INIZIANO
Teatro Franco Parenti (Sala Grande)
Persone naturali e strafottenti
20 aprile – 9 maggio 2010
Napoli, notte di Capodanno, in una stanza presso un’affittacamere, fra festoni e palloncini di carta giapponesi si preparano i festeggiamenti. C’è Violante, la padrona di casa con un passato da cameriera in un bordello e c’è il suo affittuario Mariacallàs, travestito che cita Freud e deve il suo nome a una storia con un armatore. Ci sono i due amanti, il nero Byron e il bianco Fred, l’uno scrittore arrabbiato rivoluzionario che vuole cambiare il mondo, l’altro studente omosessuale che rivendica la propria libertà. Un linguaggio, vivo, colorato, esplicito per un testo incendiario, divertente e disperato sulle nostre solitudini. Quattro personaggi alla ricerca di una possibile libertà e felicità e di un posto per loro nella vita. Uno spettacolo che esce dai confini di Napoli e mette in scena la lotta contro un destino di rassegnazione che ci riguarda da vicino. Personaggi che cercano la loro identità sfidando gli stereotipi sessuali. Una sfida soprattutto per far vincere il teatro come libertà e gioco, il teatro che ha in sé tutta la forza per fare emergere la verità dei personaggi.
Con Vladimir Luxuria.
Teatro Studio
Il Signore del Cane Nero
19 – 30 aprile 2010
Dopo avere dato voce con successo alla dinastia Olivetti, Laura Curino torna a tratteggiare, sulla scena, il profilo di un altro grande industriale, Enrico Mattei.
Partigiano, deputato, regista della creazione di una forte industria energetica nazionale, Mattei ha rappresentato una figura imprenditoriale di grande forza e carisma, capace di imporre l’Italia come soggetto economico autorevole anche sui mercati internazionali.
In scena verrà ripercorsa la parabola di un pensiero politico e sociale, raccontata la ferma determinazione di un uomo, le critiche e le polemiche con la stampa, in particolar modo il duello tra Mattei e Montanelli, all’epoca al Corriere della Sera, tutte le tappe folgoranti di una carriera finita tragicamente a Bescapè, con un incidente aereo ancora oggi misterioso.
Un’altra saga dell’industria attraverso la quale ricostruire, in controluce, speranze e disillusioni dell’Italia appena uscita dalla guerra.
Teatro Grassi
Macbeth
Di William Shakespeare
20 – 24 aprile 2010
Macbeth, secondo Declan Donnellan, è una grande tragedia dell’immaginazione. Un uomo e una donna, incatenati l’uno all’altra dall’ambizione, periscono in un lago di sangue. Ancora Shakespeare, per il più internazionale dei registi inglesi che, con la sua compagnia, Cheek by Jowl, tornan al Grassi di via Rovello dopo lo straordinario successo di Cymbeline. Amato e apprezzato in tutto il mondo, dall’Inghilterra (ha vinto ben tre Laurence Olivier Awards, il massimo riconoscimento teatrale britannico), alla Francia, alla Russia, Donnellan in Macbeth riporta in vita sulla scena l’universo celtico shakespeariano di stregoneria, fantasmi e apparizioni, in un’esperienza allucinatoria tra suoni e ombre. Di Donnellan e del suo lavoro è stato scritto che ha riportato “linfa vitale ai classici, con performance intense e vivide, come un raggio laser che dia fuoco al testo” (The Guardian). Fondata da Declan Donnellan e Nick Ormerod nel 1981, la compagnia è stata in tournée in più di 300 città e in 40 nazioni, ed è Associate Company del Barbican di Londra. in lingua inglese con sovratitoli in italiano a cura di Prescott Studio
Teatro Nuovo
Il Piacere dell’Onestà
20 aprile – 2 maggio 2010
La storia racconta di Angelo Baldovino, uomo fallito e di dubbia moralità, che accetta solo per il piacere dell’onestà di sposare Agata, ragazza di buona famiglia che aspetta un bambino da un uomo maritato, il rispettabile marchese Fabio Colli. «Onestà», parola di grande effetto per il periodo in cui Pirandello concepì la sua opera, parola di lacerante contesto in questa nostra travagliata epoca, dove prodotti e momenti di vita vissuta vengono modificati in maniera cangiante e definente, sull’orlo di un dramma che si pone di fronte all’eterno aut aut di una società alla ricerca di un’equa liceità. Nella visione pirandelliana, il