INIZIANO
Teatro Carcano
I casi sono due
29 aprile – 9 maggio 2010
Carlo Giuffrè prosegue nel suo intento di restaurare un repertorio ottonovecentesco
della nobile tradizione comica napoletana, proponendo la messinscena del testo di Armando Curcio I casi sono due.
La vicenda è ambientata a Napoli, più precisamente nella casa del barone Ottavio e di sua moglie Aspasia. I due, ormai anziani, sentono la mancanza di un figlio, di un erede. Spinto da questo sentimento, il barone incarica un investigatore di ritrovare un suo figlio illegittimo, nato da una passione giovanile e prematrimoniale per una cantante. La sorpresa di Ottavio è grande quando gli viene comunicato dal suo incaricato che il figlio tanto cercato e per anni ignorato è in realtà Vincenzo Esposito, interpretato da Ernesto Lama, scontroso e rozzo cuoco al servizio dei baroni. Vincenzo, acquisito il nuovo status di nobile, non perderà occasione di vessare la servitù e di sfoggiare i suoi modi discutibili.
Lo spettacolo è una farsa dal ritmo scoppiettante che si serve della comicità dell’equivoco e di situazione per esaltare le indiscusse qualità attoriali di Carlo Giuffrè e Angela Pagano, custodi di una tecnica attoriale straordinaria, piena di sfumature e registri, che affonda le proprie radici nell’inesauribile tradizione del teatro comico napoletano.
Teatro Oscar
LA TERRA DESOLATA (The waste land)
di T.S.Eliot
28 – 30 aprile 2010
E’ un vero “cult” della Compagnia, festeggia i 15 anni di repliche e di successi eppure si rinnova ogni volta, via via che procede nel tempo l’indagine di Annig Raimondi sulla crisi sociale dell’uomo moderno che, sentendo di aver perduto la propria centralità, cerca di recuperarla attraverso una molteplicità di voci e di sguardi. Attraverso una galleria di eccentrici ritratti, in una incredibile metamorfosi di registri e di timbri, l’attrice e regista traspone il poemetto di Eliot “La terra desolata”, dedicato ad Ezra Pound, in chiave teatrale esaltandone il gioco di associazioni e analogie. Procede con un montaggio rapido che viaggia nel tempo e nello spazio, mescola il leit-motiv a singole scene e incrocia linguaggi differenti, dal teatro elisabettiano al music-hall popolare, dalla poesia “metafisica” alla scrittura automatica, dalla sacra rappresentazione al nonsense di matrice simbolista. Il risultato è una grande prova d’attrice condotta sul filo sottile della raffinatezza.
PiM Spazio Scenico
Macadamia nut brittle
30 aprile – 3 maggio 2010
Spettacolo che rappresenta un unicum nel panorama della produzione teatrale italiana di ricerca, in forza di una scrittura pirotecnica e di una regia originale e innovativa, che porta allo stremo la resistenza e le possibilità fisiche dei performer, Macadamia Nut Brittle è una fiaba crudele sull’adolescenza. Ha per protagonisti tre ragazzi, esploratori di sconosciute regioni
esistenziali, sospesi in un limbo di cattiveria e stupore, che prendono il nome da un popolare gusto di gelato della Haagen Dasz; a essi fa da contrappeso una donna, supereroina del quotidiano, consumatrice seriale di telefilm, in cerca di punti di riferimento in un deserto d’amore.
Il ritmo incalzante di un talent show, lacerato da monologhi di feroce intensità, porta il pubblico di spettatori-voyeur a riflettere, senza sconti e senza eufemismi, sul plastico mondo dei foreveryoung, sulla rimozione della soglia dell’età adulta, sugli incantamenti di una popolarità da Grande Fratello, sulla logica dei meccanismi televisivi che si fanno ordine e misura del mondo. E sull’ineluttabilità di quella data di scadenza improrogabile che è la morte. A fare da fondale a una parata di magnifiche ossessioni, forse strenui tentativi di salvezza, è uno scarno quanto desolato paesaggio di macerie colorate e pop, agitato da una bulimia di consumi. Una tensione vigorosa e sanguinante, fra esplosioni di violenza, esercizi di ginnastica sessuale estrema ed esplorazione del corpo e dei suoi limiti, senza tabù.
Macadamia Nut Brittle non è intrattenimento, ma elettroshock. Porta in scena le nude emozioni dello spettatore e vuole riattivare i meccanismi di un pensiero critico, vincendo il torpore televisivo. Si ride, si soffre, ci si eleva e ci si schianta senza un attimo di respiro. Senza catarsi.
