Corrado d’Elia, direttore del Teatro Libero, è sicuramente uno degli esponenti più autorevoli della scena teatrale milanese (e non solo). E fin qui, nulla di nuovo. Ma la sensazione che ha lasciato a me e Monica, dopo circa un’oretta di chiacchierata, è stata quella di un uomo appassionato che, nonostante le difficoltà di un Don Chisciotte in lotta contro i mulini a vento di una politica culturale asfittica, ancora combatte quotidianamente con l’ardore e l’orgoglio di chi non vuol vedere morire i propri sogni.
Con l’aiuto di Corrado, abbiamo voluto tastare il polso della situazione dei teatri milanesi e, ahimè, quello che emerge è un quadro a dire poco desolante. “Abbiamo appena appreso – ci dice subito d’Elia – che per quest’anno non ci saranno fondi della Regione Lombardia destinati ai teatri. L’ AGIS (Associazione Generale Italiana Spettacolo) sta cercando di capire se si possa fare qualcosa, ma in ogni caso nulla si sbloccherà prima di giungo/luglio. Forse. Se si troveranno degli sponsor. O forse no. Ma è già marzo ed un teatro non può certo aspettare giugno per definire la sua programmazione!”
Le motivazioni addotte sono sempre più o meno le solite: la crisi economica, il budget, le diverse priorità. Ma la lettura di Corrado si spinge oltre: “Siamo di fronte ad un problema politico o, meglio, di politica culturale. Mancano completamente l’interesse e la volontà della classe dirigente nel fare succedere le cose. Ci muoviamo nel deserto e stiamo assistendo ad un impoverimento delle politiche culturali che rasenta l’imbarbarimento.”
Da un lato, gli operatori di settore si trovano a combattere da soli contro normative di sicurezza sempre più severe (che comportano ingenti spese, sempre a carico dei teatri stessi) e sono tenuti a rispettare una serie di obblighi definiti dagli accordi vigenti con le pubbliche amministrazioni (assunzioni, tetti sui prezzi dei biglietti, convenzioni, etc.). Dall’altro lato, la solita macchina polverosa della burocrazia cela l’assoluta noncuranza della classe dirigente. Manca una cabina di regia politica, manca una legge dello stato in tema di regolamentazione del sistema dei finanziamenti e si naviga a vista, di anno in anno, seguendo circolari ministeriali rinnovate o meno a seconda degli umori del momento del ministro di turno.
“Questo disinteresse è persino peggio di un accanimento esplicito – riflette d’Elia, stuzzicato sull’argomento. – In caso di accanimento, infatti, ci sarebbe qualcosa contro cui unirsi, fare gruppo e combattere.”
Già, perchè questo è il secondo tema importante che sta particolarmente a cuore a Corrado: “In questo quadro desolante siamo soli, ma ciascuno sembra volersene stare ben arroccato nel suo castello, in una sorta di nuovo Medioevo culturale, in cui nessuno fa nulla perchè, magari, non conviene. Ma il tempo della convenienza è il tempo della paura e la paura blocca l’azione. Nessuno scende in piazza, nessuno protesta, nessuno si indigna. Di questi giorni è la notizia che nel decreto milleproroghe del Governo è inclusa la norma che impone una nuova tassa di 1 euro sui biglietti del cinema. Una tassa di scopo per promuovere, si dice, le produzioni cinematografiche. E’ come dire: “Ti tasso per renderti la vita più facile”, ma è un controsenso assurdo! Eppure, nessuna voce si è levata a protestare.”
Ed ecco quindi che la dolorosa riflessione dell’uomo di teatro si trasforma in una appassionata chiamata all’azione comune, all’unione di tutte le forze degli operatori dei teatri milanesi per fare sistema e portare avanti un sogno comune. Già, perchè il messaggio positivo con cui Corrado vuole lasciarci è proprio questo: “Non dobbiamo mai smettere di sognare. Dobbiamo riappropriaci dei nostri sogni e continuare a lottare per farli rivivere nella quotidianità.”
Ma Corrado è un sognatore con i piedi ben piantati per terra e quindi ha un’idea precisa degli obiettivi concreti di questa azione comune: “Non credo che il teatro del futuro potrebbe mai reggersi sull’iniziativa privata. Innanzitutto trovo sempre triste il mecenatismo puro, che spesso spinge grandi uomini di teatro a piegarsi a beceri compromessi per compiacere il proprio committente. D’altro canto, l’iniziativa privata può e deve trovare spazio, ma è necessaria una cabina di regia politica che sappia garantire continuità anche quando il contributo privato dovesse venir meno. Bisognerebbe poi introdurre una forma di defiscalizzazione e offrire ai cittadini la possibilità di destinare liberamente parte delle proprie tasse alle attività culturali/teatrali (come è, ad esempio, negli Stati Uniti).”
Mentre scendevamo le scale della scuola del Teatro Libero dopo l’intervista, ci siamo resi conto che la preoccupazione per la grave situazione in cui versano i teatri milanesi veniva comunque superata dalla speranza trasmessaci dalla forte determinazione a non mollare di Corrado. Non sappiamo se la sua chiamata all’azione unitaria indichi davvero la strada giusta per ridare linfa all’universo teatrale, ma ci è parso di scorgere negli occhi di Corrado d’Elia la scintilla di chi ancora crede nel sogno di un futuro migliore per il teatro milanese. Voi cosa ne pensate?
Concorso Fotografico PhotoDreaming