Teatro – Il meglio della settimana

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INIZIANO

Teatro Libero
Il Misantropo
Di Molière
22 – 29 marzo 2010

Il Misantropo è una commedia in 5 atti, scritta e rappresentata nel 1666 ed è uno dei capolavori dell’arte di Molière. L’intreccio è piuttosto semplice, l’interesse sta tutto nell’analisi del carattere dei personaggi e nella descrizione dell’ambiente.
Alceste un giovane nobile e sincero fin troppo, detesta le convenzioni di un mondo fasullo e finto e vorrebbe fuggire e isolarsi da quel mondo ma vi è legato dall’amore per Celimene.
Nella scena che apre la commedia, Alceste rivela subito allo spettatore il suo carattere. Dialogando con l’amico Filinto egli spiega le cause che gli fanno aborrire i rapporti umani. Tutti sono falsi ed ipocriti e pur di seguire le convenzioni sociali sono disposti a mentire, a sostenere di provare sentimenti che in realtà non nutrono e per opportunismo elargiscono sorrisi ovunque. Questo indigna profondamente Alceste che dichiara di detestare tutto il genere umano. Molière ribadisce la necessità di essere se stessi in un mondo in cui prevalgono le convenzioni e le formalità, dove non è possibile coltivare sentimenti veri. Ma ecco la vera capacità psicologica di Molière: dopo avere sostenuto questo ci informa che tutta la ragione non sta dalla parte di Alceste. Cosa saremmo se fossimo puri ma isolati? Nulla di nulla! Quando Alceste esclama “ io odio tutti gli uomini” l’amico gli risponde “ nel mondo occorre una virtù praticabile, a furia di saggezza si può meritar biasimo. La perfetta ragione fugge ogni estremo e vuole che si sia savi con moderazione”.
Il concetto di “virtù praticabile” vorrei fosse il pilastro del mio lavoro di regista e del lavoro degli attori che con me collaborano: le sfumature arricchiscono, le estremizzazioni creano soltanto solchi profondi; un uomo non è solo uno, è un’infinità di occasioni per stupire chi lo sta ad osservare. (Alberto Giusta)

Teatro Elfo Puccini
Orson Welles’ Roast
23 marzo – 1 aprile 2010

Premio Hystrio 2009 come miglior attore
Premio UBU 2009 come miglior attore
Nella terna finalista ai Premi Olimpici del Teatro 2009 come miglior attore
«Abbiamo provato ad evocare il grande maestro, per avere occasione di rendergli omaggio. E la forma più opportuna per farlo, ci è sembrata quella del “roast”, che potremmo qui tradurre, più che letteralmente come “arrosto”, come “elogio al contrario”. Un feroce panegirico che i potenti e le celebrità, soprattutto nei paesi anglosassoni, si autoinfliggono, tramite amici e colleghi, per celebrare le grandi occasioni.
Abbiamo cercato anche di immaginare come sarebbe un breve incontro con Orson Welles, se potesse, solo per un’ora, tornare a stare tra noi. Ci parlerebbe della sua vita, dei suoi film, della sua meno conosciuta carriera teatrale? Ci svelerebbe qualche segreto della sua tecnica straordinaria o spenderebbe tutto il tempo a disposizione a raccontare aneddoti esilaranti? Scaglierebbe, indignato, invettive contro i nemici di allora e gli orrendi tempi moderni o ne sorriderebbe bonariamente? Probabilmente tutto questo e chissà cos’altro ancora.
Ci piace ricordarlo così. Genio infinito e grandissimo cialtrone. Senza nulla da nascondere, con ancora moltissimo da offrirci, per sempre in grado di stupirci». (Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston)
Teatro Strehler
Un certo Signor G
23 marzo – 2 aprile 2010

