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	<title>Aftersix Milano &#187; Artisti</title>
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	<description>Aftersix offre uno sguardo appassionato e una voce sincera su una città che tende a trasformarsi ad ogni ora del giorno e della notte.</description>
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		<title>Artisti &#8211; Alex Pinna</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 04:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Torresani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Pinna]]></category>

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		<description><![CDATA[
Alex Pinna è un artista ligure di adozione milanese, che ama l’uomo e i suoi spazi. Diplomato all’Accademia di Brera, le sue sculture raccontano storie di uomini in tutte le forme possibili, quasi a farle diventare delle presenze in grado di porre domande profonde semplicemente esistendo.
Appoggiate ad un muro, con lo sguardo rivolto a terra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=5bf5d506edbaf7fab00e8c7c3b35219e&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p><!--:it--></p>
<p style="text-align: justify;">Alex Pinna è un artista ligure di adozione milanese, che ama l’uomo e i suoi spazi. Diplomato all’Accademia di Brera, <strong>le sue sculture raccontano storie di uomini in tutte le forme possibili,</strong> quasi a farle diventare delle presenze in grado di porre domande profonde semplicemente esistendo.<br />
Appoggiate ad un muro, con lo sguardo rivolto a terra o sedute su di una lampadina, fatte di corda o di ceramica, piccoli feti o uomini adulti, le sculture di Pinna abitano i nostri ambienti come noi non riusciamo quasi mai a fare.<br />
La sua leggerezza infantile e giocosa si sovrappone spesso ad una gravità riflessiva che coinvolge lo spettatore.<span id="more-7852"></span></p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_pinna10.jpg" alt="Alex Pinna" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_pinna11.jpg" alt="Alex Pinna" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alex, le tue sculture sembrano essere in perfetto equilibrio nello spazio esteriore, ma spesso privi, o alla spasmodica ricerca di un equilibrio interiore. Sembrano raccontare uno degli eterni dilemmi umani….</strong><br />
Si cerco sempre di trovare  un’equidistanza tra ironia e drammaticità. Sono profondamente convinto che senza uno di questi due toni sarebbe difficile vivere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che ruolo ha la favola nel tuo processo creativo?</strong><br />
Le favole, come tutta la cultura infantile, rappresentano un codice meraviglioso che tutti hanno la capacità di leggere e di decifrare</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_pinna1.jpg" alt="Alex Pinna" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_pinna2.jpg" alt="Alex Pinna" /><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_pinna3.jpg" alt="Alex Pinna" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le domande o le riflessioni che assillano le tue creature?</strong><br />
“Che ci faccio io qui?”<br />
“Perchè mi hai creato?”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le domande che si fanno gli uomini, insomma.<br />
Il disegno ha un ruolo importante nel tuo processo artistico?</strong><br />
Il disegno è una sorta di respiro, è sempre la partenza del viaggio: senza disegno non potrei lavorare</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i materiali e le lavorazioni con cui preferisci lavorare?</strong><br />
Tutti i materiali, e possibilmente insieme: se rimango troppo tempo fisso su un modo o su un sistema finisce che mi annoio e faccio delle robacce</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_pinna5.jpg" alt="Alex Pinna" /><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_pinna6.jpg" alt="Alex Pinna" /><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_pinna9.jpg" alt="Alex Pinna" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono artisti che prediligi o ai quali ti ispiri?</strong><br />
Un po’ tutti, direi che è inevitabile subire molte influenza, ma in questo periodo sopratutto Novelli e Pascali</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è il tuo rapporto con la città di Milano e il suo mondo artistico?</strong><br />
Milano è una città perfetta per lavorare, in cui però la qualità è sempre più nascosta, mentre le opere più gettonate e appariscenti troppo spesso lasciano a desiderare.<br />
Forse però non è un male&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai mostre in programma?</strong><br />
Una collettiva al Vittoriano di Roma curata da Vittoria Coen che inaugura il 15 settembre e una mostra alla Rocca di Narni che inaugura il 17 ottobre, omaggio ad un uomo di cultura che ci ha lasciato, Adriano Ronchini, a cui devo moltissimo di quello che sono oggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.alexpinna.org">www.alexpinna.org</a></p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_pinna4.jpg" alt="Alex Pinna" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_pinna8.jpg" alt="Alex Pinna" /><!--:--></p>
<img src="http://www.aftersix.it/?ak_action=api_record_view&id=7852&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Artisti: Giulio Zanet</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 03:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Torresani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Zanet]]></category>

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		<description><![CDATA[Giulio Zanet arriva da Colleretto Castelnuovo (Torino), ma anche lui ha scelto di studiare a Brera e di trasferirsi nella città di Milano.
Il suo pennello lavora soprattutto sul ritratto, dando vita a personaggi grotteschi e carichi di significato: Zanet è una sorta di artista in fuga dalla verosimiglianza verso la libera deformazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=5bf5d506edbaf7fab00e8c7c3b35219e&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p><!--:it--></p>
<p style="text-align: justify;">Giulio Zanet arriva da Colleretto Castelnuovo (Torino), ma anche lui ha scelto di studiare a Brera e di trasferirsi nella città di Milano.<br />
<strong>Il suo pennello lavora soprattutto sul ritratto,</strong> dando vita a personaggi grotteschi e carichi di significato: Zanet è una sorta di artista in fuga dalla verosimiglianza verso la libera deformazione.<br />
Non è banalmente un’attitudine caricaturale, perché i tratti esasperati non sono quelli del corpo ma quelli ben più profondi dello spirito e delle attitudini.<span id="more-7281"></span><br />
<strong>Scrive Sara Rossotti:</strong> “Così le teste si gonfiano come palloncini, le mani si allungano e si torcono in smorfie proprie di espressione, la carne si assottiglia, si appesantisce, cola, si leviga o si increspa. L’esterno della figura diventa lo specchio dell’interno, il suo doppio o, meglio, la sua ombra.”</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_zanet.jpg" alt="Shinoda" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_zanet1.jpg" alt="Shinoda" /><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_zanet2.jpg" alt="Shinoda" /></p>
<p>L’ambientazione, l’orizzonte, il paesaggio, tutto ciò che sta dietro, fuori e intorno ai soggetti di Zanet nelle sue prime opere spariva senza lasciare traccia: la centralità dei suoi quadri era costituita in modo assoluto dall’uomo e dai suoi stati d’animo. Una decontestualizzazione quasi claustrofobica.<br />
<strong>Ora invece il suo processo artistico sta mutando </strong>verso una proiezione dei personaggi in  panorami ben definiti e quasi ingombranti: gli sfondi si sono riempiti di dettagli e colori tutti da decifrare, come se si trattasse di documenti di identità.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_zanet4.jpg" alt="Shinoda" /><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_zanet5.jpg" alt="Shinoda" /><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_zanet6.jpg" alt="Shinoda" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giulio, è stata l’arte a portarti a Milano?</strong><br />
Diciamo di sì. Finito il liceo ho deciso che avrei studiato all&#8217;Accademia e quella di Brera mi sembrava la più sensata da fare.<br />
Adesso ho l&#8217;impressione che Milano offra sempre meno dal punto di vista culturale e sociale, ma per anni è stata e comunque  continua ad essere, sicuramente la città italiana con più opportunità in ambito artistico.<br />
Inoltre, a casa stavo troppo bene e avevo bisogno di allontanarmi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La città risponde bene ai giovani artisti? O c’è ancora molto da fare?</strong><br />
