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	<title>Aftersix Milano &#187; Fotografia</title>
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	<description>Aftersix offre uno sguardo appassionato e una voce sincera su una città che tende a trasformarsi ad ogni ora del giorno e della notte.</description>
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		<title>Mostre &#8211; Le vite private di Olaf</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Costa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
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		<category><![CDATA[Erwin Olaf]]></category>
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		<description><![CDATA[[ 20 luglio 2010 a 13 settembre 2010. ] Il fotografo olandese Erwin Olaf espone allo Spazio Forma di Milano una personale dal titolo Vite Private, dove presenta sei serie: Rain, Hope, Grief, Fall, Dawn e Dusk e Hotel. Grande artista del ritratto, Erwin Olaf mescola al reportage gli scatti realizzati in studio. Immagini nitide, senza sbavature, calibrate in ogni dettaglio che narrano fotogramma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=d253760116a7b1489b10e3eabe87f978&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p style="text-align: justify;">Il fotografo olandese <strong>Erwin Olaf</strong> espone allo <strong>Spazio Forma</strong> di Milano una personale dal titolo <strong>Vite Private</strong>,<strong> </strong>dove presenta sei serie: <em>Rain, Hope, Grief, Fall, Dawn e Dusk e Hotel.</em> Grande artista del ritratto, Erwin Olaf mescola al reportage gli scatti realizzati in studio. Immagini nitide, senza sbavature, calibrate in ogni dettaglio che narrano fotogramma per fotogramma un racconto che si svolge in maniera lineare. Il mondo intimo della dimensione privata, la casa con gli oggetti, la mimica silenziosa e sguardi colloquiali sono il set preferito del suo lavoro che richiama le atmosfere dei film Anni Cinquanta rivisitate con un occhio attento al colore e all’equilibrio compositivo.</p>
<p><span id="more-21122"></span></p>
<p style="text-align: center;">
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</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scatti rimandano alla tradizione cinematografica hollywoodiana e agli stereotipi che l’hanno resa famosa, così nelle serie <em>Hope</em> (2005) e <em>Rain</em> (2004) ritroviamo pose di ragazze pon-pon o casalinghe sorridenti che interagiscono con gli oggetti che denotano l’ambiente e che rinviano a scene da film che portano lo spettatore in una dimensione onirica senza mai staccarsi dal quotidiano. A queste immagini si accompagano fotografie più enigmatiche, che Erwin Olaf disegna col suo obiettivo in pose stranianti in attesa di un momento che potrebbe anche non arrivare mai. In <em>Falls</em> sono accentuati questi atteggiamenti in cui allo straniamento della modella sembra far da contraltare quello del fotografo quasi come se gli scatti di Olaf fossero gli “shots” scartati di una sessione di posa nella quale le modelle non guardano mai verso l’obiettivo ponendo domande a cui una risposta immediata tarda ad arrivare. Una sottile linea lega queste serie alle ultime <em>Dusk, Down e Hotel</em>. Fotografie a colori che ricreano atmosfere da album fotografici dei college americani dei primi del novecento e in cui i colori della pelle risaltano in stanze luminosissime ma vuote in cui la presenza umana riempie uno spazio reale e personale nel quale la luce fagocita ogni cosa che possa turbare la bellezza indefinibile delle emozioni umane.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/07/olaf.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-21132" title="olaf" src="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/07/olaf.jpg" alt="" width="312" height="208" /></a><br />
Nella serie <em>Grief</em>, infine, i soggetti ritratti piangono o fissano in modo enigmatico fuori dalla finestra, come in attesa di qualcosa che debba venire a cambiare la propria vita.<br />
A proposito di questa serie Olaf dice: <em>&#8220;E&#8217; come la lacrima che scende dopo che un fidanzato dice di non amarci più. E&#8217; l&#8217;inizio di una reazione&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
Vite Private | Erwin Olaf<br />
Dal 17 Giugno al 12 Settembre 2010<br />
Spazio Forma, Milano<br />
Info: <a href="http://www.formafoto.it ">www.formafoto.it </a></strong></p>
<img src="http://www.aftersix.it/?ak_action=api_record_view&id=21122&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Fotografia &#8211; Francesca Woodman e un discutibile allestimento a Palazzo della Ragione</title>
		<link>http://www.aftersix.it/2010/08/francesca-woodman-mostra-milano-palazzodellaragione/</link>