Dopo lo straordinario successo della settimana di repliche del dicembre 2008, Neri Marcorè, nei panni di Un certo signor G torna al Teatro Strehler. A quasi quarant’anni di distanza Il signor G –presentato da Gaber nella storica sala di via Rovello nel gennaio 1971 – torna al Piccolo.
Un’occasione per rileggere e rivisitare l’opera di Gaber, un viaggio-omaggio che procede per monologhi e melologhi, musiche e canzoni, inevitabilmente iscritto nella forma stilistica del ‘teatro canzone’, felice invenzione gaberiana, geniale strumento di decifrazione delle sfrangiature e delle nevrosi della contemporaneità. Neri Marcorè è solo sul palcoscenico, accompagnato da due pianiste, Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger, nell’elaborazione musicale, quasi concertistica, di Paolo Silvestri, a riscoprire un’opera, quella di Gaber e Luporini, da considerare ormai un “classico moderno”, riflessione, ironica e malinconica a un tempo, sul destino dell’uomo, smarrito tra contraddizioni, utopie e paure, solo, di fronte al paradosso di un’asfissiante normalità.
“Il ‘nostro Signor G’ – dichiara il regista – è un’esplorazione nel beffardo, paradossale, buffonesco mondo di questa maschera di uomo comune che si interroga, comicamente impotente, sul senso della propria vita, sempre sfiorata dal pericolo dell’imbecillità e del qualunquismo”.
Aggiunge Neri Marcorè: “Abbiamo scelto di riportare in scena il mondo di Gaber, la sua musica, la sua ironia, la sua capacità di interrogarsi senza sosta sulle contraddizioni dell’individuo rispetto all’amore, la società, la libertà, la politica, con le sue paure e le sue aspirazioni, urlandole con la potenza dell’invettiva o sussurrandole col tarlo dell’introspezione”.

Teatro Grassi
Giusto la fine del mondo
Regia di Luca Ronconi

27 marzo – 18 aprile 2010
Giusto la fine del mondo è la storia di Louis, che torna a trovare la sua famiglia dopo una lunga assenza interrotta di tanto in tanto solo da brevi messaggi scritti su cartoline illustrate. Il giovane torna a casa perché sa di dover morire di lì a poco. Cerca di parlare con la madre, con il fratello, con la sorella, con la cognata che non aveva mai conosciuto. Vuole congedarsi da tutti, ma il suo tentativo fallisce. Louis se ne va per sempre senza essere riuscito a dire nulla.

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CRT Salone
I teatri del Sacro
Rassegna22 – 31 marzo 2010

22 marzo ore 21.00 – 23 marzo ore 21.00
In nome della madre

24 marzo ore 20.00 – 25 marzo ore 21.30
Le Donne del Vangelo

24 marzo ore 21.30 – 25 marzo ore 20.00
Föch

26 marzo ore 21.00 – 27 marzo ore 20.00
Il Vangelo visto da un cieco

27 marzo ore 21.30 – 28 marzo ore 20.00
L’abbandono alla Divina Provvidenza

28 marzo ore 21.30 – 29 marzo ore 20.00
Scientia Crucis – Edith Stein

29 marzo ore 21.30 – 30 marzo ore 20.00
Oibò sono morto

30 marzo ore 21.30 – 31 marzo ore 20.00
Maria Nera
mitografia cantata intorno alla Madonna Nera di Viggiano

31 marzo ore 21.30 – 1 aprile ore 21.00
Ammaliata, orchestra popolare per coro di sei voci e tre seggiole

Teatro Carcano
Il balletto di Milano presenta:
Romeo e Giulietta
25 – 28 marzo 2010