nostro protagonista nell’indossare il costume dell’Onesto, adotta il colore del diverso, in una fauna di anime mostruose e la condotta morale del Baldovino diventa da questo momento inattaccabile e questi si chiude dentro la propria onestà sfidando convenzioni sociali ed egoismi personali. Una società che ha paura della diversità, perché essere onesti significa essere diversi, e che fa del tutto per annichilire l’elemento considerato spurio con tutti i mezzi, anche quelli più perversi. Messo alle strette nella manovra di farlo contravvenire alle proprie responsabilità, Angelo Baldovino mantiene intatta la propria “maschera” di uomo onesto, finendo così per mettere a nudo la disonestà di tutti gli altri. Una pseudo legittima unione, quella che Pirandello usa per dimostrare come l’essere e l’apparire siano in realtà categorie senza alcun valore, frutto delle convenzioni e del conformismo della società. Come approdato, il nostro protagonista se ne andrà per l’unica strada legittima, ma colei a cui si unì per salvarla dall’ottusa convenzione gli sarà accanto, facendo sì che una lacrima di vittoria lo premiasse nell’issar la vela dell’Onestà. Tutta la vicenda, letta oggi con occhi rapportati alla realtà in cui mi muovo, fa sì d’indurmi a rappresentarla come una gran bella favola, dove il “cattivo” prende su di sé l’immagine del buono e le anime dei così detti “per bene” assumono l’espressione della bestialità. Con Leo Gullotta.
CONTINUANO
Teatro Strehler
Edipo Re
Di Sofocle
13 – 30 aprile 2010
“Un percorso nella coscienza, dal buio verso la chiarezza, individuale e collettivo”. Così intende la parabola dell’Edipo sofocleo il regista Antonio Calenda, di nuovo al fianco di Franco Branciaroli, dopo il successo di Vita di Galileo.
L’Oracolo di Delfi suggerisce a Edipo, per salvare Tebe da un’orribile pestilenza, di scoprire chi abbia ucciso il re Laio. Da qui, un folgorante flash back che rivelerà a Edipo di essere l’assassino del genitore e lo sposo della propria madre. “Edipo – spiega Branciaroli – è l’eroe tragico che non sa chi è. La conoscenza di sé avviene attraverso il dolore. Appena lui conosce diventa cieco: la cecità, come il dolore, nella cultura greca è strettamente legata alla conoscenza”. Nella messa in scena di Calenda diventa protagonista la dimensione dell’incubo che Edipo attraversa per raggiungere la conoscenza, proprio come una ricerca psicoanalitica nel passato. Nell’interpretazione di Branciaroli si raccolgono gli altri personaggi della tragedia, a dimostrare che in lui si convoglianotutti i frutti e leradici della colpa. Lo affianca un coro tutto maschile a fare da eco e moderno commento, come voleva la consuetudine teatrale antica.
Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare)
La Notte Poco Prima Della Foresta
13 – 25 aprile 2010
È un venerdì notte piovoso a Parigi, nel quartiere di rue St. Denis, affollato di puttane, spacciatori e balordi. Un uomo si aggira per le strade in cerca di qualcosa, vede un ragazzo, gli corre dietro, lo afferra per un braccio e comincia a parlargli. È in questa cornice che si svolge La notte poco prima della foresta, un monologo che corre via senza un punto fermo, un fiume di parole in cui siamo trascinati fino a renderci conto di non essere stati semplici spettatori di un incontro, ma anche noi, come il ragazzo, pronti a dar fiducia a uno sconosciuto che ci afferra per un braccio.
Juan Diego Puerta Lopez, regista colombiano attivo in Italia, dove conduce da alcuni anni una personale ricerca tra teatro e danza contemporanea, guarda a questo testo di Koltès (il primo dell’autore francese) come a «una partitura rigorosa, in bilico tra la parola metaforica che diventa tangibile e il corpo che non può evitare di esistere in ogni attimo.
Uno straniero che cerca di riconoscersi in un mondo diverso dove emergono il ricordo, la nostalgia, la rabbia… la pioggia come elemento simbolico che ritorna sempre.
Ho pensato di ricreare un mondo “notturno” attraverso immagini video proiettate, una vera e propria installazione virtuale che restituisce un senso di visionarietà allo spettacolo.