A me pare che ci sia ancora molto da fare, ma il mio giudizio è molto ingenuo. Sono troppo giovane e non ho ancora avuto la fortuna o sfortuna di confrontarmi davvero con il sistema dell&#8217;arte milanese. La mia impressione è comunque che esista un sistema, come in tutti i campi del resto, basato su amicizie e conoscenze, dove la qualità rimane sempre un po&#8217; marginale. Ma posso sbagliarmi.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_zanet8.jpg" alt="Shinoda" /><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_zanet9.jpg" alt="Shinoda" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I tuoi personaggi urlano, si dannano, riflettono e in alcuni casi sembrano sfidare lo spettatore con un fare beffardo. Esiste un messaggio che vogliono comunicare a chi li guarda?</strong><br />
Questa è sempre stata la domanda che più mi mette in difficoltà: che messaggio voglio comunicare? Sinceramente non lo so.<br />
Rifletto sull&#8217;uomo, sulle condizioni sociali, sui rapporti umani, sui sentimenti che solcano profondamente l&#8217;essere umano.<br />
Però tendo a lasciare l&#8217;interpretazione al fruitore; non mi piace lanciare dei messaggi espliciti e diretti. É uno dei motivi per cui titolo raramente i miei quadri.<br />
La cosa bella dell&#8217;arte è proprio il fatto di non lanciare messaggi univoci. L&#8217;immagine resta aperta a innumerevoli considerazioni ed interpretazioni.<br />
Un “messaggio” che però mi porto dentro da quando ho iniziato a lavorare è il rendersi conto del lato ridicolo dell&#8217;uomo, della sua piccolezza e allo stesso tempo della sua grande capacità di adattamento, che può essere a seconda dei casi miglioramento o abbruttimento.<br />
Non so se le mie opere lo comunichino, ma c&#8217;è sempre un grande ottimismo nel mio lavoro: focalizzarsi su un aspetto “brutto” di qualcosa per dire che può essere meglio.<br />
Mi piace pensare anche all&#8217;impotenza dell&#8217;uomo. Non siamo padroni di nulla. Possiamo decidere di noi fino ad un certo punto. È una cosa che non sono mai riuscito a spiegare bene. Non so come chiamarlo, destino forse. Anche quando si prende una decisione mi sembra sempre che sia una scelta obbligata. Se ho scelto questo piuttosto che quello è evidente che non poteva essere altrimenti.<br />
Più del messaggio, mi interessa la creazione di un&#8217;immagine che anche solo per un istante ti catturi e nella sospensione ti dia il tempo di fare anche solo un pensiero. Quando guardo l&#8217;arte non penso mai a ciò che mi vuole dire.<br />
L&#8217;eventuale messaggio può venire in  un secondo momento: se uno vuole, può andare a leggersi le critiche o chiedere all&#8217;artista se volesse dire qualcosa. Ma ciò che io giudico ben riuscito in arte è qualcosa che riesce a rapire la mia attenzione.<br />
Forse è perché io sono molto distratto, forse perché la quantità di immagini a cui siamo sottoposti mi ha fatto diventare molto distratto, ma mi capita spesso di andare a vedere una mostra e di non soffermarmi su nessuna delle opere: ecco, torno a casa con l&#8217;impressione di non aver visto nulla. Insoddisfatto perché niente di ciò che ho visto mi ha fatto pensare, mi ha fatto soffermare sul pensiero ma è scorso via come tutte le altre immagini a cui siamo sottoposti. Magari l&#8217;intento era quello di comunicare chissà cosa ma nel mio caso non ci è riuscito. Quindi viene a mancare un momento fondamentale della comunicazione che non sempre deve essere capire ma anche solo, appunto, dare la possibilità di pensare.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_zanet3.jpg" alt="Shinoda" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come decidi cosa dipingere?</strong><br />
Non so neanche questo.<br />
Metto insieme dei pezzi. In genere parto da un elemento e poi costruisco intorno ad esso.<br />
Mi lascio suggestionare, influenzare, colpire.<br />
Non ho mai ben preciso dove voglio arrivare. Scelgo un soggetto, lo metto sulla tela e poi pian piano gli costruisco intorno tutto il resto, sia a livello iconografico che di significato. Anche se quest&#8217;ultimo resta il più delle volte poco chiaro anche a me. Attingo da qualsiasi fonte; siamo bombardati da stimoli, soprattutto da immagini. Talmente bombardati da stimoli che quasi non riusciamo a coglierli. Talmente troppo che resta niente, no? Allora io isolo, escludo, ritaglio.<br />
E poi ricompongo, faccio dei collage pittorici per creare nuovi significati, nuove letture.<br />
Prima per i volti e poi per le cose che sto facendo adesso, metto insieme dei pezzi.<br />
Quando lavoravo sulle facce, facevo collage di elementi del viso per creare nuovi volti, deformi, surreali, inverosimili, forse riuscendo a cogliere meglio l&#8217;essenza dell&#8217;essere umano. Ora metto insieme pezzi diversi, che accostati possono aprire nuovi sguardi.<br />
In ogni caso quando dipingo non penso mai a cosa voglio dire o comunicare. Mi concentro esclusivamente sulla qualità dell&#8217;immagine, su come risolvere la composizione; mi lascio suggerire, da ciò che potremmo chiamare inconscio, cosa e come accostare gli elementi. E poi mi guardo continuamente in giro e aspetto che ciò che cerco si faccia trovare.<br />
Non voglio che l&#8217;opera mi dica qualcosa, ma che nell&#8217;immediato mi faccia pensare a qualcosa. Anche se la cosa a cui penso non c&#8217;entra nulla con ciò che voleva eventualmente dire chi ha prodotto l&#8217;opera. Voglio che mi suggestioni, che mi suggerisca senza dire veramente nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché all’inizio della tua carriera l’ambientazione pareva essere così priva di importanza per i tuoi soggetti? Si può prescindere dall’elemento scenografico e dall’influenza che può esercitare?</strong><br />
Sì, si può prescindere. Ci sono un sacco di esempi che lo dimostrano.<br />
Nel mio piccolo, in quel periodo mi sono concentrato sui soggetti. Tutta l&#8217;attenzione era rivolta al soggetto, e una “scenografia”, una contestualizzazione mi sarebbe risultata disturbante, invadente. La mancanza di altri elementi oltre al soggetto donava al soggetto un&#8217;universalità che ricercavo. Non sono mai stati ritratti infatti. Era il privato, il particolare, quelle piccolezze dell&#8217;uomo che deformano che diventavano appartenenti di tutto il genere umano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi invece hai deciso di identificare lo spazio alle spalle dei tuoi personaggi, riempiendolo di nuove chiavi di lettura. Come mai questa svolta?</strong><br />
Adesso sono più interessato dalle relazioni che si posso creare, che posso intercorrere tra i vari elementi che pongo sulla tela. Anche se non hanno delle relazioni narrative. Ogni elemento è sempre isolato, sono semplicemente messi vicini. Credo il bisogno di sperimentare nuovi modi, nuove chiavi di lettura. Ho cominciato ad accostare elementi diversi, spesso con pochi riferimenti immediati tra uno e l&#8217;altro. Mettere insieme elementi che per il semplice fatto di essere accostati, anche attraverso il fatto di creare spaesamento danno nuovi significati. Che può anche solo essere l&#8217;inaspettato, il non c&#8217;entrare nulla, quella cosa che ti da regala un attimo di pausa, un attimo di sospensione. Mettere una cosa in un determinato posto gli da significato. Non ho abbandonato la figura ma la pongo in dei contesti, in dei luoghi.<br />
Immergo la figura nel luogo che diventa il quadro. Il paesaggio o anche solo altri elementi che formano una composizione. Ecco, credo sia nato da una mia necessità di confrontarsi maggiormente con la composizione. Creo sia un passaggio obbligato che mi porterà a una nuova maturità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esistono artisti contemporanei che apprezzi particolarmente o ai quali ti ispiri?</strong><br />
Potrei fare un elenco lunghissimo di artisti che amo.  Ma essendo lunghissimo diventerebbe noioso.<br />
Sono molto vorace, cerco di vedere una grande quantità di cose. Proprio perché, come dicevo prima, mi faccio ispirare e suggestionare da tutto. Diciamo che non ho pregiudizi, nel senso che mi piace qualsiasi forma d&#8217;arte; pittura, scultura, video, fotografia, installazione&#8230;.L&#8217;importante è che mi dia qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai mostre o altri progetti in programma per i prossimi mesi?</strong><br />
Con la curatrice Francesca Chiacchio e l&#8217;artista Linda Carrara abbiamo creato il progetto IoScatola e dopo una prima mostra tenuta a Bergamo in maggio, abbiamo in previsione un secondo evento a Verona, che vedrà coinvolti atri due artisti oltre a me e a Linda Carrara.<br />
In agosto partecipo ad una collettiva vicino a Potenza, a Sant&#8217;Angelo le Fratte e ad ottobre, alla GiaMartStudio farò una collettiva molto interessante dove gli artisti sono tutti nati negli anni &#8216;80, curata da Carolina Lio.</p>
<p><a href="http://www.giuliozanet.it" target="_blank">www.giuliozanet.it</a><!--:--></p>
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		<title>Artisti &#8211; Mirka Pretelli</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 04:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Torresani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Mirka Pretelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Mirka Pretelli è una giovane artista marchigiana nata in provincia di Pesaro nel 1978. Dopo l’Accademia di Belle Arti di Urbino, ha lavorato per alcuni anni come illustratrice fino ad approdare alla carriera artistica vera e propria.
