Teatro – Il meglio della settimana

No Gravatar

INIZIANO

Teatro Franco Parenti
I fatti di Fontanamara
Con Michele Placido
I fatti di Fontamara, al confine fra narrazione e rappresentazione, esplora e rielabora il romanzo di Silone con undici giovani attori dell’ l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Fontamara è un villaggio di contadini, situato nella Marsica, simile a tanti altri, dove da secoli i “cafoni” si trascinano nella miseria.
Ma il 2 giugno di un anno imprecisato il governo toglie a Fontamara la luce elettrica perché gli abitanti non pagano la bolletta e da quella sera si scatenano una serie di eventi straordinari e di soprusi contro i poveri “cafoni”.
A Berardo Viola i compaesani affidano le loro speranze di giustizia. Ma Berardo, per uscire dalla povertà, farsi un po’ di terra e sposare la sua Elvira, lascia Fontamara e va a Roma in cerca di lavoro e lì ritrova uno Sconosciuto che conduce attività antifascista clandestina. La malasorte vuole che finiscano ambedue in carcere. Pestato a sangue, Berardo resiste per consentire allo Sconosciuto di riacquistare la libertà, finché viene a sapere che Elvira è morta durante un pellegrinaggio. Allora si spegne col conforto di essersi sacrificato per i suoi compaesani ai quali ha trasmesso il suo grido di rivolta.

Teatro Libero
La leggenda di Redenta Tiria
1 – 27 aprile 2010
Abacrasta non si trova in nessuna enciclopedia o carta geografica.
Abracasta è meglio noto come «il paese delle cinghie»: molti fra coloro che vi abitano, ad un certo punto della loro esistenza, sentono il richiamo della Voce, e corrono ad impiccarsi.
Legano al collo la cinghia e dicono addio alla vita. Corrado d’Elia attore, regista e direttore del Circuito Teatri Possibili incontra Salvatore Niffoi, tra i più grandi scrittori italiani viventi (premio Campiello 2006). Scopre, si innamora del suo scrivere, della sua poetica, della forza radicata nei suoi componimenti e adotta il suo raccontare di una terra e della sua gente, le storie, le passioni di una Sardegna profondamente magica, cruda e autentica come i suoi meravigliosi contrasti, i suoi limiti e le sue sconfinate possibilità, le profondità turchine del mare, le aspre colline arse dal sole e dal vento impietoso.
La poesia. Ecco il connubio. E la Sardegna.
Un’isola densa di storia, tradizioni e credenze, dove tutto è tanto terreno quanto mistico; una terra i cui i profumi si fondono pungenti e deliziosi allo stesso tempo, alla vita, alla morte, al destino. Terra, acqua, sangue, vino e carne, visioni estreme e poetiche. Prende così forma il desiderio e la necessità di Corrado d’Elia di portare in teatro “La Leggenda di Redenta Tiria”.
Conosce Salvatore Niffoi, con il quale stabilisce una profonda intesa artistica, spirituale e un’amicizia profonda. Per raccontare questa storia sceglie le sonorità e le intense emozioni che una grande artista sarda con le sue canzoni riusciva a trasmettere, Marisa Sannia.

Teatr San Babila
La moglie ideale
31 marzo – 2 aprile 2010
Marzo, 2010 – Dal 31 marzo al 2 aprile al Teatro San Babila di Milano:“La moglie ideale” di Marco Praga con Silvia Donadoni, Roberto Aielli, Sergio Stefini, Alessandro Dinuzzi-Regia Raffaele Spina “La moglie ideale” è il capolavoro di Marco Praga, incentrata sull’attualissimo tema del triangolo adulterino, già comune nel 1890, quando venne scritta la commedia che fu rappresentata per la prima volta lo stesso anno dalla compagnia di Eleonora Duse. Commedia psicologica che indaga i due diversi modi di amare dell’universo femminile e di quello maschile e dell’abissale distanza che li separa. Protagonista è Giulia, la moglie amante, che fino a quel momento ha seguito solo il suo cuore, ma, dopo aver constatato la meschinità dell’uomo che crede di avere amato, decide di tornare alla tranquillità del suo matrimonio, che appare la scelta del meno peggio.
Marco Praga nato nel 1862, è stato tra gli autori teatrali che aderirono al movimento verista. La sua produzione si concentrò a cavallo tra fine ‘800 e inizio ‘900, orientandosi quasi sempre verso la tematica borghese dominata dal triangolo adulterino. Fu tra i fondatori della SIAE, di cui fu anche direttore dal 1896 al 1911.