Un viaggio di parole e gesti che trattengono nell’aria la poetica di Koltès».
Teatro Carcano
Sei personaggi in cerca d’autore
Di Luigi Pirandello
13 – 25 aprile 2010
Rappresentato per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1921 con esito tempestoso, il capolavoro di Pirandello non cessa di suscitare ad ogni nuova messinscena emozioni profonde. Un Capocomico si ritrova, durante le prove in teatro de Il giuoco delle parti, faccia a faccia con sei personaggi: da quel momento inizia il confronto serrato tra la visione dell’arte del Capocomico, l’interpretazione imperfetta degli attori e l’assoluta, spietata verità dei Personaggi che esigono che il loro eterno dramma si ripeta in scena e venga condiviso nella cornice del palcoscenico. Il Capocomico è, suo malgrado, affascinato dalla materia teatrale che gli viene proposta: ma qui si crea il secondo dramma dei Personaggi, che non si riconoscono nella recitazione degli attori; solo essi possono rappresentare, o meglio, vivere la tragedia, che è poi la loro realtà, una realtà che si ripete nell’ eternità dell’arte.
Teatro CRT Salone
Icaro & Dedalo Srl
13 – 25 aprile 2010
“Lo spettacolo racconta il mito di Icaro che tenta il volo e sfida il cielo, schiantandosi, partendo dal quadretto della casa-labirinto in cui vive in compagnia di suo padre Dedalo e di sua madre. Osservando da una finestra, unico punto di vista sul mondo, nello scorrere dei giorni emergono con crescente chiarezza le relazioni sbagliate di una comune famiglia in cui la comunicazione si gioca tra silenzi gelidi e urla improvvise, perché la parola non trova la distanza necessaria per dispiegarsi come parola curiosa rispetto all’identità e alla differenza di ciascuno. Parola che porterebbe a chiedersi: chi sei tu? Chi io? Che ci facciamo noi, qui, sotto lo stesso tetto? Labirinto è un luogo apparentemente protetto ma dove i corpi sono prossimi alla reciproca offesa, labirinto è il luogo eletto per comprendere il concetto di “spirale di violenza”, dove nel momento meno opportuno una pulsione di morte trionfa armando lingue e braccia dei principali coinquilini: padre, madre e figlio. Icaro e Dedalo provano a parlarsi ma non riescono a non sconfinare in uno scontro che è sì di ruolo ma generazionale anche. Mentre muove alla ricerca della sua libertà, Icaro sente che un padre non c’è più e che “esiste solo un capobranco maschile”; per contro, Dedalo ribatte che un figlio nemmeno c’è più e che esiste solo un “lattante psichico”. Icaro vuole addentrarsi nel labirinto, conoscere il mondo, vedere in faccia il Minotauro; Dedalo vuole nascondergli il fondo oscuro di tutte le cose, il pericolo, la paura. La madre si muove in mezzo ai due, con fatica prova a mediare, continua imperterrita nell’atto di tessere i fili di una storia che non scorre e si annoda su se stessa. L’unico rimedio possibile inizialmente è quello di ancorare la non-storia familiare ad una storia esterna, come per rivedere un quadro personale su uno scenario più ampio. Tutto questo non basterà, bisognerà affondare ancora di più il colpo, allontanare uno dall’altro corpi troppo vicini e prossimi all’aggressione, prendere lo spazio e il tempo indispensabili al ri-conoscimento reciproco. Sarà la madre ad incitare Icaro a partire e, col figlio in viaggio, ad imporre poi la necessaria messa in scena di un processo casalingo, dove ognuno porterà i suoi capi d’accusa e le sue difese. Alla fine, il figlio riconoscerà come bene collettivo la faccia del vecchio, la sua libera presenza che smaschera il mito dell’eterna giovinezza, mentre il padre si lascerà vedere per quello che è, senza orpelli né di storia né di ruolo. Sorpresa: il Minotauro non esiste. Come scrive Durrenmatt, “io sono il mio nemico, tu sei il tuo”. Qui, Icaro, avrà trovato le ali e sarà finalmente pronto per lanciarsi in alto alla volta delle stelle.” (Gianfelice Facchetti)
Teatro dei Filodrammatici
Hemingway
8 – 24 aprile 2010
compagnia La Danza Immobile
drammaturgia e regia Corrado Accordino
produzione Teatro Filodrammatici – eThica?- La Danza Immobile
Uno spettacolo tributo per uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo. Partendo dai suoi capolavori ho elaborato una testo teatrale che ha come ispirazione l’asciuttezza della sua scrittura e la sua poetica del quotidiano, e che indaga alcuni dei temi più cari al grande scrittore americano. Pochi altri hanno saputo come Hemingway tracciare con vigore e immediatezza di linguaggio la lotta dell’uomo con e contro la natura, la lotta con e contro se stesso. Una storia che racchiude in sé molti destini. I beati anni della gioventù, le gesta impavide di un destino da prime pagine , la solitudine della maturità.