Oggi è in mostra a Milano con “Painting Moods” presso la Immagine Art Gallery.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=5bf5d506edbaf7fab00e8c7c3b35219e&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p><!--:it--></p>
<p style="text-align: justify;">Mirka Pretelli è una giovane artista marchigiana nata in provincia di Pesaro nel 1978. Dopo l’Accademia di Belle Arti di Urbino, ha lavorato per alcuni anni come illustratrice fino ad approdare alla carriera artistica vera e propria.<br />
Oggi è in mostra<strong> a Milano con “Painting Moods”</strong> presso la Immagine Art Gallery.<span id="more-6771"></span></p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/07/b_pretelli2.jpg" alt="Mirka Pretelli" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/07/b_pretelli3.jpg" alt="Mirka Pretelli" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mirka, le tue opere sembrano uscite da qualche favola d’altri tempi, ma una favola non molto allegra. Da dove arriva la tua ispirazione?<br />
</strong>Proverò a descrivere alcune mie ispirazioni, ma altrettante importanti, ne tralescerò. Saranno scomunque comprese in quelle che cercherò di definire.<br />
Questo perché le tematiche che esprimo sono un filo conduttore in continuo movimento e in evoluzione.<br />
Le miei principali ispirazioni sono ricordi che inconsciamente elaboro e che si modificano nell’arco del tempo.<br />
Non posso fare a meno di portarmi dietro e dentro sensazioni, a volte fin troppo sentite. Potrei dire che mi ossessionano, mi perseguitano.<br />
Più che rocordi d’infanzia i miei “momenti” sono impressioni d’infanzia.<br />
In alcuni casi contengono ferite che riemergono, perché non sono state vissute o comprese quando sono arrivate.<br />
Sono abbastanza abile nel romanzare il vissuto, e ciò mi aiuta a far uscire da me tante immagini da immortalare.<br />
Si innesca un processo di elaborazione spontaneo, che fa in modo che questi elementi siano poi metabolizzati.<br />
Accade poi che ciò che sento e percepisco, lo traduca in immagini e trovi dei riscontri (non solo in chi guarda quelle immagini) in altre esperienze artistiche. Ed è bellissimo quando ritrovo similitudini di sensibilità scoprendone nuovi modi espressivi.<br />
Più volte nell’arco dei miei studi ho trovato riscontri e testimonianze validi in svariati autori, dall’arte pittorica a quella cinematografica, alla letteratura.<br />
Il piu delle volte mi piace accostare, mischiare tutte le diverse caratteristiche che mi arrivano dalle diverse indagini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Stanze d’infanzia dalle quali l’infanzia è però assente, quasi a sottolineare un’amarezza per adulti. È così?<br />
</strong>Amarezza ce n’è, ed abbastanza sostenuta. Amarezza è una parola che descrive bene il ritorno di un’ infanzia rivissuta poi, più che nel mentre. Questo grazie ai ricordi che permettono di assimilarla.<br />
Sono ricordi che viaggiano e che fermandosi esplodono, si manifestano, tenendo celato quello che non deve essere scoperto.<br />
Quindi sì, è l’amarezza dell’adulto, che però riesce a viverla bene.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/07/b_pretelli1.jpg" alt="Mirka Pretelli" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/07/b_pretelli12.jpg" alt="Mirka Pretelli" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Molti hanno descritto le tue opere come “claustrofobiche”, ma io ci trovo più che altro un gran senso di solitudine e assenza, nonostante i colori vivaci che usi e i particolari giocosi. Quali sentimenti animano la tua produzione?<br />
</strong>“Claustrofobiche” è altrettanto adatto come termine. Gli spazi la fanno da padroni.<br />
Sono spazi che interagiscono fin troppo, dai quali nasce il bisogno ad un certo punto di uscirne. Si cercano, e io cerco di dare in ogni caso vie di fuga, spiragli che sono come motivazioni che ti portano a risalire e capire, per poter uscire da certi stati.<br />
Spazi lasciati in parte alla loro condizione originaria. Con le proprie assenze.<br />
Sono spazi che aiutano a delimitare il momento, come le diverse inquadrature (per l’appunto delimitate) di uno storyboard.<br />
Questo è un altro aspetto del concepire il lavoro: uno storyboard che è in continua evoluzione (e deriva dall’aver frequentato il corso di cinema d’animazione alle scuole superiori).<br />
E’ anche vero che non amo sempre considerare o vedere i miei lavori solo in maniera triste, proprio perché cerco sempre di dare vie di fuga, di inserire e mettere a portata di mano del personaggio dei feticci non viventi ma “vitali”, presenze che solo per il fatto di essere lì diventano degli appigli di aiuto.<br />
Nelle composizioni instauro un certo equilibrio che possa dare importanza ad alcuni particolari, piuttosto di altri, e in questo mi aiuto con i colori. Ogni colore dei diversi elementi, è significativo. Sia che si tratti di una parete, una coperta, una tenda o una porta (elementi ricorrenti e significativi nei miei lavori), assumono a seconda del caso un loro valore positivo o negativo. Ciò che vorrei è che ogni particolare comunicasse con l’altro, oltre che con lo spettatore del quadro.<br />
Fotogrammi che consentono e rivelano momenti di natura individuale e collettiva.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/07/b_pretelli8.jpg" alt="Mirka Pretelli" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/07/b_pretelli11.jpg" alt="Mirka Pretelli" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I tuoi soggetti sembrano vivere imperturbabili la loro apparente normalità, quando in realtà il tuo pennello riesce a rivelare l’inganno di tutte le inquietudini che si muovono sotto pelle. La tua è un’indagine o esiste uno sguardo critico/sarcastico nei confronti della normalità che rappresenti?<br />
</strong>Questa analisi è correttissima. Sono situazioni di apparente normalità, una normalità che crea ambiguità nel suo tenere celato. L’apparente normalità di ciò che ci è familiare ma che nasconde aspetti misteriosi (concetto di “unheimlich” di Freud).<br />
Una contraddizione che è prorposta già nell’abbinare le parole “apparente normalità”, perché ciò che rientra nella cosiddetta normalità non dovrebbe far emergere nessun mistero che vi si celerebbe dietro; ma non tutto ciò che pensiamo come più familiare e conosciuto non è invece così chiaro e trasparente. Ed è proprio quì che nasce la più affascinante ambiguità.<br />
AMBIGUITA’ quindi come Il lato non visto delle cose.<br />
Ritraggo spazi in cui le persone si calano, persone sospese, intrappolate nei prorpi spazi a tal punto dal farsene assorbire. Abitanti in pausa, soli con le proprie paure.<br />
Acune di loro vivono delle morti momentanee e a volte sono immerse nei propr lutti, ma intorno a loro si crea una rito speciale che aiuterà a trattenere ciò che serve (è il caso xfare un esempio di rosemary baby &#8211; elephant woman).</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/07/b_pretelli6.jpg" alt="Mirka Pretelli" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/07/b_pretelli10.jpg" alt="Mirka Pretelli" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il passo dalla carriera di illustratrice a quella di artista è breve o lunghissimo?<br />
</strong>Più o meno concluso il corso di illustrazione ho capito che non riuscivo ad eseguire illustrazioni affidatemi, o forse non mi sentivo portata per fare l’illustratrice. Per questo motivo ho affrontato non pochi ostacoli durante il corso. Non riuscivo a fare mio, in quel periodo, quel grande mestiere, non riuscivo a raccontare storie che non nascevano da me. Cosa che ora ho fatto fin troppo e che ho bisogno ora invece di integrare con altre storie. Dovevo prima avventurarmi nelle mie storie e poi fare mie quelle di altri. Ora sono soprattutto in grado di scegliere quelle a me piu vicine o anche le piu lontane che comunque mi stimolino.<br />
Ancor prima della conclusione del corso è arrivata l’illuminazione di iscrivermi all’Accademia delle belle arti. Qui il mio percorso ha preso il via partendo da quelle mie prime illustrazioni di racconti, per arrivare a dar vita ad illustrazioni che nasceseremo da me, dal mio Io. In questo sono riuscita grazie alle indicazioni e agli stimoli degli studi in accademia.<br />