Teatro Manzoni
Rumors
con Zuzzurro e Gaspare
30 marzo – 2 maggio 2010
Dopo aver recitato commedie di Michael Frayn, di Francis Veber, di Alan Ayckbourn, di Joe Orton, di Georges Feydeau e di Anton Cechov oggi, a quattordici anni di distanza dalla “Strana coppia”, Andrea Brambilla e Nino Formicola tornano a Neil Simon con una delle sue pièces più esilaranti.
“Rumors”, che in italiano vuol dire “pettegolezzi” e non come si potrebbe pensare “rumori”, è stato scritto venti anni fa, e come quasi tutti i testi di Simon conserva nel tempo un plot assolutamente attuale. L’azione si svolge nella lussuosa casa del vicesindaco di New York e consorte dove dovrebbe tenersi la festa di anniversario di matrimonio dei padroni di casa. Ma il party non avverrà per l’assenza dei due festeggiati: il vicesindaco rintanato nella sua camera da letto ferito ad un orecchio da un proiettile e la moglie introvabile. Mentre gli invitati cercano di scoprire cosa è successo senza far trapelare l’accaduto, le cose si complicano con l’arrivo di due poliziotti che stanno indagando su altri fatti accaduti nel quartiere. Nel corso della farsa si sprecano, appunto, i pettegolezzi del titolo. “Rumors” è un comico affresco sull’alta borghesia newyorkese, fatua e pettegola. In questa pièce Simon abbandona il suo ruolo di osservatore preciso e graffiante delle nevrosi metropolitane per accompagnare il pubblico in un grottesco e paradossale viaggio all’interno della farsa. Farsa che, come spiega Simon, non concede rallentamenti. Il risultato è uno spettacolo dai ritmi frenetici e dai dialoghi surreali, un crescendo spasmodico di porte che si aprono e si chiudono, di perbenismi che esplodono, di paure che si contagiano, di incidenti che dilagano. Uno spettacolo di satira sociale che ha una forza comica senza precedenti.
I personaggi di “Rumors” sono personaggi da commedia che, però, devono affrontare avvenimenti e accadimenti da farsa. Per questo motivo è fondamentale per il regista Massimo Chiesa che gli attori, e di conseguenza i personaggi, credano sino in fondo a tutto ciò che accade intorno a loro affinchè anche il pubblico non abbia mai la sensazione di stare a vedere una storia non verosimile.

Teatro Derby
Bruce Ketta
2 – 3 aprile 2010
Matteo Iuliani, in arte Bruce Ketta,fa il suo esordio sul palco come cabarettista nel 1999. Comico d’impatto , grande battutista, Bruce Ketta propone uno spettacolo ad alta densità comica, imperniato sul personaggio che lo ha fatto conoscere al grande pubblico: il postino pugliese… soggetto nato proprio dalle sue origini e dalla precedente esperienza professionale di dipendente postale. I testi di Bruce Ketta si fondano su una dissacrante ma mai oltraggiosa ironia, tesa a evidenziare le negligenze del servizio pubblico. I suoi monologhi sono intervallati dal tormentone : “ So’ cambiate le cose !” diventato ormai un vero e proprio cult per il pubblico di Zelig

CONTINUANO

Teatro Libero
Il Misantropo
Di Molière
22 – 29 marzo 2010
Il Misantropo è una commedia in 5 atti, scritta e rappresentata nel 1666 ed è uno dei capolavori dell’arte di Molière. L’intreccio è piuttosto semplice, l’interesse sta tutto nell’analisi del carattere dei personaggi e nella descrizione dell’ambiente.
Alceste un giovane nobile e sincero fin troppo, detesta le convenzioni di un mondo fasullo e finto e vorrebbe fuggire e isolarsi da quel mondo ma vi è legato dall’amore per Celimene.
Nella scena che apre la commedia, Alceste rivela subito allo spettatore il suo carattere. Dialogando con l’amico Filinto egli spiega le cause che gli fanno aborrire i rapporti umani. Tutti sono falsi ed ipocriti e pur di seguire le convenzioni sociali sono disposti a mentire, a sostenere di provare sentimenti che in realtà non nutrono e per opportunismo elargiscono sorrisi ovunque. Questo indigna profondamente Alceste che dichiara di detestare tutto il genere umano. Molière ribadisce la necessità di essere se stessi in un mondo in cui prevalgono le convenzioni e le formalità, dove non è possibile coltivare sentimenti veri. Ma ecco la vera capacità psicologica di Molière: dopo avere sostenuto questo ci informa che tutta la ragione non sta dalla parte di Alceste. Cosa saremmo se fossimo puri ma isolati? Nulla di nulla! Quando Alceste esclama “ io odio tutti gli uomini” l’amico gli risponde “ nel mondo occorre una virtù praticabile, a furia di saggezza si può meritar biasimo. La perfetta ragione fugge ogni estremo e vuole che si sia savi con moderazione”.
Il concetto di “virtù praticabile” vorrei fosse il pilastro del mio lavoro di regista e del lavoro degli attori che con me collaborano: le sfumature arricchiscono, le estremizzazioni creano soltanto solchi profondi; un uomo non è solo uno, è un’infinità di occasioni per stupire chi lo sta ad osservare. (Alberto Giusta)