Lo spettacolo vuole essere un tributo non solo ai suoi capolavori letterari, ma anche a Hemingway come giornalista, come uomo, come protagonista del ventesimo secolo. Si racconterà quanto dichiarato nelle sue interviste, quello che ha lasciato dire ai suoi personaggi e quello che hanno detto di lui.
Uno scrittore che fin dai suoi esordi ha attirato l’attenzione del mondo letterario e non solo, simbolo di un’intera generazione (la Generazione Perduta) che ha trovato in Hemingway la sua voce d’ispirazione.
Vincitore del Premio Pulitzer nel 1953 e del Premio Nobel per la letteratura nel 1954, i cui libri sono stati spesso adottati da Hollywood, personaggio leggendario per il suo fascino, per le sue schermaglie letterarie e fisiche, per la sua passione per le prime linee, per il suo carattere difficile e il suo indiscusso talento. Echi delle esperienze di guerra sul fronte italiano, la passione per i safari e la pesca, il desiderio d’avventura, l’esperienza dissoluta in giro per l’Europa in cerca di vita e d’ispirazione, gli incontri formativi con Gertrude Stein e Ezra Pound, l’attività di giornalista, i quattro matrimoni e una vita sentimentale burrascosa, la passione per Cuba, la partenze improvvise, le fughe precipitose, i ritorni, lo spettro della depressione, ma soprattutto i suoi taccuini, i suoi racconti, i suoi romanzi, la scrittura che lo accompagnerà fedelmente per tutta la vita.
“Non scrivere mai nulla che non si conosca veramente.”
I suoi personaggi di vita, spesso al limite, spesso in difficoltà, sono in grado di dare umanità ad un mondo spesso fuori asse.
Le Tragedie dei Grandi Personaggi sono tutte accadute nel passato. Oggi restano solo le Tragedie Minori del quotidiano. Eppure nei confini ristretti dell’individualismo e della lotta solitaria si possono far esplodere forze che accomunano l’intera umanità e che possono insegnare una nuova grammatica alla vita.
“Essere uomo è un mestiere difficile. E soltanto pochi ce la fanno.”
Teatro Elfo Puccini – Sala Bausch
Nel buio dell’America – Dissonanze
7 aprile – 2 maggio 2010
Dalla penna di una delle più graffianti scrittrici americane, un atto unico spiazzante, un’analisi spietata della famiglia occidentale, dei luoghi comuni e dei pregiudizi su cui poggia la nostra società. Francesco Frongia dirige due nomi storici dell’Elfo nei panni di una coppia piccolo-borghese, sconvolta dall’arresto del figlio, accusato di omicidio. Li vediamo sottoporsi ad una tragicomica intervista che rivela l’imbarazzante superficialità dei mezzi d’informazione.
Teatro San Babila
Oddio mamma!
Con Franca Valeri
6 – 25 aprile 2010
Una madre e un figlio a migliaia di chilometri di distanza si rincorrono e si sfuggono scrivendosi lettere taglienti come lame. Divertenti e ironici come solo le anime folli possono essere, passano indenni attraverso disavventure ai limiti del paradosso. Come un sole e il suo satellite, destinati a non incontrarsi mai, i due si attraggono in un’infinita girandola di amore-odio. Ma nell’improbabile carteggio di “ODDIO MAMMA!” può succedere anche quello che altrove è impossibile…
Franca Valeri (Doris) imperturbabile alla sua scrivania in mezzo alla scena, ossessiona il figlio Saverio (Urbano Barberini), perennemente in fuga, con un’assidua corrispondenza, a cui quest ultimo risponde nonostante l’atteggiamento restio
Teatro Oscar
Le mani sporche
Di Jean-Paul Sartre
8 – 25 aprile 2010
Teatro Libero
La leggenda di Redenta Tiria
1 – 27 aprile 2010
Abacrasta non si trova in nessuna enciclopedia o carta geografica.