CONTINUANO
Teatro Franco Parenti (Sala Grande)
Persone naturali e strafottenti
20 aprile – 9 maggio 2010
Napoli, notte di Capodanno, in una stanza presso un’affittacamere, fra festoni e palloncini di carta giapponesi si preparano i festeggiamenti. C’è Violante, la padrona di casa con un passato da cameriera in un bordello e c’è il suo affittuario Mariacallàs, travestito che cita Freud e deve il suo nome a una storia con un armatore. Ci sono i due amanti, il nero Byron e il bianco Fred, l’uno scrittore arrabbiato rivoluzionario che vuole cambiare il mondo, l’altro studente omosessuale che rivendica la propria libertà. Un linguaggio, vivo, colorato, esplicito per un testo incendiario, divertente e disperato sulle nostre solitudini. Quattro personaggi alla ricerca di una possibile libertà e felicità e di un posto per loro nella vita. Uno spettacolo che esce dai confini di Napoli e mette in scena la lotta contro un destino di rassegnazione che ci riguarda da vicino. Personaggi che cercano la loro identità sfidando gli stereotipi sessuali. Una sfida soprattutto per far vincere il teatro come libertà e gioco, il teatro che ha in sé tutta la forza per fare emergere la verità dei personaggi.
Con Vladimir Luxuria.
Teatro Studio
Il Signore del Cane Nero
19 – 30 aprile 2010
Dopo avere dato voce con successo alla dinastia Olivetti, Laura Curino torna a tratteggiare, sulla scena, il profilo di un altro grande industriale, Enrico Mattei.
Partigiano, deputato, regista della creazione di una forte industria energetica nazionale, Mattei ha rappresentato una figura imprenditoriale di grande forza e carisma, capace di imporre l’Italia come soggetto economico autorevole anche sui mercati internazionali.
In scena verrà ripercorsa la parabola di un pensiero politico e sociale, raccontata la ferma determinazione di un uomo, le critiche e le polemiche con la stampa, in particolar modo il duello tra Mattei e Montanelli, all’epoca al Corriere della Sera, tutte le tappe folgoranti di una carriera finita tragicamente a Bescapè, con un incidente aereo ancora oggi misterioso.
Un’altra saga dell’industria attraverso la quale ricostruire, in controluce, speranze e disillusioni dell’Italia appena uscita dalla guerra.
Teatro Nuovo
Il Piacere dell’Onestà
20 aprile – 2 maggio 2010
La storia racconta di Angelo Baldovino, uomo fallito e di dubbia moralità, che accetta solo per il piacere dell’onestà di sposare Agata, ragazza di buona famiglia che aspetta un bambino da un uomo maritato, il rispettabile marchese Fabio Colli. «Onestà», parola di grande effetto per il periodo in cui Pirandello concepì la sua opera, parola di lacerante contesto in questa nostra travagliata epoca, dove prodotti e momenti di vita vissuta vengono modificati in maniera cangiante e definente, sull’orlo di un dramma che si pone di fronte all’eterno aut aut di una società alla ricerca di un’equa liceità. Nella visione pirandelliana, il nostro protagonista nell’indossare il costume dell’Onesto, adotta il colore del diverso, in una fauna di anime mostruose e la condotta morale del Baldovino diventa da questo momento inattaccabile e questi si chiude dentro la propria onestà sfidando convenzioni sociali ed egoismi personali. Una società che ha paura della diversità, perché essere onesti significa essere diversi, e che fa del tutto per annichilire l’elemento considerato spurio con tutti i mezzi, anche quelli più perversi. Messo alle strette nella manovra di farlo contravvenire alle proprie responsabilità, Angelo Baldovino mantiene intatta la propria “maschera” di uomo onesto, finendo così per mettere a nudo la disonestà di tutti gli altri. Una pseudo legittima unione, quella che Pirandello usa per dimostrare come l’essere e l’apparire siano in realtà categorie senza alcun valore, frutto delle convenzioni e del conformismo della società. Come approdato, il nostro protagonista se ne andrà per l’unica strada legittima, ma colei a cui si unì per salvarla dall’ottusa convenzione gli sarà accanto, facendo sì che una lacrima di vittoria lo premiasse nell’issar la vela dell’Onestà. Tutta la vicenda, letta oggi con occhi rapportati alla realtà in cui mi muovo, fa sì d’indurmi a rappresentarla come una gran bella favola, dove il “cattivo” prende su di sé l’immagine del buono e le anime dei così detti “per bene” assumono l’espressione della bestialità. Con Leo Gullotta.
Teatro Strehler
Edipo Re
Di Sofocle
13 – 30 aprile 2010
“Un percorso nella coscienza, dal buio verso la chiarezza, individuale e collettivo”. Così intende la parabola dell’Edipo sofocleo il regista Antonio Calenda, di nuovo al fianco di Franco Branciaroli, dopo il successo di Vita di Galileo.
L’Oracolo di Delfi suggerisce a Edipo, per salvare Tebe da un’orribile pestilenza, di scoprire chi abbia ucciso il re Laio. Da qui, un folgorante flash back che rivelerà a Edipo di essere l’assassino del genitore e lo sposo della propria madre. “Edipo – spiega Branciaroli – è l’eroe tragico che non sa chi è. La conoscenza di sé avviene attraverso il dolore. Appena lui conosce diventa cieco: la cecità, come il dolore, nella cultura greca è strettamente legata alla conoscenza”. Nella messa in scena di Calenda diventa protagonista la dimensione dell’incubo che Edipo attraversa per raggiungere la conoscenza, proprio come una ricerca psicoanalitica nel passato. Nell’interpretazione di Branciaroli si raccolgono gli altri personaggi della tragedia, a dimostrare che in lui si convoglianotutti i frutti e leradici della colpa. Lo affianca un coro tutto maschile a fare da eco e moderno commento, come voleva la consuetudine teatrale antica.