Teatro Elfo Puccini
Orson Welles’ Roast
23 marzo – 1 aprile 2010
Premio Hystrio 2009 come miglior attore
Premio UBU 2009 come miglior attore
Nella terna finalista ai Premi Olimpici del Teatro 2009 come miglior attore
«Abbiamo provato ad evocare il grande maestro, per avere occasione di rendergli omaggio. E la forma più opportuna per farlo, ci è sembrata quella del “roast”, che potremmo qui tradurre, più che letteralmente come “arrosto”, come “elogio al contrario”. Un feroce panegirico che i potenti e le celebrità, soprattutto nei paesi anglosassoni, si autoinfliggono, tramite amici e colleghi, per celebrare le grandi occasioni.
Abbiamo cercato anche di immaginare come sarebbe un breve incontro con Orson Welles, se potesse, solo per un’ora, tornare a stare tra noi. Ci parlerebbe della sua vita, dei suoi film, della sua meno conosciuta carriera teatrale? Ci svelerebbe qualche segreto della sua tecnica straordinaria o spenderebbe tutto il tempo a disposizione a raccontare aneddoti esilaranti? Scaglierebbe, indignato, invettive contro i nemici di allora e gli orrendi tempi moderni o ne sorriderebbe bonariamente? Probabilmente tutto questo e chissà cos’altro ancora.
Ci piace ricordarlo così. Genio infinito e grandissimo cialtrone. Senza nulla da nascondere, con ancora moltissimo da offrirci, per sempre in grado di stupirci». (Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston)

Teatro Strehler
Un certo Signor G
23 marzo – 2 aprile 2010
Dopo lo straordinario successo della settimana di repliche del dicembre 2008, Neri Marcorè, nei panni di Un certo signor G torna al Teatro Strehler. A quasi quarant’anni di distanza Il signor G –presentato da Gaber nella storica sala di via Rovello nel gennaio 1971 – torna al Piccolo.
Un’occasione per rileggere e rivisitare l’opera di Gaber, un viaggio-omaggio che procede per monologhi e melologhi, musiche e canzoni, inevitabilmente iscritto nella forma stilistica del ‘teatro canzone’, felice invenzione gaberiana, geniale strumento di decifrazione delle sfrangiature e delle nevrosi della contemporaneità. Neri Marcorè è solo sul palcoscenico, accompagnato da due pianiste, Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger, nell’elaborazione musicale, quasi concertistica, di Paolo Silvestri, a riscoprire un’opera, quella di Gaber e Luporini, da considerare ormai un “classico moderno”, riflessione, ironica e malinconica a un tempo, sul destino dell’uomo, smarrito tra contraddizioni, utopie e paure, solo, di fronte al paradosso di un’asfissiante normalità.
“Il ‘nostro Signor G’ – dichiara il regista – è un’esplorazione nel beffardo, paradossale, buffonesco mondo di questa maschera di uomo comune che si interroga, comicamente impotente, sul senso della propria vita, sempre sfiorata dal pericolo dell’imbecillità e del qualunquismo”.
Aggiunge Neri Marcorè: “Abbiamo scelto di riportare in scena il mondo di Gaber, la sua musica, la sua ironia, la sua capacità di interrogarsi senza sosta sulle contraddizioni dell’individuo rispetto all’amore, la società, la libertà, la politica, con le sue paure e le sue aspirazioni, urlandole con la potenza dell’invettiva o sussurrandole col tarlo dell’introspezione”.

Teatro Grassi
Giusto la fine del mondo
Regia di Luca Ronconi
27 marzo – 18 aprile 2010
Giusto la fine del mondo è la storia di Louis, che torna a trovare la sua famiglia dopo una lunga assenza interrotta di tanto in tanto solo da brevi messaggi scritti su cartoline illustrate. Il giovane torna a casa perché sa di dover morire di lì a poco. Cerca di parlare con la madre, con il fratello, con la sorella, con la cognata che non aveva mai conosciuto. Vuole congedarsi da tutti, ma il suo tentativo fallisce. Louis se ne va per sempre senza essere riuscito a dire nulla.

