Chi è sopravvissuto al tour de force tra il triangolo delle bermuda, Salone del Mobile – Fuorisalone – Elita, si sarà accorto che oltre all’arredamento, al design in tutte le sue forme espressive e alla musica elettronica, si fanno largo -tra una location di Zona Tortona e un after-party a base di musica elettronica al Plastic- i look più disparati, capaci però di identificare una determinata categoria socio-professionale, come quella di architetti, designer, pubblicitari o creativi in generale.
A differenza delle diverse settimane della moda, le passerelle durante i giorni del Salone sono aperte a tutti. Lungo le strade lontane dal quadrilatero, sui marciapiedi di Via Savona o di Porta Romana, sui mezzi pubblici in direzione Porta Genova, si possono notare ragazze con pettinature alla Malika Ayane in leggings e anfibi, o Converse customizzate ai piedi. Ragazzi in giacche destrutturate, cappellini Anni ’60, skinny jeans spesso al polpaccio da cui fuoriescono calze fluo a righe. Occhiali geometrici o Ray-ban wayfarer equivalgono ad una carta d’identità.
Ciò che però ho scoperto fare più tendenza, non passa dal vestiario, ma dalla bicicletta a scatto fisso che, per intenderci, è una bici senza cambi e soprattutto senza freni concepita secoli fa in olanda. Milano e le sue strade, non sono le piste ciclabili di Amsterdam o Stoccolma… per questo motivo, forse, le ho viste solo ben lucchettate ai lampioni o condotte a mano.
Più che la “Fashion week”, la settimana del design apre veramente le porte alla moda e alle nuove tendenze anche a chi, come me, ha sempre avuto 4 in materie artistiche, ma si è sempre sporcato le mani con le tempere e i colori.




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