Entrando al MiArt 2010 sembra che manchi qualcosa. Dopo aver concluso il giro tra gli stand, la sensazione permane. Allora ci si chiede se per caso non si è dimenticato di visitare qualche angolo o padiglione, ma no, non è così.
Il problema è che la quindicesima edizione della nostra fiera d’arte più importante sembra impoverita rispetto agli altri anni.
Non è ovviamente una questione numerica, ma una vera e propria retro marcia qualitativa.
Se quattro o cinque anni fa ci si potevano gustare anche bocconi di videoarte, fotografia e grandi sculture, piano piano questa offerta è andata assottigliandosi, fino quasi a scomparire: esattamente in direzione contraria di ciò che dovrebbe essere.
Che sia colpa della crisi economica e della conseguente riduzione dei rischi di mercato che si è disposti a correrre, oppure che la causa risieda in altre situazioni, il fatto è che questo non giova al MiArt.

Se esistessero fiere o manifestazioni di una certa portata espressamente dedicate alla Fotografia o alla Videoarte, allora questa mancanza potrebbe avere un senso: visto che non è così, è davvero un peccato che l’appuntamento più importante dell’arte milanese osi così poco (anche nella pittura e della figurazione in genere, diciamolo).

Fortunatamente, la bellezza non è mancata. L’abbiamo trovata in artisti come Norberto Proietti, Patrizia Guerresi e Rabarama. Max Neumann, Liliana Moro e il grande Do Hoang Tuong.

A non deludere sono ancora Blue&Joy (che si raccomandano di “Non accettare sogni dagli sconosciuti”), Adrian Tranquilli, Alex Pinna e Federico Guida.

Le gallerie che hanno presentato gli stand più interessanti sono stati senz’altro Primo Marella, Cardi, MC2, Mimmo Scognamiglio, Paola Colombari, Vecchiato e Spirale Arte.

Molto interessante il progetto dedicato alla moda di Analix Forever (Ginevra), e le opere di Margherita Martinelli, Han Yajuan e Juan Genoves.
Che il MiArt 2011 riesca a riservarci qualche sorpresa in più?





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