La messa in scena di un classico pone sempre l’autore (regista, coreografo, sceneggiatore) di fronte all’arduo dilemma se riproporre il soggetto seguendo fedelmente l’originale o se reinterpretarlo. Nel primo caso egli asseconda l’aspettativa del vasto pubblico, ma rischia l’appiattimento della mera esposizione; nel secondo può azzardare una forma critica, offrendo la sua personale interpretazione con il pericolo di deludere quella tipologia di pubblico interessata a una scontata storia originale ma non ad un’opinione su di essa.
Nella creazione degli spettacoli Giorgio Madia ha sempre dato spazio alla fantasia sottraendosi a formule teatrali definite; tuttavia in Romeo e Giulietta ha subito il fascino dell’opera originale, testo e rappresentazione scenica. Ha cercato quindi una terza via. Il linguaggio della danza, come diceva Béjart, non deve esprimere concetti molto complicati, ma solo i più semplici: vita, morte, guerra, amore, tristezza, gioia. Il dramma di Romeo e Giulietta, come nell’immaginario collettivo, è quindi l’archetipo, l’icona, dell’amore perfetto anche se (o proprio perché) in contrasto con la società e con il mondo. Quindi la chiave della sua interpretazione ha richiesto, seppur nella tradizione del testo, la ricomposizione temporale degli eventi: una storia che parte dal culmine del dramma e si snoda con lo scopo di enfatizzare l’icona. I contrasti di vita e morte, amore e guerra, giorno e notte sono evocati dai colori bianco e nero in uno scenario che, secondo la semplicità del teatro elisabettiano, rinuncia a pesanti strutture scenografiche e si avvale di pochi interpreti nei diversi ruoli. L’Ouverture-Fantasie Romeo e Giulietta, composta da Ciaikovskij nel 1869 e successivamente rielaborata, è il punto di partenza e fulcro musicale del balletto. Tra gli altri brani del repertorio del celeberrimo compositore russo scelti dal coordinatore musicale Michele Rovetta figurano le musiche di scena per La fanciulla della neve di Ostrovskij op. 12, le musiche di scena per Amleto op. 67, brani dalla Terza sinfonia op. 29 e dalla Suite n. 1 per orchestra op. 43.

Teatro Studio
Il mondo musicale di Gianluigi Trovesi
Lunedì 22 marzo 2010

GIANLUIGI TROVESI sassofono e clarinetti
CIVICA JAZZ BAND
Solisti: Emilio Soana (tromba), Roberto Rossi (trombone), Giulio Visibelli (sassofoni e flauto), Marco Vaggi (contrabbasso), Tony Arco (batteria) e gli studenti dei Civici Corsi di Jazz dell’Accademia Internazionale della Musica di Milano
Direttore ENRICO INTRA
Musiche di GIANLUIGI TROVESI
Arrangiamenti di CORRADO GUARINO e GIANLUIGI TROVESI
Introduzione al concerto a cura di Maurizio Franco
Il consueto concerto dedicato a Il Mondo Musicale di…, uno degli appuntamenti più attesi di Orchestra Senza Confini, è dedicato quest’anno a un musicista tra i più originali della scena jazzistica italiana, molto seguito all’estero e punto di riferimento per diversi musicisti del panorama internazionale. Un artista che ha saputo portare nel linguaggio jazzistico il proprio retroterra colto e folklorico, guardando agli antichi saltarelli e al modalismo rinascimentale, al barocco e al ‘900 di Weill, Carpi, a Offenbach e all’intera storia del jazz. La sua musica si presenta estremamente variegata, ma unita da una identità poetica nella quale tensione drammatica e umorismo trovano un singolare connubio. Il concerto milanese, che lo vede ancora una volta insieme a Enrico Intra (con il quale ha partecipato a diversi progetti legati al progetto Sound Movie), è pensato come un articolato affresco sonoro nel quale appaiono i diversi aspetti del mondo musicale dell’artista bergamasco. La big band, con gli arrangiamenti del pianista, compositore e arrangiatore Corrado Guarino, ma anche l’ottetto, il trio, il duo, il solo, che nell’insieme formano uno spaccato storico di un percorso musicale di oltre quattro decenni, nei quali ha incontrato un gran numero di musicisti di rilievo, italiani e internazionali. L’omaggio a Trovesi si inserisce in un serata alla quale, nel corso degli anni, hanno preso parte artisti quali James Newton, Bobby Watson, Claudio Fasoli, Andrew Hill, David Murray, Paolo Fresu, Pietro Tonolo, Dave Liebman, Markus Stockhausen.
Ingresso 16,50 euro – Per informazioni e prenotazioni tel. 848800304

CONTINUANO

Teatro Franco Parenti
IL POPOLO NON HA IL PANE? DIAMOGLI LE BRIOCHE
di Filippo Timi
16 – 26 marzo 2010