Da lì e partito tutto. La mia ricerca pittorica si è creata da sé una sua poetica.<br />
Posso quindi dire che l’esperienza illustrativa, è stato un tesoro, affiorato in un secondo momento.<br />
Ogni scelta che ho intrapeso, non è mai avvenuta nè casuale nè forzata. Mi succede spesso di aver bisogno che le cose accadano e in alcuni passaggi o scelte, prima ancora che io capisca di aver sbagliato qualcosa, sento già che devo tentare un’altra strada. Allora aspetto la chiamata..</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/07/b_pretelli.jpg" alt="Mirka Pretelli" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/07/b_pretelli4.jpg" alt="Mirka Pretelli" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono artisti che hanno ispirato la tua narrativa figurativa o che comunque ricevono la tua ammirazione?<br />
</strong>Certamente! Non potrei farne a meno.<br />
A partire dagli amici artisti e non, che mi affiancano, dai quali cerco sempre di imparare qualcosa che a me manca, che io non ho elaborato. Cerco soprattutto di ascoltare. Di osservare le persone che vedo per strada, o situazioni che mi colpiscono.<br />
ovviamente e alla base di tuto c’è la Storia dell’arte, da quella più remota a quella piu contemporanea.<br />
Amo molto la fotografia. È stimolante per me. Mi servo spesso di immagini fotografiche anche mie, che mi danno il supporto giusto (mi servono come traccia), da poter poi stravolgere in maniera spontanea, soprattutto nei colori e negli elementi.<br />
Il linguaggio cinematografico è altrettanto importante. Dal cinema più “visionario” a quello “classico”.<br />
Per non tralasciare nessuno citerò solo uno tra i miei registi preferiti: Alfred Hitchcock. Amo il suo stile nel creare suspence.<br />
La suspence per Hitchcock è un mezzo poetico, un elemento chiave nelle sue pellicole, e la cosa più interessante è scoprire come riesce a crearla. Creare suspence per lui vuol dire presentare nella maniera più intensa possibile delle situazioni drammatiche: è la drammatizzazione del materiale narrativo del film.<br />
Una situazione normale viene resa “ambigua” inserendo mezzi che intensifichino il valore emozionale della scena: focalizzando l’attenzione su uno o più sguardi, su di un particolare, attraverso scelte che riguardano la composizione e il taglio dell’immagine anche accentuando l’uso dei colori. Il risultato sarà quello di aver accentuato, creato tensione alla scena.<br />
La suspence che affiora da qualcosa che è accaduto o che magari accadrà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai in programma altre mostre nei prossimi mesi?</strong><br />
Più che altro ci conto! E il mio obiettivo principale al momento. Lavorare!<!--:--></p>
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		<title>Artisti &#8211; Gianluca Chiodi</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 05:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Torresani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Chiodi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sebbene sia di nascita bresciana, la vita di Gianluca Chiodi ruota attorno alla città di Milano: dopo avervi passato l’infanzia ed essersi poi trasferito a Reggio Emilia, viene infatti riportato nella nostra città dall’arte.
Il potere evocativo delle sue mostre richiama ombre caravvaggesche, personaggi letterari mai dimenticati e improvvisi sprazzi di inaspettata ironia.


www.gianlucachiodi.com
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=5bf5d506edbaf7fab00e8c7c3b35219e&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p><!--:it--></p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene sia di nascita bresciana, la vita di Gianluca Chiodi ruota attorno alla città di Milano: dopo avervi passato l’infanzia ed essersi poi trasferito a Reggio Emilia, viene infatti riportato nella nostra città dall’arte.<br />
<strong>La sua carriera comincia con successo nel settore della fotografia pubblicitaria</strong>, ma presto il suo talento artistico viene scoperto da numerosi galleristi che decidono di ospitare alcune sue mostre personali.<br />
Quello che colpisce dell’arte di Chiodi è <strong>l’elevata suggestione comunicativa delle sue opere</strong>, costruite intorno a giochi di luce e tecniche artistiche estremamente raffinati.<br />
Il potere evocativo delle sue mostre richiama ombre caravvaggesche, personaggi letterari mai dimenticati e improvvisi sprazzi di inaspettata ironia.<span id="more-5951"></span></p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_chiodi4.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_chiodi7.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gianluca, le tue opere più popolari sono forse quelle legate a “Opera al Nero” e “L’amore ai tempi del colera”, che ricordano moltissimo i quadri del Caravaggio e dei suoi seguaci. Quali sono le tecniche che hai usato per dare alla fotografia una parvenza così pittorica?</strong><br />
&#8220;Opera al nero&#8221; fu la prima citazione che ben sintetizzava il tipo di lavorazione che avevo inventato intervenendo direttamente con il colore lavorato ad encausto su una base fotografica creando una sorta di corto-circito tra le due tecniche. Stampo le mie composizioni fotografiche direttamente su tela (prima trasferivo la stampa “a caldo” sulla tela stessa) e successivamente intervengo con l&#8217;encausto, un’antica tecnica pittorica a base di cera d’api. Questa intuizione mi ha aperto le porte al mondo dell&#8217;arte e con l’utilizzo di questa tecnica ho sviluppato il progetto “l&#8217;Amore ai tempi del colera&#8221; in cui ho rivisitato celebri opere di artisti quali Caravaggio, Bartolomeo Manfredi, Mantegna, Rembrant che ho ironicamente re-intitolato citando altre “icone” cinematografiche e letterarie di fama mondiale quali &#8220;Straziami, ma di baci saziami&#8221;, &#8220;Per grazia ricevuta&#8221;, &#8220;Donne sull&#8217;orlo di una crisi di nervi&#8221;, &#8220;Cronaca di una morte annunciata&#8221;, ect.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_chiodi.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_chiodi2.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In molte tue opere sembra che sia la luce ad essere la vera protagonista. E’ forse la tua formazione pubblicitaria a darti tanta dimestichezza con questo elemento?<br />
</strong>Beh, che dire, la luce rende protagonista ogni cosa, ma in realtà dici bene, è lei la grande protagonista e non solo nelle mie opere, ma anche nella pittura, nel cinema, nella fotografia (e nella nostra vita in primis !!!); ritornando alla domanda, penso di avere avuto (e come me altri della mia generazione) la fortuna di “imparare il mestiere” di fotografo quando ancora si consegnava al cliente le diapositive e non dei file: &#8220;lo scatto&#8221; doveva essere perfetto e, solo con abile conoscenza ed utilizzo della luce potevi e dovevi farlo; la fotografia industriale, l&#8217;acciaio, il food sono stati i miei primi ostacoli affrontati sotto gli occhi vigili di bravi maestri, e poi il gioco della moda&#8230; la mia RZ e la magia mista all&#8217;ansia nell&#8217;attesa dello sviluppo, visore e lentino,&#8230; davvero Elena, che fortuna!</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_chiodi9.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_chiodi11.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel tuo interessante portfolio compaiono anche progetti pieni di ironia e abilità, come ad esempio “Myopia” e “Matrioske”. A quanto pare la tua arte è piena di stimoli estremamente diversi tra loro.<br />
</strong>Elena, sono contento che tu abbia notato &#8220;Myopià&#8221; che io considero, da ex- miope, la mia ricerca più profonda, ma non capita come avrebbe dovuto; e &#8220;Matrioske&#8221; la mia ultima gioiosa e coloratissima impresa…è stato davvero impegnativo trovare tante mamme in attesa di sole figlie femmine.<br />
Non voglio dimenticare &#8220;Santi, peccati e peccatori&#8221; dove ho nuovamente giocato con la tradizione e l’iconografia religiosa per interpretare anche episodi di cronaca che hanno caratterizzato il nostro secolo.<br />