		<comments>http://www.aftersix.it/2010/08/francesca-woodman-mostra-milano-palazzodellaragione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 14:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Papagna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[calendario]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Woodman]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[[ 16 luglio 2010 16:00 a 24 ottobre 2010 16:00. ] Francesca Woodman è un punto di riferimento per il genere fotografico dell'autoritratto e tutti i fotografi che si sono avvicinati a questa forma di foto-reportage, prima o poi, si sono imbattuti in lei. Anche io e la mia amica Julia Krahn ci siamo passate durante il nostro percorso fotografico per cui, cariche di aspettative, siamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=9fd1993d5fe06b6925738476920eab89&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p style="text-align: justify;"><strong>Francesca Woodman</strong> è un punto di riferimento per il genere fotografico dell&#8217;autoritratto e tutti i fotografi che si sono avvicinati a questa forma di foto-reportage, prima o poi, si sono imbattuti in lei. Anche io e la mia amica <a href="http://www.juliakrahn.com/" target="_blank">Julia Krahn</a> ci siamo passate durante il nostro percorso fotografico per cui, cariche di aspettative, siamo subito andate a questa mostra dedicata alla grande fotografa americana.</p>
<p><span id="more-21118"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;allestimento &#8211; </strong>Sebbene il lavoro della Woodman non rappresentasse per noi un mistero, visto che già lo conoscevamo molto bene, speravamo di poterne riassaporare il valore in un contesto suggestivo come quello di Palazzo della Ragione, ma, ahimè, non siamo riuscite a godere di un allestimento piuttosto deludente, in cui le immagini sono presentate al pubblico in dimensioni poco più grandi di una polaroid, ma senza lo stesso fascino.</p>
<p style="text-align: justify;">Difficile farsi un&#8217;idea del percorso dell&#8217;artista quando la stampa non è esattamente quella che ci si aspetta per una grande mostra, le cornici di legno chiaro danno un&#8217;impressione di low-cost e le immagini, piccole, sono stampate su un foglio grande, incorniciato da passepartout (ancora?). Il tutto peggiorato da un&#8217;illuminazione approssimativa, senza faretti ad hoc e con tanto di vetro non-antirilesso davanti alle opere. Un allestimento che non mi sento di commentare ulteriormente, ma che lascia parecchio amaro in bocca. Nulla a che vedere con il favoloso allestimento della mostra Extreme Beauty in Vogue che avevmo commentato in modo eccellente e che sembrava aver aperto una stagione incredibilmente positiva per il Palazzo della Ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">Assenti anche pannelli che spieghino il percorso dell&#8217;artista e la sua storia personale, c&#8217;è solo un opuscolo disponibile in cassa, che non tutti prendono, ma che è l&#8217;unica chiave di lettura della mostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto curato invece il catalogo, in cui le immagini sono addirittura più grandi rispetto a quelle in mostra, permettendo una massima godibilità dell&#8217;opera, finalmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/08/francesca-woodman-palazzoregione.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-21191" title="francesca-woodman-palazzoregione" src="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/08/francesca-woodman-palazzoregione.jpg" alt="" width="525" height="243" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;artista -</strong> E&#8217; impossibile parlare della Woodman senza almeno accennare alla sua storia personale. E&#8217; morta a soli 22 anni buttandosi da un grattacielo di New York nel 1981, quando aveva pubblicato un solo volume di raccolta delle sue immagini intitolato &#8220;<em>Alcune disordinate geometrie interiori&#8221;.</em> E proprio il disordine emotivo sembra il filo conduttore delle immagini di Francesca, un senso di insoddisfazione perenne che si legge a chiare lettere.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei stessa è la protagonista di quasi tutti i suoi scatti e costruisce una sorta di diario della sua emotività. Si nasconde, nega il suo volto all&#8217;obiettivo e invece lascia il corpo alla più cruda nudità. Un percorso probabilmente non finito, interrotto dalla sua prematura morte. Francesca è un&#8217;artista come si può essere solo in giovanissima età, quando i problemi del quotidiano sono amplificati e tutto ha il peso delle sofferenze di una vita ancora acerba. Ci ha lasciati prima di completare il suo viaggio, ma le sue immagini sono ancora oggi fonte di ispirazione per ogni serio percorso di autoritratto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/08/francesca-woodman-milano.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-21192" title="francesca-woodman-milano" src="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/08/francesca-woodman-milano.jpg" alt="" width="525" height="243" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Francesca Woodman</strong><br />