Il teatro secondo Filippo Timi, una rilettura dell’Amleto dove ogni gesto o parola diventa gioco e voce personale, provocazione intelligente, “helzapoppin” ad alta gradazione di divertimento. Spiazzante, comico, furibondo, folle e colorato. Di fronte alla tragedia hai due possibilità: soccombere o esplodere nel massimo della vitalità. Filippo Timi ha scelto la seconda trasformando la tragedia in commedia.
Amleto mette in scena se stesso e la sua follia, esce dal personaggio, ride del potere, degli intrighi, della morte, denuncia le trappole del padre buono, della madre “puttana”, dello zio maiale e di un’Ofelia, bellissima e spiritosa, che saprà farsi innocente e furba, come i veri amori. L’impianto originario è rispettato, ma nella struttura si innescano continue digressioni, giochi teatrali, improvvisazioni. E’ un fiume in piena questo Amleto con riferimenti a Marylin o alla Barbie e al suo sorriso imperturbabile, a Petrolini, a Carmelo Bene, mixando Piaf, Belafonte, Beethoven , Battisti, i valzer di Strass e un “Nothing compares 2 U” da brividi. Tutti pazzi per Filippo Timi: gli intellettuali più snob, i registi più esigenti, il pubblico più popolare.

Teatro Franco Parenti
16 – 28 marzo 2010
LOVE
Di Susanna Tamaro

Uno spettacolo al femminile che vede, accanto all’interpretazione di Mascia Musy (Premio Ubu 2008 e Olimpici del teatro), la regia e la drammaturgia di Emanuela Giordano. Mentre Susanna Tamaro firma il racconto da cui è tratto, ispirato in lei dagli occhi sconfinatamene tristi di una bambina rom che tanti anni fa vedeva chiedere l’elemosina a Ponte Sisto. Uno sguardo che la sua penna ha tradotto in una storia emblematica di bimba venduta come un pollo di batteria a una organizzazione di sfruttatori. Dove il dono inatteso di un amore di cui è sempre stata priva accende una prospettiva di speranza che si spezza contro i colpi di una vita ancora una volta matrigna. E che la regia ripropone ora dal palcoscenico coi tratti di una ballata epica, dedicata a un’infanzia dolorosa e anomala di una bambina rom, accompagnata dalle musiche originali per organetto eseguite dal vivo da Fiore Benigni.

Teatro Studio
Passaggio in India
17 marzo – 1 aprile 2010

Passaggio in India è l’adattamento teatrale che la scrittrice indiana Santha Rama Rau fece, alla fine degli anni Cinquanta, dell’omonimo romanzo scritto da Edward Morgan Forster del 1924. Da questo adattamento il regista David Lean trasse l’omonimo film. Con la scelta di questo testo, mai presentato in Italia, Federico Tiezzi torna a uno dei suoi autori prediletti. Il dramma segue le vicende di due donne inglesi, che negli anni venti visitano l’India, nella speranza di capirne gli usi e le complesse tradizioni: l’amicizia con un giovane medico musulmano sarà la chiave dell’India. Animati dalle migliori intenzioni, ma ostacolati dai pregiudizi, i due mondi non riusciranno mai a incontrarsi. Il conflitto tra le due culture costrette a convivere nel clima alienato del colonialismo, non avrà alla fine vincitori, ma solo vinti. Uno spunto di riflessione importante sullo “scontro di civiltà”, così caro al nostro tempo e drammaticamente attuale, che restituisce al teatro il suo carattere civile, la sua vocazione politica.

Teatro dell’Elfo
Uomini al buio (Ulyssage 6)
liberamente ispirato all’Ulisse di James Joyce
16 – 28 marzo 2010

Artista dotato di una “forte tensione figurativa”, attento a unire parole e codici della scena, Collovà (il regista) indaga con questo Uomini al buio un altro caposaldo della letteratura anglosassone, il romanzo di Joyce che ha rivoluzionato la cultura del Novecento. Preceduto da uno studio preparatorio, andato in scena con una sola replica lo scorso marzo, lo spettacolo è dedicato al capitolo VI del romanzo, integrato da frammenti di testo provenienti anche da altri episodi. Il regista accoglie e rielabora nel suo spettacolo le corrispondenze di cui l’opera si nutre, a partire dalla struttura che ricalca l’Odissea omerica, sia per quanto riguarda i personaggi che l’andamento dei capitoli: un’epopea eroicomica in cui le peregrinazioni di Ulisse in mari e terre lontani divengono i movimenti di Mr. Bloom per le strade e nei bar di Dublino dalle otto del mattino alle ore piccole di un’unica giornata.