Teatro Elfo Puccini – Sala Bausch
Nel buio dell’America – Dissonanze
7 aprile – 2 maggio 2010
Dalla penna di una delle più graffianti scrittrici americane, un atto unico spiazzante, un’analisi spietata della famiglia occidentale, dei luoghi comuni e dei pregiudizi su cui poggia la nostra società. Francesco Frongia dirige due nomi storici dell’Elfo nei panni di una coppia piccolo-borghese, sconvolta dall’arresto del figlio, accusato di omicidio. Li vediamo sottoporsi ad una tragicomica intervista che rivela l’imbarazzante superficialità dei mezzi d’informazione.
Teatro Libero
La leggenda di Redenta Tiria
1 – 27 aprile 2010
Abacrasta non si trova in nessuna enciclopedia o carta geografica.
Abracasta è meglio noto come «il paese delle cinghie»: molti fra coloro che vi abitano, ad un certo punto della loro esistenza, sentono il richiamo della Voce, e corrono ad impiccarsi.
Legano al collo la cinghia e dicono addio alla vita. Corrado d’Elia attore, regista e direttore del Circuito Teatri Possibili incontra Salvatore Niffoi, tra i più grandi scrittori italiani viventi (premio Campiello 2006). Scopre, si innamora del suo scrivere, della sua poetica, della forza radicata nei suoi componimenti e adotta il suo raccontare di una terra e della sua gente, le storie, le passioni di una Sardegna profondamente magica, cruda e autentica come i suoi meravigliosi contrasti, i suoi limiti e le sue sconfinate possibilità, le profondità turchine del mare, le aspre colline arse dal sole e dal vento impietoso.
La poesia. Ecco il connubio. E la Sardegna.
Un’isola densa di storia, tradizioni e credenze, dove tutto è tanto terreno quanto mistico; una terra i cui i profumi si fondono pungenti e deliziosi allo stesso tempo, alla vita, alla morte, al destino. Terra, acqua, sangue, vino e carne, visioni estreme e poetiche. Prende così forma il desiderio e la necessità di Corrado d’Elia di portare in teatro “La Leggenda di Redenta Tiria”.
Conosce Salvatore Niffoi, con il quale stabilisce una profonda intesa artistica, spirituale e un’amicizia profonda. Per raccontare questa storia sceglie le sonorità e le intense emozioni che una grande artista sarda con le sue canzoni riusciva a trasmettere, Marisa Sannia.
Teatro Manzoni
Rumors
con Zuzzurro e Gaspare
30 marzo – 2 maggio 2010
Dopo aver recitato commedie di Michael Frayn, di Francis Veber, di Alan Ayckbourn, di Joe Orton, di Georges Feydeau e di Anton Cechov oggi, a quattordici anni di distanza dalla “Strana coppia”, Andrea Brambilla e Nino Formicola tornano a Neil Simon con una delle sue pièces più esilaranti.
“Rumors”, che in italiano vuol dire “pettegolezzi” e non come si potrebbe pensare “rumori”, è stato scritto venti anni fa, e come quasi tutti i testi di Simon conserva nel tempo un plot assolutamente attuale. L’azione si svolge nella lussuosa casa del vicesindaco di New York e consorte dove dovrebbe tenersi la festa di anniversario di matrimonio dei padroni di casa. Ma il party non avverrà per l’assenza dei due festeggiati: il vicesindaco rintanato nella sua camera da letto ferito ad un orecchio da un proiettile e la moglie introvabile. Mentre gli invitati cercano di scoprire cosa è successo senza far trapelare l’accaduto, le cose si complicano con l’arrivo di due poliziotti che stanno indagando su altri fatti accaduti nel quartiere. Nel corso della farsa si sprecano, appunto, i pettegolezzi del titolo. “Rumors” è un comico affresco sull’alta borghesia newyorkese, fatua e pettegola. In questa pièce Simon abbandona il suo ruolo di osservatore preciso e graffiante delle nevrosi metropolitane per accompagnare il pubblico in un grottesco e paradossale viaggio all’interno della farsa. Farsa che, come spiega Simon, non concede rallentamenti. Il risultato è uno spettacolo dai ritmi frenetici e dai dialoghi surreali, un crescendo spasmodico di porte che si aprono e si chiudono, di perbenismi che esplodono, di paure che si contagiano, di incidenti che dilagano. Uno spettacolo di satira sociale che ha una forza comica senza precedenti.
I personaggi di “Rumors” sono personaggi da commedia che, però, devono affrontare avvenimenti e accadimenti da farsa. Per questo motivo è fondamentale per il regista Massimo Chiesa che gli attori, e di conseguenza i personaggi, credano sino in fondo a tutto ciò che accade intorno a loro affinchè anche il pubblico non abbia mai la sensazione di stare a vedere una storia non verosimile.






Concorso Fotografico PhotoDreaming