Recentemente mi sono cimentato anche con una installazione/scultura di luce: una torta nuziale/lampadario capovolta molto divertente e…ironica!</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_chiodi12.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_chiodi13.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sembri essere un artista molto propenso alla sperimentazione tecnica e di linguaggio. Ti stai occupando di nuove ricerche in questo momento?<br />
</strong>Certo che si! nuove forme, nuova luce, nuove immagini e mille progetti.<br />
Adoro questo lavoro e le infinite possibilità d&#8217;espressione; all&#8217;inizio dovetti promettere a Luciano Inga Pin, il mio primo Gallerista, che per qualche anno avrei &#8220;limitato&#8221; la mia creatività in una direzione definita ed obbligata per rendere il mio lavoro ed il mio stile riconoscibile; ora sento che questo tempo è passato e la mia voglia di ricerca non si è esaurita, al contrario&#8230; mi spiace solo che questo grande amico non potrà più vedere i miei prossimi lavori ed i traguardi futuri.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_chiodi14.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_chiodi15.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai in programma mostre nei prossimi mesi?<br />
</strong>No. Nei prossimi mesi non ho mostre in programma, sono davvero molto impegnato nella ricerca…diciamo che “sto&#8217; lavorando alla prossima”.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_chiodi16.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_chiodi17.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A parte gli evidenti riferimenti alla pittura del ‘500 e ‘600, esistono artisti o correnti artistiche che riescono ad ispirarti o che hanno la tua ammirazione?</strong><br />
Sono davvero tanti gli artisti di varia estrazione che ammiro: Pedro Almodovar, Peter Greenaway, Joel Peter Witkin, Nicola Samorì, Erwin Olaf, Coniglio Viola, Ruben Ramos Balsa, Enrico Robusti, Odd Nerdrum, Michal Macku, Robert Flynt, Paolo Smidlin, … e cento altri.<br />
L&#8217;ispirazione, invece, &#8230;&#8230;&#8230;.. è in tutto e in tutto il suo contrario.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_chiodi3.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_chiodi8.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_chiodi10.jpg" alt="Gianluca Chiodi" /></p>
<p><a href="http://www.gianlucachiodi.com" target="_blank">www.gianlucachiodi.com</a><!--:--></p>
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		<title>Artisti &#8211; Kadhum</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 04:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Torresani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Kadhum]]></category>

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		<description><![CDATA[
Kadhum è un artista dalla storia estremamente affascinante.
Nato a Baghdad nel 1961, conosce la sua nascita artistica fin da bambino attraverso la fotografia e già all’età di 15 anni ha uno studio tutto suo dove sviluppa immagini in bianco e nero dell’Iraq di quegli anni, cominciando a mettersi alla prova anche attraverso la pittura, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=5bf5d506edbaf7fab00e8c7c3b35219e&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p><!--:it--></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Kadhum è un artista dalla storia estremamente affascinante.<br />
</strong>Nato a Baghdad nel 1961, conosce la sua nascita artistica fin da bambino attraverso la fotografia e già all’età di 15 anni ha uno studio tutto suo dove sviluppa immagini in bianco e nero dell’Iraq di quegli anni, cominciando a mettersi alla prova anche attraverso la pittura, la calligrafia e il disegno.<br />
Nel 1979 lascia casa per perfezionare la carriera scolastica in Italia, ma a seguito del blocco dei finanziamenti da parte dello stato iracheno Kadhum decide di mantenersi attraverso l’arte.<br />
Questa non si rivelò una scelta sempre perseguibile, ma lentamente il suo amore per la calligrafia, la figurazione e le parole gli fecero maturare una grande forza espressiva attraverso <strong>le forme, i pensieri e i loro suoni</strong>.<span id="more-5992"></span></p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_kadhun1.jpg" alt="Kadhum" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_kadhun3.jpg" alt="Kadhum" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Kadhum, la tua arte racconta di un legame fortissimo con la città di Milano. Si può parlare di amore?<br />
</strong>Milano è la città che mi ha adottato sia come persona che come artista, c’è sicuramente un legame fortissimo, e come tutti gli amori, contraddittorio. Da un lato cerco di esaltarne la bellezza nei miei quadri (vivo nella zona dei navigli), dall’altro critico il suo provincialismo ed il suo narcisismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Negli anni 2006 e 2007 hai organizzato la manifestazione “Arte sul Naviglio Grande”. Perché poi ti sei fermato?<br />
</strong>Non è facile lavorare nel campo dell’arte senza subire critica che a volte assume l’aspetto dell’imposizione sia nella scelta degli artisti che nel metodo di organizzazione. Avevo cercato di agevolare i giovani scontrandomi con una mentalità vecchia che non voleva cedere il testimone come saggezza vuole. Aprendo a nuove espressioni artistiche come video e installazioni, i “pittori” storici della manifestazione si sono sentiti emarginati che avevano persino contestato la creazione dei siti internet, “per fortuna li gestisco ancora io” perché dovevo registrare i domini a mio nome. Forse avevo preteso troppo.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_kadhun10.jpg" alt="Kadhum" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_kadhun.jpg" alt="Kadhum" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_kadhun4.jpg" alt="Kadhum" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nei tuoi bellissimi acrilici in bianco e nero, quanto c’è della tua iniziazione all’arte fotografica in Iraq?</strong><br />
La fotografia cattura l’istante, nasce semplicemente dal contrasto luce-ombra. La tecnologia e prima ancora la chimica aveva permesso un processo complesso di elaborazione dei colori. Adesso, scatto la foto con una macchina digitale, la elaboro al computer per ottenere solo l’origine dell’immagine, cioè luci e ombre, a questo punto disegno, poi dipingo il quadro. Praticamente facendo il percorso inverso della storia, riporto il tutto ad un istante prima dell’invenzione della camera oscura.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_kadhun8.jpg" alt="Kadhum" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_kadhun7.jpg" alt="Kadhum" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Racconti ai lettori di AfterSix la tua avventura alla Biennale di Venezia 2009 con Seeds of Love?<br />
</strong>Seeds of Love è la conclusione del progetto “I NEED LOVE” presentato come evento off alla 53 Biennale di Venezia. La performance si era svolta nei giorni dell’inaugurazione e sinceramente non mi aspettavo tutta questa partecipazione da parte degli addetti ai lavori. È stata un’avventura fantastica, cercavo l’amore non come sentimento ma, come concetto. Ho provato una sensazione unica abbracciando e baciando persone perfettamente sconosciute. Il sentimento si era fatto consapevolezza di essere attori nella grande sceneggiatura che è la vita dove ogni singola entità nella sua unicità diventava parte integrante della realtà temporale.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_kadhun5.jpg" alt="Kadhum" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_kadhun6.jpg" alt="Kadhum" /></p>
<p><a href="http://www.artnow.it" target="_blank">www.artnow.it</a><!--:--></p>
<img src="http://www.aftersix.it/?ak_action=api_record_view&id=5992&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Artisti &#8211; Max Papeschi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 05:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Torresani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Max Papeschi]]></category>