Teatro Litta
Zio Vanja
di Anton Cechov
16 marzo – 1 aprile / 6 aprile – 11 aprile

Per raccontare questi Anni Zero.
C’è una casa nella nostra storia, Zio Vanja, un luogo che si è conquistato a fatica, al prezzo di sacrifici. E c’è un Professore che torna ad abitarla con la sua seconda, bella, giovane moglie. Nella casa abitano Vanja e la sua nipote Sonja insieme alla njanja che li ha cresciuti, Marina, e talvolta è loro ospite il dottor Astrov, un medico originale che pianta i boschi per chi verrà dopo di noi, per “coloro a cui noi oggi apriamo la strada”. I personaggi di questa storia – che recitiamo nella nostra attualità – impiegano il loro tempo a tentare di scoprire cosa li lega uno all’altro, e che posizione è sensato prendere nei confronti del tempo, di questa possibilità che ci scorre dalle mani – la nostra vita.
Nel farlo fino in fondo affrontano tutto: la politica (perché il nostro stesso stare al mondo è di per sé permettere o non permettere che qualcuno ci governi), i sentimenti (perché ciascuno di loro non vuole restare solo), il sacro. Alla fine ciascuno di loro avrà una risposta.
Il nostro Zio Vanja è una preghiera che tenta di abbracciare il nostro passato, e ci spinge a parlare con gli uomini che verranno dopo di noi, e che non conosceremo, esattamente come ha fatto Anton Čechov rivolgendosi a noi – centodieci anni fa – scrivendo questa storia. Lo facciamo da qui, dalla fine di questi anni zero, oggi, da Milano.

Teatro Ciak – Fabbrica del Vapore
Ocus Molto Pocus
Raul Cremona

Applaudito protagonista di tutte le edizioni di Zelig, Raul Cremona torna in teatro con uno show che ha il sapore e il fascino di uno spettacolo d’altri tempi: “Hocus molto pocus”.
Magia, prestigiazione, gag, musica, macchiette, sono le dominanti di questo lavoro che vede accanto a Raul Cremona il pianista Lele Micò e l’attore comico Felipe.
Protagonisti sulla scena sono i personaggi che ritornano dai ricordi di un’infanzia spesa fra una partita di calcio e una serata al cinema dell’oratorio, dove venivano proiettati quei film che hanno influenzato fortemente Raul Cremona. Da queste passioni infantili nascono Jacopo Ortis, l’attore di gassmaniana memoria, ma anche Silvano il Mago di Milano, immagine distorta di quella figura di illusionista tanto amato, specchio della prima vera passione adolescenziale, fino alle ultime caricature estreme e divertenti che hanno caratterizzato le ultime più importanti stagioni televisive.

Teatro Oscar
Le bocche inutili
Di Simone De Beauvoir
11 – 28 marzo 2010

Lo spettacolo racconta una storia estrema in cui emerge il conflitto eterno tra legge civile e legge morale: una città delle Fiandre è sotto assedio e, dato che i cittadini sono allo stremo delle forze, il governo decide di sacrificare “le bocche inutili” alla Ragion di Stato decretando che malati, vecchi, bambini e donne vengano cacciati dalle mura e abbandonati ai nemici. La decisione però scatena un vivace dibattito nella città perché, se l’eliminazione delle “bocche inutili” potrebbe realmente rappresentare l’unica possibilità di sopravvivenza, la loro perdita segna la rinuncia definitiva alla vera “anima” della città. Il testo dell’autrice francese apre così una riflessione netta e diretta sull’uomo che diventa straniero a se stesso ma che alla fi ne sceglie di stare dalla parte gli uomini e non degli ideali astratti. “Lo spettacolo – spiega la regista Annig Raimondi – ispirandosi alla struttura di questo romanzo, rievoca la storia delle Bocche Inutili attraverso due figure allegoriche: un uomo immortale e un essere mortale/donna insetto, L’Assoluto e il Relativo. Il nucleo centrale del dramma si dispiega in un rimando continuo tra vivi e
condannati, tra la colpa degli uni e il rancore degli altri, concentrandosi sui tre cardini fondamentali della libertà, dell’amore e della morte”.
Questa sorta di “Antigone al contrario” venne scritta dalla De Beauvoir nel 1945 ed è il suo unico testo teatrale.