Abracasta è meglio noto come «il paese delle cinghie»: molti fra coloro che vi abitano, ad un certo punto della loro esistenza, sentono il richiamo della Voce, e corrono ad impiccarsi.
Legano al collo la cinghia e dicono addio alla vita. Corrado d’Elia attore, regista e direttore del Circuito Teatri Possibili incontra Salvatore Niffoi, tra i più grandi scrittori italiani viventi (premio Campiello 2006). Scopre, si innamora del suo scrivere, della sua poetica, della forza radicata nei suoi componimenti e adotta il suo raccontare di una terra e della sua gente, le storie, le passioni di una Sardegna profondamente magica, cruda e autentica come i suoi meravigliosi contrasti, i suoi limiti e le sue sconfinate possibilità, le profondità turchine del mare, le aspre colline arse dal sole e dal vento impietoso.
La poesia. Ecco il connubio. E la Sardegna.
Un’isola densa di storia, tradizioni e credenze, dove tutto è tanto terreno quanto mistico; una terra i cui i profumi si fondono pungenti e deliziosi allo stesso tempo, alla vita, alla morte, al destino. Terra, acqua, sangue, vino e carne, visioni estreme e poetiche. Prende così forma il desiderio e la necessità di Corrado d’Elia di portare in teatro “La Leggenda di Redenta Tiria”.
Conosce Salvatore Niffoi, con il quale stabilisce una profonda intesa artistica, spirituale e un’amicizia profonda. Per raccontare questa storia sceglie le sonorità e le intense emozioni che una grande artista sarda con le sue canzoni riusciva a trasmettere, Marisa Sannia.
Teatro Manzoni
Rumors
con Zuzzurro e Gaspare
30 marzo – 2 maggio 2010
Dopo aver recitato commedie di Michael Frayn, di Francis Veber, di Alan Ayckbourn, di Joe Orton, di Georges Feydeau e di Anton Cechov oggi, a quattordici anni di distanza dalla “Strana coppia”, Andrea Brambilla e Nino Formicola tornano a Neil Simon con una delle sue pièces più esilaranti.
“Rumors”, che in italiano vuol dire “pettegolezzi” e non come si potrebbe pensare “rumori”, è stato scritto venti anni fa, e come quasi tutti i testi di Simon conserva nel tempo un plot assolutamente attuale. L’azione si svolge nella lussuosa casa del vicesindaco di New York e consorte dove dovrebbe tenersi la festa di anniversario di matrimonio dei padroni di casa. Ma il party non avverrà per l’assenza dei due festeggiati: il vicesindaco rintanato nella sua camera da letto ferito ad un orecchio da un proiettile e la moglie introvabile. Mentre gli invitati cercano di scoprire cosa è successo senza far trapelare l’accaduto, le cose si complicano con l’arrivo di due poliziotti che stanno indagando su altri fatti accaduti nel quartiere. Nel corso della farsa si sprecano, appunto, i pettegolezzi del titolo. “Rumors” è un comico affresco sull’alta borghesia newyorkese, fatua e pettegola. In questa pièce Simon abbandona il suo ruolo di osservatore preciso e graffiante delle nevrosi metropolitane per accompagnare il pubblico in un grottesco e paradossale viaggio all’interno della farsa. Farsa che, come spiega Simon, non concede rallentamenti. Il risultato è uno spettacolo dai ritmi frenetici e dai dialoghi surreali, un crescendo spasmodico di porte che si aprono e si chiudono, di perbenismi che esplodono, di paure che si contagiano, di incidenti che dilagano. Uno spettacolo di satira sociale che ha una forza comica senza precedenti.
I personaggi di “Rumors” sono personaggi da commedia che, però, devono affrontare avvenimenti e accadimenti da farsa. Per questo motivo è fondamentale per il regista Massimo Chiesa che gli attori, e di conseguenza i personaggi, credano sino in fondo a tutto ciò che accade intorno a loro affinchè anche il pubblico non abbia mai la sensazione di stare a vedere una storia non verosimile.







Concorso Fotografico PhotoDreaming