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		<description><![CDATA[Max Papeschi è prima di tutto un regista, sceneggiatore e drammaturgo milanese. Nel 2008 si è fatto però conoscere anche come artista digitale grazie alla sua immagini ironiche e provocatorie che gli hanno permesso in breve tempo di cavalcare le pagine di molte testate e di essere chiamato per esposizioni personali e collettive da molte gallerie su tutto il territorio nazionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=5bf5d506edbaf7fab00e8c7c3b35219e&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p><!--:it--></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Max Papeschi è prima di tutto un regista, sceneggiatore e drammaturgo milanese</strong>. Nel 2008 si è fatto però conoscere anche come <strong>artista digitale</strong> grazie alla sua immagini ironiche e provocatorie che gli hanno permesso in breve tempo di cavalcare le pagine di molte testate e di essere chiamato per esposizioni personali e collettive da molte gallerie su tutto il territorio nazionale.<br />
Dal Topolino Nazista al Ronald McDonald macellaio, le sue immagini mettono in discussione il nostro modo di guardare le icone contemporanee: lo spettatore rimane spesso spiazzato dalla visione delle sue opere per il forte contrasto tra ciò che è abituato a percepire e ciò che l’artista invece gli sbatte in faccia.<span id="more-5773"></span></p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_papeschi6.jpg" alt="Max Papeschi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_papeschi16.jpg" alt="Max Papeschi" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Max, osservando la tua arte pare che i nemici del nostro pensiero standardizzato siano molti, e la tua arte sembra tutt’altro che puramente finalizzata ad un godimento estetico. Ce ne vuoi parlare? </strong><br />
In realtà penso che non siano molti ad avere le armi per insidiare il conformismo della mentalità comune, o quantomeno sono certamente pochi quelli in grado di farlo con strumenti altrettanto efficaci rispetto a quelli utilizzati dai canali ufficiali.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_papeschi4.jpg" alt="Max Papeschi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_papeschi5.jpg" alt="Max Papeschi" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I molti riferimenti al mondo dell’infanzia (animaletti, pupazzi, personaggi Disney) acquistano spesso una valenza crudele: una critica al mondo in cui cresciamo i nostri figli, uno stimolo a guardare oltre l’apparenza, una sofferta disillusione che hai provato approdando nel mondo dei grandi oppure c’è altro?<br />
</strong>Fin da bambino ho avuto una certa diffidenza nei confronti di questi personaggi, Topolino e suoi amichetti mi hanno sempre dato una sensazione di disagio. Trovo meno ipocrisie nello scintoismo nazionalista, guerrafondaio e xenofobo dei robot giapponesi : i nemici sono assolutamente mortali, mentre la deperibilità del corpo è un concetto totalmente negato a Topolinia: ve la immaginate Nonna Papera con un cancro al retto?</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_papeschi9.jpg" alt="Max Papeschi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_papeschi14.jpg" alt="Max Papeschi" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La critica nei confronti della cultura americana sembra, tra quelle che metti in atto, la più feroce. Da dove nasce tutto questo?<br />
</strong>In realtà la mia non è tanto una critica nei confronti della cultura americana quanto verso i mezzi di comunicazione di stampo occidentale di conseguenza globalizzati. Se ci fai caso molte delle mie opere sono delle vere e propie “pubblicità mute” alle quali mancano solo, Claim, Body copy e Pay-off per essere complete. Che poi le icone occidentali siano rappresentate in massima parte da personaggi d’oltreoceano è un altro discorso. Non credo che il mio lavoro sarebbe altrettanto comprensibile fuori dall’Italia se rapresentassi Topo Gigio in divisa nazista.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_papeschi1.jpg" alt="Max Papeschi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_papeschi2.jpg" alt="Max Papeschi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_papeschi11.jpg" alt="Max Papeschi" /></p>
<p><strong>Nel mondo cruento che racconti, esiste un posto per i sogni?<br />
</strong>I miei lavori sono spesso una rappresentazione di incubi, e anche gli incubi sono sogni, dunque si.</p>
<p><strong>Un artista particolarmente valido a tuo parere nel panorama contemporaneo?<br />
</strong>La mia arte veicola attraverso molteplici stimoli provenienti da ambiti difficilmente accostabili, dai romanzi di Chuck Palahniuk al graffitismo di Bansky passando per la musica dei Messer Chups e il cinema di Elio Petri, andando indietro nel tempo fino ad arrivare all&#8217;umanità maligna e polimorfa di Hieronymus Bosch.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_papeschi12.jpg" alt="Max Papeschi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_papeschi17.jpg" alt="Max Papeschi" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_papeschi19.jpg" alt="Max Papeschi" /></p>
<p><strong>Come trovi oggi il rapporto tra la città di Milano e l’arte?<br />
</strong>E’ da cosi poco tempo che sono sulla scena artistica milanese e non, che mi è difficile darti una risposta con cognizione di causa.<br />
Se considerassimo il design e la moda come forme d’arte risponderei: ottimo e abbondante. Considerando invece l’arte in senso stretto diciamo che Berlino sembra più vivace.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le prossime mostre in programma?<br />
</strong>In questo momento sono a Brescia con una personale alla Skin Gallery, poi sarò a Bassano del Grappa a Luglio e a Settembre sarò Roma da Mondobizzarro. Tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 presenterò a Milano i nuovi lavori, si vedranno dei drastici cambiamenti rispetto al lavoro attuale ma preferisco non anticipare nulla.</p>
<p><a href="http://www.maxpapeschi.com" target="_blank">www.maxpapeschi.com</a><!--:--></p>
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		<title>Artisti &#8211; Giuseppe Veneziano</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 04:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Torresani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Veneziano]]></category>

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		<description><![CDATA[Giuseppe Veneziano è quell’artista che ha impiccato Maurizio Cattelan, decapitato Oriana Fallaci e attentato alla vita di papa Benedetto XVI, in una serie di ritratti d’attualità piuttosto provocatori. Racconta di una crisi ideologica piuttosto bizzarra attraverso la rappresentazione dei nostri supereroi, dei nostri politici e delle nostre icone culturali in una chiave assolutamente sarcastica e tristemente divertente. In bilico tra la favola, la leggenda e il fumetto, la sua narrativa è sicuramente orientata alla provocazione POP e all’intrattenimento
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			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=5bf5d506edbaf7fab00e8c7c3b35219e&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p><!--:it--></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giuseppe Veneziano è quell’artista che ha impiccato Maurizio Cattelan</strong>, decapitato Oriana Fallaci e attentato alla vita di papa Benedetto XVI, in una serie di ritratti d’attualità piuttosto provocatori.<br />
Eppure ai suoi esordi non si sarebbe mai detto una tale promessa.<br />
<strong>Ricordandolo tra i banchi dell’Accademia di Brera</strong>, Luca Beatrice scrive di lui: “Giuseppe Veneziano non lascia mai il suo cappello, incurante della buona creanza che vorrebbe fatto divieto ai maschi di mantenere la testa coperta nei luoghi chiusi. Unico vezzo che il Veneziano si concede, sola eccezione “artistica” di persona educata e rispettosa, nel solco della ben nota tradizione siciliana. Alcuni anni fa frequentava le mie lezioni all’Accademia di Brera. Si sedeva verso il fondo, indistinguibile dagli altri, non discostando di molto il suo abbigliamento da quello di un qualsiasi studente (jeans, felpa, Allstar…) non fosse altro per il cappellino verde militare, sempre il solito, sempre calato sui grandi occhiali quadrati. Poco più avanti, ho saputo che quel ragazzo –più grande dei suoi compagni di corso- nutriva ragionevoli ambizioni artistiche.”<span id="more-5719"></span></p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_veneziano.JPG" alt="Giuseppe Veneziano" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_veneziano2.jpg" alt="Giuseppe Veneziano" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi Giuseppe Veneziano racconta di una crisi ideologica piuttosto bizzarra</strong> attraverso la rappresentazione dei nostri supereroi, dei nostri politici e delle nostre icone culturali in una chiave assolutamente sarcastica e tristemente divertente.<br />