Teatro San Babila
“DIE PANNE – OVVERO LA NOTTE PIU’ BELLA DELLA MIA VITA”
Con Gianmarco Tognazzi
9 – 28 marzo 2010

L’auto in panne costringe il rappresentante di tessuti Alfredo Traps a cercare riparo per la notte, trovando ospitalità presso un vecchio giudice che, con due suoi amici, un avvocato e un pubblico ministero in pensione, ha il curioso passatempo di ricelebrare alcuni processi storici. Tra una bottiglia di vino e l’altra il gioco diventa realtà e Traps si ritrova imputato. Parlando e confessandosi, infatti, emerge che Traps ha davvero commesso un delitto diventando l’amante della giovane moglie del suo principale e, in seguito, provocando il suicidio di quest’ultimo, quando con una telefonata anonima lo ha messo al corrente del tradimento della moglie e assumendo egli, in seguito, il suo incarico lavorativo.
Traps, messo davanti alla prova della sua colpevolezza, si autoinfligge la condanna a morte che i commensali gli avevano sanzionato per gioco.

Teatro Manzoni
L’oro di Napoli
2 – 28 marzo 2010

Il libro di Giuseppe Marotta “L’Oro di Napoli” viene definito una dichiarazione d’amore per la sua città, splendida e miserabile, amorosa e spietata, e per i suoi abitanti capaci di inventarsi la vita giorno per giorno. In questi racconti la Napoli di un tempo rivive senza pietismo o retorica, ma con commossa, asciutta, a volte divertita partecipazione.
Alcuni episodi del libro hanno ispirato il celebre film di Vittorio De Sica in cui di Marotta si accentua la vena umoristica più che quella malinconica. Il tema conduttore de “L’Oro di Napoli” è la pazienza, una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza: la possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta. Un film in cui viene esaltato il teatralismo del popolo dei bassi napoletani.
È da questo teatralismo che il regista Armando Pugliese intende partire per l’edizione teatrale de “L’Oro di Napoli” da lui stesso curata con Gianfelice Imparato. Edizione che verrà strutturata su una nuova ricomposizione dei racconti di Giuseppe Marotta, di cui alcuni sfruttati anche nel film, altri completamente inediti. La finalità sarà quella di comporre un grande affresco in cui si raccolgono storie, dolenti o comiche, tragiche o paradossali di un unico di quei palazzoni di cui pullula il centro storico di Napoli. Un palazzo-microcosmo popolato da personaggi che interloquiscono tra loro nell’androne, tra le scale, nella strada, sui pianerottoli, dando vita a quella coralità dolente e magica di una città anche furbesca ed ingannatrice, ma non imbastardita da un degrado che sembra inarrestabile.

Teatro Nuovo
Momix
2 – 28 marzo 2010

Momix è un gruppo di ballerini-illusionisti, capeggiato dall’americano Moses Pendleton. Noto nel mondo per le opere di eccezionale bellezza ed inventiva, fin dalla nascita ha acquisito grande fama per la sua capacità di evocare un mondo di immagini surreali usando corpo, costumi, attrezzi, luci e giochi d’ombra.

About Elena Torresani

Si occupa di comunicazione e marketing. Nel Novembre 2008 è uscito il suo primo libro, L’inferno di Eros, ed è ora impegnata con la stesura del secondo: www.elenatorresani.com Collabora con AfterSix scrivendo di arte e teatro.