Mostra – L’ultima fase di “Terre Vulnerabili” all’Hangar Bicocca

No Gravatar

“L’anello più debole della catena è anche il più forte perché può romperla”. E’ con questa suggestiva citazione di Stanislaw J. Lec che i curatori del progetto di Terre Vulnerabili, Chiara Bertola e Andrea Lissoni, ci guidano nell’ultimo quarto di un lungo percorso – composto da quattro mostre che crescono e si innestano mutando una nell’altra – che si concluderà a luglio di quest’anno.

Terre Vulnerabili – a growing exhibition – è un progetto iniziato a ottobre 2010 che ha coinvolto 30 artisti provenienti da tutto il mondo in riunioni mensili. Il progetto ha permesso loro di far incontrare e coesistere le loro opere in un’esposizione che si è più volte modificata, indagando il concetto di vulnerabilità da un punto di vista sia fisico, sia morale.

Ecco così che, partendo dal primo ciclo, “Le soluzioni vere vengono dal basso”, sono state allestite opere site specific nel particolare e maestoso spazio dell’Hangar Bicocca, ex-capannone industriale, situato ai margini di Milano. Le esposizioni sono state, e continuano ad essere, una ricerca sulla vulnerabilità e la crescita di organismi viventi, come una pianta, che cresce in una serie di momenti unici e irripetibili. Un’evoluzione che ha permesso al pubblico di prendersene cura e agli artisti di continuare a crescerla e nutrirla.

Questa fase vedrà aggiungersi quattro nuove opere: quelle di Alberto Tadiello, di Pascale Marthine Tayou e di Nari Ward che si uniranno a quella di Roman Ondák, inedita in Italia. Altre continueranno a trasformarsi (Bruna Esposito, Margherita Morgantin), altre cresceranno oppure si scioglieranno (rispettivamente Ludovica Carbotta, Adele Prosdocimi, e Invernomuto), altre ancora si sommeranno ad altre preesistenti (Alberto Garutti, Christiane Löhr, Elisabetta Di Maggio), molte infine si combineranno fra loro in nuove ed inaspettate forme.

Vediamo, ad esempio, nello spazio espositivo del CUBO “Plastic Bags”, opera del camerunese Pascale Marthine Tayou. Presentata per la prima volta in Italia, questa spettacolare installazione è composta da diecimila sacchetti di plastica biodegradabili di cinque tonalità diverse che vanno a comporre un grande cono rovesciato. Ecco così che l’opera rievoca le moltissime storie di quotidianità di ognuno di noi, diventa simbolo della crescente globalizzazione, del consumismo imperante, ma anche del nomadismo che caratterizza ogni giorno di più la società odierna.

La vulnerabilità è una forza, non bisogna temerla, ma assecondarla e accettarla. Come racconta Chiara Bertola, “Le catene rappresentano anche una struttura dinamica che conduce alla produzione di forme e di lavoro; all’interno del ciclo (o del processo) rappresentato da una catena, esiste sempre un anello debole (non allineato) che alla fine può rivelarsi come il più forte perché rompe uno schema di comportamenti prevedibile diventando così il più “creativo”. L’anello “difettoso” interrompe un ingranaggio e rompe dunque la normale successione delle azioni”.

 

Dal 6/5 al 17/7/2011
TERRE VULNERABILI 4/4
L’anello più debole della catena è anche il più forte perché può romperla

Progetto di Chiara Bertola curato con Andrea Lissoni
Ackroyd & Harvey / Mario Airò / Stefano Arienti / Massimo Bartolini / Stefano Boccalini / Ludovica Carbotta / Alice Cattaneo / Elisabetta Di Maggio / Rä di Martino / Bruna Esposito / Yona Friedman / Carlos Garaicoa / Alberto Garutti / Gelitin / Nicolò Lombardi / Mona Hatoum / Invernomuto / Kimsooja / Christiane Löhr / Marcellvs L. / Margherita Morgantin / Ermanno Olmi / Roman Ondák / Hans Op De Beeck / Adele Prosdocimi / Remo Salvadori / Alberto Tadiello / Pascale Marthine Tayou / Nico Vascellari / Nari Ward / Franz West

Fondazione HangarBicocca
Via Privata Chiese 2
20126 Milano

Tel. +39 02 66111573
Fax +39 02 6470275
www.hangarbicocca.it

Dal 6/5 al 17/7/2011

Orari
Da martedì a domenica 11.00 – 19.00
Giovedì 14.30 – 22.00
Lunedì chiuso

Ingresso
Intero 8 €
Ridotto 6 €

About Alice Avaldi

Milanese di nascita, e' scappata più volte, per poi sempre ritornare e scoprire aspetti inaspettati. Correndo, sulla sua bici nera, da un progetto all'altro. Per Aftersix scrive di teatro, arte e cultura.