CRT Salone
I teatri del Sacro
Rassegna22 – 31 marzo 2010

28 marzo ore 21.30 – 29 marzo ore 20.00
Scientia Crucis – Edith Stein

29 marzo ore 21.30 – 30 marzo ore 20.00
Oibò sono morto

30 marzo ore 21.30 – 31 marzo ore 20.00
Maria Nera
mitografia cantata intorno alla Madonna Nera di Viggiano

31 marzo ore 21.30 – 1 aprile ore 21.00
Ammaliata, orchestra popolare per coro di sei voci e tre seggiole

Teatro Studio
Passaggio in India
17 marzo – 1 aprile 2010
Passaggio in India è l’adattamento teatrale che la scrittrice indiana Santha Rama Rau fece, alla fine degli anni Cinquanta, dell’omonimo romanzo scritto da Edward Morgan Forster del 1924. Da questo adattamento il regista David Lean trasse l’omonimo film. Con la scelta di questo testo, mai presentato in Italia, Federico Tiezzi torna a uno dei suoi autori prediletti. Il dramma segue le vicende di due donne inglesi, che negli anni venti visitano l’India, nella speranza di capirne gli usi e le complesse tradizioni: l’amicizia con un giovane medico musulmano sarà la chiave dell’India. Animati dalle migliori intenzioni, ma ostacolati dai pregiudizi, i due mondi non riusciranno mai a incontrarsi. Il conflitto tra le due culture costrette a convivere nel clima alienato del colonialismo, non avrà alla fine vincitori, ma solo vinti. Uno spunto di riflessione importante sullo “scontro di civiltà”, così caro al nostro tempo e drammaticamente attuale, che restituisce al teatro il suo carattere civile, la sua vocazione politica.

Teatro Litta
Zio Vanja
di Anton Cechov
16 marzo – 1 aprile / 6 aprile – 11 aprile
Per raccontare questi Anni Zero.
C’è una casa nella nostra storia, Zio Vanja, un luogo che si è conquistato a fatica, al prezzo di sacrifici. E c’è un Professore che torna ad abitarla con la sua seconda, bella, giovane moglie. Nella casa abitano Vanja e la sua nipote Sonja insieme alla njanja che li ha cresciuti, Marina, e talvolta è loro ospite il dottor Astrov, un medico originale che pianta i boschi per chi verrà dopo di noi, per “coloro a cui noi oggi apriamo la strada”. I personaggi di questa storia – che recitiamo nella nostra attualità – impiegano il loro tempo a tentare di scoprire cosa li lega uno all’altro, e che posizione è sensato prendere nei confronti del tempo, di questa possibilità che ci scorre dalle mani – la nostra vita.
Nel farlo fino in fondo affrontano tutto: la politica (perché il nostro stesso stare al mondo è di per sé permettere o non permettere che qualcuno ci governi), i sentimenti (perché ciascuno di loro non vuole restare solo), il sacro. Alla fine ciascuno di loro avrà una risposta.
Il nostro Zio Vanja è una preghiera che tenta di abbracciare il nostro passato, e ci spinge a parlare con gli uomini che verranno dopo di noi, e che non conosceremo, esattamente come ha fatto Anton Čechov rivolgendosi a noi – centodieci anni fa – scrivendo questa storia. Lo facciamo da qui, dalla fine di questi anni zero, oggi, da Milano.

Pim Spazio Scenico
Il fascino dell’idiozia
26 – 29 marzo 2010
Il Fascino dell’Idiozia è un’indagine sulle atmosfere che abitano le Pitture Nere di Goya.
Lo spettacolo è un lavoro sulla percezione costretta dalla menomazione dei sensi, la stessa che il pittore visse in seguito alla malattia che lo condusse progressivamente alla sordità.
Quello espresso da Zaches per le Pitture Nere, è il fascino dell’idiozia, idiozia nel suo significato etimologico: la visione del mondo come un universo personale. E’ buio che cola. L’idiozia di Goya nelle sue Pitture Nere è addensata dalla sua sordità, che lo costringe ad un ripiegamento su se stesso e sui propri tormenti.
“Bisogna abituarsi all’oscurità per vedere più a fondo e intuire presenze che non si colgono ad un primo osservare. La luce non è mai diffusa, chiara, non rivela mai i corpi per quello che sono, ma li maschera con l’oscurità. E questa oscurità ha un suono. Sono pitture sonore dipinte da un idiota sordo”. Zaches Teatro
La giovane Compagnia Zaches Teatro, nata nel 2006, lavora sulle possibilità di commistione tra differenti linguaggi artistici, mescolando danza contemporanea e mezzi espressivi del teatro di figura, e indagando il rapporto tra movimenti plastici e musica elettronica dal vivo.

About Elena Torresani

Si occupa di comunicazione e marketing. Nel Novembre 2008 è uscito il suo primo libro, L’inferno di Eros, ed è ora impegnata con la stesura del secondo: www.elenatorresani.com Collabora con AfterSix scrivendo di arte e teatro.