<strong>In bilico tra la favola, la leggenda e il fumetto</strong>, la sua narrativa è sicuramente orientata alla provocazione POP e all’intrattenimento.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_veneziano4.jpg" alt="Giuseppe Veneziano" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_veneziano8.jpg" alt="Giuseppe Veneziano" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tra tutti i politici e i dittatori che hai raccontato coi tuoi quadri, a quale sei più affezionato in termini artistici?<br />
</strong>L’opera alla quale sono più legato è il ritratto di Bin Laden. E’ quella che è riuscita a dare un’identità e una direzione precisa al mio lavoro. Quando la realizzai mi accorsi che conteneva tutto quello che stavo cercando: la storia, la politica, la cronaca, la satira, la realtà, la finzione, il fumetto, l’ironia, il dolore, la morte etc. Senza di essa non sarei mai riuscito a concepire opere come “Maurizio Cattelan impiccato” od “ Oriana Fallaci decapitata”.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_veneziano13.jpg" alt="Giuseppe Veneziano" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_veneziano14.jpg" alt="Giuseppe Veneziano" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Erotismo, sesso e seduzione sono spesso utilizzati nel tuo linguaggio come sinonimo di corruzione e degrado ideologico (della politica, dell’infanzia, dei sogni). Per metaforiche che siano state nelle tue opere, la realtà pare darti ragione.</strong><br />
La politica, il sesso e la religione sono tre parametri che mi aiutano a valutare il clima culturale di ogni epoca. Nelle ultime opere che sto realizzando faccio interagire queste tre dimensioni per raccontare il clima di Caos che stiamo vivendo, tra crisi ideologiche e religiose e il sesso che domina ogni settore della società. L’arte necessita, per la sua sopravvivenza, di immagini che riescano a comunicare più verità possibili.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_veneziano16.jpg" alt="Giuseppe Veneziano" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_veneziano17.jpg" alt="Giuseppe Veneziano" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel tuo percorso artistico hai sicuramente rivelato ottime doti strategiche e un buon tempismo commerciale. Quanto conta questo nel mondo dell’arte contemporanea quando è unito al talento?</strong><br />
Penso che nell’arte la sincerità nei confronti del proprio lavoro, alla fine, venga riconosciuta e ripagata. È vero, molti pensano che io sia un furbo, uno che agisce, nel cosiddetto Sistema dell’Arte, con una precisa strategia. Tutto falso. Semplicemente, io ho sempre agito nel modo a me più congeniale. Non ho mai pianificato niente. Se alcune opere hanno riscosso tanto successo è perché avevano una forza comunicativa tale da superare qualsiasi preconcetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Seguendo le tue opere, si potrebbe dire che il tuo lavoro sia spesso in bilico tra il giornalismo pettegolo e una dissacrante critica storica: è questo connubio tra il serio e il faceto che rende la tua arte tanto “godibile”?<br />
</strong>L’artista risente molto di ciò che accade attorno a lui. Come scrisse Luca Beatrice, non è colpa mia se “le terze pagine dei giornali raccontano di Paris Hilton”, se la storia del ‘900 è diventata una macchietta post-ideologica…”. Purtroppo l’arte non ha il potere di cambiare la storia o di risolvere i problemi, poiché essa stessa è un sintomo della società. Anche quando il mio lavoro sembra in apparenza leggero e superficiale, nasconde in realtà una riflessione profonda. Mischiare tematiche importanti con icone che appartengono al fumetto o al gossip, non mira a rappresentare immagini di evasione, ma piuttosto manifestazioni di una generazione che non sa più distinguere il vero da ciò che è finto. Viviamo da tempo in un’epoca dove l’immagine ha preso il posto del reale..</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_veneziano5.jpg" alt="Giuseppe Veneziano" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_veneziano9.jpg" alt="Giuseppe Veneziano" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_veneziano12.jpg" alt="Giuseppe Veneziano" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esistono artisti che ammiri e/o ai quali ti ispiri?<br />
</strong>L’artista che ammiro di più è Andrea Pazienza. Sono cresciuto leggendo i suoi fumetti. Egli è riuscito a trasmettermi una grande passione per l’arte da farmi decidere di intraprendere questo mestiere. Altri artisti a cui devo l’evolversi del il mio percorso artistico sono sicuramente Maurizio Cattelan, Jeff Koons e Damien Hirst.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prossime mostre?<br />
</strong>Tra settembre ed ottobre parteciperò a tre mostre: “Italian Lowbrow” a cura di Ivan Quaroni presso la Galleria “Carini&amp;Donatini” a San Giovanni Valdarno (AR); “Luna e l’altra” a cura di Ilaria Bigotti e Matteo Galbiati presso la galleria “Colossi Arte contemporanea”, Brescia; “Undercover” a cura di Mimmo Di Marzio presso la galleria “L’archimede”, Roma.</p>
<p><a href="http://www.giuseppeveneziano.it" target="_blank">www.giuseppeveneziano.it</a><!--:--></p>
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		<title>Artisti &#8211; Vania Elettra Tam</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 05:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Torresani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Vania Elettra Tam]]></category>

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		<description><![CDATA[Comasca di nascita, milanese di adozione, Vania Elettra Tam è uno dei frutti artistici dell’Accademia N.A.B.A di Milano e della scuola di Grafica Pubblicitaria del Castello Sforzesco. Dopo 13 anni trascorsi a lavorare nel settore del disegno tessile per moda e arredamento, si è tuffata completamente nella pittura descrivendo un mondo estremamente contemporaneo e tutto al femminile. I suoi rifugi casalinghi e la delicatezza dei suoi microcosmi quotidiani l’hanno portata ad esporre tra gli Stati Uniti e Milano le sue donne meravigliose ed esilaranti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=5bf5d506edbaf7fab00e8c7c3b35219e&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p><!--:it--></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Comasca di nascita, milanese di adozione</strong>, Vania Elettra Tam è uno dei frutti artistici dell’Accademia N.A.B.A di Milano e della scuola di Grafica Pubblicitaria del Castello Sforzesco. Dopo 13 anni trascorsi a lavorare nel settore del disegno tessile per moda e arredamento, si è tuffata completamente nella pittura descrivendo un mondo estremamente contemporaneo e tutto al femminile. <strong>I suoi rifugi casalinghi e la delicatezza dei suoi microcosmi</strong> quotidiani l’hanno portata ad esporre tra gli Stati Uniti e Milano le sue donne meravigliose ed esilaranti.<br />
La simpatia, l’ironia e la bellezza delle sue sceneggiature si sovrappongono di tanto in tanto ad una velata critica sociale, ma dallo sguardo sempre lieve, divertito e ampiamente allucinatorio.<span id="more-5601"></span></p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_vania2.jpg" alt="Vania Elettra Tam" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_vania3.jpg" alt="Vania Elettra Tam" /></p>
<p><strong>Scrive di lei Igor Zanti:</strong> “Il campo di ricerca della Tam è delimitato dalle mura domestiche, dai ritmi alienanti e solitari della quotidianità, dalla dimensione casalinga della donna, dimensione che spesso assume un sapore claustrofobico. Vi è, in questo senso, un profondo desiderio di fuga, una necessità di abbellire o trasformare in modo “artistico” la propria quotidianità, di rincorrere un coniglio bianco che permetta di conoscere un mondo parallelo, un’alternativa immaginaria e salvifica.<br />
