti che conquistano lo spettatore perché comunicano senza perifrasi la lotta dell’uomo (vedi L’altro), il dramma dei bambini soldato (vedi la sezione Infanzia) o gli orrori della guerra (in Guerra) ma anche il trionfo della felicità (vedi Gioia), gli stati rituali di calma (in Silenzio) o il muto stupore della bellezza (vedi i tre ritratti in Bellezza).

Mc Curry usa i colori per pensare gli stati d’animo e per creare una determinata situazione così che le sue fotografie sono un esplosione di verdi, gialli, rosa, azzurri…, combinati, ma mai mescolati, per definire in maniera netta i valori e i significati dei soggetti (paesaggi o persone, non importa) ritratti. Così, la fotografia scattata in India nel 2007 (il bambino di spalle che corre lungo uno stretto vicolo) è una bellissima rappresentazione della gioia: le mani rosso sangue impresse sul muro in primo piano, l’azzurro dello sfondo, il giallo ocra del muro che taglia lo spazio a destra e la macchia chiara della camicia del bambino creano una prospettiva di rinnovato e positivo slancio, dopo un violento trauma che ha macchiato le cose(testimoniata dal rosso).

I tanti colori che animano l’esposizione raccontano storie differenti, mai facili, che testimoniano un’attenzione all’altro, quella di Mc Curry, che va ben oltre il fascino estetico per le differenze geografiche e/ o culturali ed è invece segno di una profondità intesa come ragione artistica e vissuta con la naturalezza di un clic.

STEVE McCURRY SUD-EST
Milano, Palazzo della Ragione (piazza Mercanti, 1)
Prorogata fino al 21 marzo 2010

Orari
Da martedì a domenica h 9.30 – 19.30
Giovedì h 9.30 – 22.30
Lunedì h 14.30 – 19.30
La biglietteria chiude un’ora prima
Per Info: Tel. 02.43353522

http://www.stevemccurrymilano.it/index.php

About Elena Cappelletti

Monzese doc dal 1984, ma esportata per due anni a Torino, dove ha affinato l’attenzione e la sensibilità all’arte e alla sua comunicazione, concludendo gli studi universitari in critica cinematografica ed artistica. Viaggiatrice infaticabile, su e giù dalla sua bici, dentro e fuori da musei, cinema e teatri, per Aftersix scrive di eventi, mostre, spettacoli.