Per parlare di Mamma mia! non si può che partire da una considerazione generale che prescinde dal singolo allestimento: Mamma mia! non è un bel musical.
Certo, sulle canzoni non abbiamo nulla da ridire (e per questo ringraziamo gli ABBA), ma tutto il resto rientra nella mediocrità: la scenografia è essenziale, i costumi sono – salvo qualche eccezione – ordinari e la trama è banalotta.
Mamma mia! non può quindi essere annoverato tra i capolavori del genere, ma può tuttavia risultare divertente e godibile per lo spettatore, come del resto dimostra il successo al botteghino della versione cinematografica del 2008.
La produzione nostrana di Mamma mia! in scena al Nazionale non segna ovviamente un’eccezione rispetto a quanto detto sopra, con in più una pecca che non mancherà di deludere i fan accaniti degli ABBA: la traduzione in italiano dei testi delle canzoni, vera nota dolente dell’allestimento. La traduzione permette certamente di seguire meglio lo svolgersi della trama, ma frustra il coinvolgimento empatico, scadendo di tanto in tanto nel ridicolo: allo spettatore verrebbe voglia di cantare i brani insieme all’attore in scena, ma si ritrova invece spesso a ridacchiare per come sono stati resi nella nostra lingua. Non vogliamo mettere in dubbio le doti di Stefano d’Orazio come traduttore (sarebbe stata una sfida quasi impossibile anche per uno come Mogol), ma il problema è proprio nella scelta produttiva che sta alla base dell’operazione.
Due le possibili soluzioni: o si cantano in inglese, fregandosene della traduzione di Stefano d’Orazio (rischiando magari il linciaggio da parte delle maschere del teatro), o, col tempo, si imparano anche i testi in italiano.
Sul piano degli attori, un plauso senza riserve va a Chiara Noschese e a Lisa Angelillo, che ci regalano due strepitose Donna e Tanya (in particolare la Noschese non fa rimpiangere la Meryl Streep del film – e non è roba da poco).
All’opposto troviamo invece lo Sky di Giuseppe Verzicco e la cricca di giovani comprimari, che sembrano trovarsi in un recital da oratorio (o in uno spettacolino da villaggio vacanze) più che in una super produzione internazionale.
Giudizio in sospeso per Elisa Lombardi (Sophie), Luca Arcangeli (Sam) e Giada Lorusso (Rosie), a tratti macchiettistici e poco convincenti nei loro personaggi, ma con l’augurio di riuscire a entrare meglio nella parte, sorpassata magari l’ansia da debutto (sperando fosse quella la causa).
Mamma mia! è una macchina con un buon potenziale, ma che per il momento resta ancora inespresso in molti punti dello spettacolo, soprattutto nel secondo atto, più denso di duetti e di brani riflessivi e malinconici.
Le scene degne di menzione sono l’interpretazione di Dancing queen da parte delle tre Dynamo, la sequenza corale che chiude il primo atto con Voulez-vous e la presentazione finale degli attori con il bis di Dancing queen, seguita da Waterloo (almeno questa in inglese). Le doti vocali di Chiara Noschese brillano in Chi vince porta via (The winner takes it all), di cui dà un’interpretazione commovente, che purtroppo non riesce a colpire fino in fondo – ancora una volta – per la traduzione del testo.
C’è infine un elemento che potrebbe aiutare lo spettacolo a esprimere meglio il potenziale: il pubblico in sala. Ebbene sì, proprio tutti gli spettatori seduti sulle seggiole del Nazionale, perché Mamma mia! non richiede la tradizionale fruizione a cui siamo abituati nei teatri milanesi: questa non è una prima alla Scala, ma uno spettacolo che viene diretto da Broadway e dal West End, dove il pubblico partecipa attivamente battendo le mani, dimenandosi sulle poltrone e – perché no? – cantando. Quindi, per una volta, lasciate a casa abiti da sera e stole (ne abbiamo avvistate una buona dose nella platea del Nazionale) e pensate piuttosto di andare a passare una serata in allegria a un concerto o a una festa con amici.
Mamma mia!
Dal 24 settembre 2010
Teatro Nazionale
Piazza Piemonte 12
Orari spettacoli:
dal martedì al venerdì: 20.30
sabato e domenica: 15.30 – 20.30
Concorso Fotografico PhotoDreaming