La cucina, il bagno, il salotto, la camera da letto, e gli strumenti quotidiani che accompagnano la casalinga nella ripetitiva ritmicità dei lavori domestici, si trasformano per dar vita ad una plausibile irrealtà, dove ogni scena acquista un sapore epico, poetico e teatrale.”</p>
<p><strong>Vania, qual è stata la molla scatenante che ti ha fatto lasciare il disegno tessile per dedicarti completamente alla pittura?<br />
</strong>Semplicemente, ad un certo punto della mia vita, ho ripreso ad inseguire il sogno di sempre. Fin da bambina desideravo fare l’artista, poi la dura realtà mi ha riportata con i piedi a terra e mi ha fatto intraprendere una carriera più sicura. Di giorno disegnavo fantasie per stoffe destinate all’abbigliamento e all’arredamento, di notte dipingevo e davo sfogo alla mia vera passione. Poi è semplicemente accaduto che il giorno si è accorciato a vantaggio della notte…</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_vania8.jpg" alt="Vania Elettra Tam" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_vania9.jpg" alt="Vania Elettra Tam" /></p>
<p><strong>Le tue opere sembrano avere un sapore spiccatamente autobiografico. Quanto della tua quotidianità racconti attraverso le tue donne?<br />
</strong>Le donne da me raffigurate hanno le mie stesse sembianze, forse perché attraverso la pittura tendo a fare una sorta di autoanalisi, mettendo in luce i miei stati d’amino inquieti e le mie fragilità. Di autobiografico c’è la profonda sensazione di solitudine che da sempre mi perseguita. Una costante nella mia vita e in quella di molti esseri viventi. Uno stato d’animo con cui ho imparato a convivere, perché inevitabile ed inesorabile e che amo affrontare, nel tentativo di sminuirlo, usando l’autoironia.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_vania1.jpg" alt="Vania Elettra Tam" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_vania5.jpg" alt="Vania Elettra Tam" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_vania6.jpg" alt="Vania Elettra Tam" /></p>
<p><strong>Quali sono i sogni delle donne che dipingi? Quali le frustrazioni?<br />
</strong>Come avevo accennato precedentemente, ciò che voglio rappresentare è il desiderio di evasione dalla solitudine e dalla quotidianità. Rappresento donne che svolgono i lavori domestici e che con la fantasia vagano e si trasformano in dee o dive, sante o peccatrici, popolane o regine. Le frustrazioni? Quelle evito di rappresentarle. Voglio dare un messaggio di speranza attraverso le mie opere.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_vania.jpg" alt="Vania Elettra Tam" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_vania7.jpg" alt="Vania Elettra Tam" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_vania10.jpg" alt="Vania Elettra Tam" /></p>
<p><strong>Parlano di te come di un’artista molto meticolosa e innamorata del dettaglio. Ti definiresti maniacale?<br />
</strong>No affatto, è vero che dedico molto tempo alle mie opere, ma non sono troppo meticolosa, anzi a volte la perfezione mi disturba… al punto che, dopo aver dedicato parecchio tempo alla realizzazione di un’opera, prendo una spatola e la rovino, la graffio, la sporco… perché la perfezione in natura non esiste, perché la vita è segnata da mille cicatrici. Invece è vero che nulla nelle mie opere è inserito casualmente. Sono attenta ai dettagli perciò scelgo con cura gli oggetti ed i soggetti raffigurati.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_vania11.jpg" alt="Vania Elettra Tam" /></p>
<p><strong>Che ruolo ha l’autoironia nella tua vita e nella tua arte?<br />
</strong>Un ruolo fondamentale. L’autoironia è segno di consapevolezza e coscienza dei propri limiti, ma anche delle proprie potenzialità e possibilità di rivalsa… perché con un sorriso, si sa, si può ottenere molto più che con uno schiaffo.</p>
<p><strong>I tuoi artisti preferiti?</strong><br />
Il primo grande amore è Egon Schiele. Da ragazzina, guardando i suoi disegni, ho provato il primo “orgasmo” visivo. Nella pittura contemporanea amo Lucian Freud, Jenny Saville ed il giovane Nicola Saporì. Ma il mio preferito è il video artista Bill Viola che sa emozionarmi come nessun altro. Io mi ostino a dipingere ma trovo che sia giusto che l’arte si spinga verso altri linguaggi più in linea coi tempi in cui viviamo.</p>
<p><strong>Le prossime mostre?<br />
</strong>Fra il 2008 e il 2009 ho partecipato a molteplici collettive anche all’estero ed ho realizzato una personale a Milano. In questo periodo alcune mie opere sono esposte allo SDAI (San Diego Art Institute): Museum of the Living Artist. In futuro, grazie a questa partecipazione, una galleria di Los Angeles si è detta interessata ad organizzarmi una mostra e nel Febbraio del 2010 ho in programma una personale alla Wannabee Gallery di Milano.</p>
<p><a href="http://www.vaniaelettratam.it" target="_blank">www.vaniaelettratam.it</a><!--:--></p>
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		<title>Artisti &#8211; Franko B e la sublimazione del dolore</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 05:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Torresani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Franko B]]></category>
		<category><![CDATA[Galleria Pack]]></category>
		<category><![CDATA[Legendary Hearts]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver esposto nelle più grandi città del nostro Paese, Franko B è tornato con le sue opere a Milano sabato scorso, 20 giugno 2009, alla presentazione del libro dedicato al mondo del pugilato “Legendary Hearts”, che si è tenuta alla Galleria Pack di Foro Buonaparte.
Questo libro, accanto al testo di Gabriele Tinti e alla prefazioni di Nino Benvenuti, presenta alcune bellissime opere di Franko B che conferiscono un valore aggiunto notevole alle sue pagine.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=5bf5d506edbaf7fab00e8c7c3b35219e&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p><!--:it--></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Franko B è un giovane e prolifico artista inglese dai natali italiani:</strong> nato a Milano, vive e lavora a Londra dal 1979.<br />
Sarà per queste origini che il suo legame artistico con l’Italia è così carico di eventi, collaborazioni ed attese: dopo aver esposto nelle più grandi città del nostro Paese, è tornato con le sue opere a Milano sabato scorso, 20 giugno 2009, alla presentazione del libro dedicato al mondo del pugilato <strong>“Legendary Hearts”</strong>, che si è tenuta alla Galleria Pack di Foro Buonaparte.<span id="more-5471"></span></p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_franko1.jpg" alt="FrankoB" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_franko2.jpg" alt="FrankoB" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/v_franko4.jpg" alt="FrankoB" /></p>
<p>Questo libro, accanto al testo di Gabriele Tinti e alla prefazioni di Nino Benvenuti, presenta alcune bellissime opere di Franko B che conferiscono un valore aggiunto notevole alle sue pagine: il mondo controverso della boxe acquista una <strong>sublimazione estetica quasi carnale</strong> attraverso Franko e alla sua idea della lotta, sublimata in uno scontro che va ben oltre l’impatto fisico.<br />
Tutta la narrativa artistica di Franko B parla di <strong>corporeità forti, grette, senza mediazioni e senza rimpianti</strong>, quasi a rivendicare una volontà di esistere a dispetto di tutto.</p>
<p><img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_franko5.jpg" alt="FrankoB" /> <img src="http://www.aftersix.it/img/big/2009/06/b_franko8.jpg" alt="FrankoB" /></p>
<p>Sebbene il sangue e l’autoritratto siano stati spesso strumenti portanti della sua arte, attualmente sembra che la sua ricerca sia verso nuovi media artistici, in una sorta di redenzione provocatoria verso forme espressive che puntano dritte dritte alla libertà più assoluta, attraverso un elemento costante: la denuncia.<br />
<strong>Che stia cercando di liberarsi dal dolore in una sorta di rituale di purificazione, o di abitarlo definitivamente?</strong><br />
Senza ombra di dubbio sentiremo ancora parlare molto di Franko B, a Milano come altrove.<!--:--></p>
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