Palazzo della Regione<br />
Tel. 02.4335.3522<br />
Piazza Mercanti, Milano<br />
<strong>16 luglio &#8211; 24 ottobre 2010 </strong><br />
Da martedì a domenica h 9.30 – 19.30<br />
Giovedì h 9.30 – 22.30<br />
Lunedì h 14.30 – 19.30<br />
La biglietteria chiude un’ora prima<br />
€ 8,00 intero<br />
€ 6,50 ridotto under 18 e over 65, gruppi di minimo 15 – massimo 25 persone, titolari di coupon e convenzioni<br />
€ 3,00 ridotto speciale scuole, gruppi organizzati Touring Club e abbonati Festival MITO 2010<br />
Gratuito per minori di 6 anni, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti accompagnatori per classe, giornalisti accreditati, disabili e accompagnatore, accompagnatore o guida Touring Club, guide turistiche titolari di tesserino di abilitazione all’esercizio della professione, dipendenti della Soprintendenza ai Beni Architettonici.<br />
Info <a href="http://www.mostrawoodman.it" target="_blank">www.mostrawoodman.it</a></p>
<p><iframe width="425" height="350" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=embed&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=milano+piazza+mercanti&amp;sll=45.464488,9.187101&amp;sspn=0.015892,0.038581&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Piazza+Mercanti,+Passaggio+degli+Osii,+20123+Milano+MI,+Lombardia&amp;ll=45.464465,9.187059&amp;spn=0.021069,0.036478&amp;z=14&amp;iwloc=A&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=embed&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=milano+piazza+mercanti&amp;sll=45.464488,9.187101&amp;sspn=0.015892,0.038581&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Piazza+Mercanti,+Passaggio+degli+Osii,+20123+Milano+MI,+Lombardia&amp;ll=45.464465,9.187059&amp;spn=0.021069,0.036478&amp;z=14&amp;iwloc=A" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
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		<title>Fotografia &#8211; 24+1 Chairs Project: Alberto Bertoluzzi conquista Palazzo Reale</title>
		<link>http://www.aftersix.it/2010/07/alberto-bertoluzzi-241-chairsproject-milano/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 13:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Papagna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Free]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni volta che in città chiude un piccolo cinema, mi si spezza un pezzettino di cuore. La stessa cosa probabilmente succede anche al fotografo Alberto Bertoluzzi, che ha così pensato di dedicare un intero progetto, svariati anni anni di lavoro, al ricordo di queste piccole e vecchie sale cinematografiche, schiacciate dalla potenza economica dei moderni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=9fd1993d5fe06b6925738476920eab89&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p style="text-align: justify;">Ogni volta che in città chiude un piccolo cinema, mi si spezza un pezzettino di cuore. La stessa cosa probabilmente succede anche al fotografo <strong>Alberto Bertoluzzi</strong>, che ha così pensato di dedicare un intero progetto, svariati anni anni di lavoro, al ricordo di queste piccole e vecchie sale cinematografiche, schiacciate dalla potenza economica dei moderni multisala, decisamente privi dello stesso fascino.</p>
<p><span id="more-21162"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Bertoluzzi ha recuperato quante più sedie possibili dalle sale di un tempo e le ha fotografate tutte sul medesimo sfondo, così da nobilitarle allo stesso modo. E siccome la sedie da sole non bastavano per far rivivere le emozioni della loro storia, il fotografo ha pensato di completare il lavoro facendo raccontare direttamente ad alcuni registi quello che li lega alle vecchie sale, insieme ad alcune riflessioni generali sul cinema che ben si sposano con le immagini dell&#8217;esposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco<strong> i registi</strong> che hanno aderito: Marco Bechis, Tinto Brass, Giacomo Campiotti, Francesca Comencini, Vittorio De Seta, Daniele Gaglianone, Marco Tullio Giordana, James Ivory, Stefano Knuchel, Patrice Leconte, Ken Loach, Daniele Luchetti, Carlo Mazzacurati, Mario Monicelli, Giuliano Montaldo, Maurizio Nichetti, Ermanno Olmi, Tommy Pallotta, Rintaro, Marco Risi, Nelo Risi, Ettore Scola, Daniele Segre, Mohamed Soudani, Stefano Terenziani, Carlo Verdone, Bruce Webb.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra l&#8217;altro, è da sottolineare come finalmente Palazzo Reale abbia osato nel proporre, almeno per una volta, un nome nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>24 + 1 Chairs Project</strong><br />
Alberto Bertoluzzi<br />
<strong>Palazzo Reale</strong> &#8211; Piazza Duomo 12 Milano<br />
Inaugurazione giovedì 29 luglio 2010 h.18.30<br />
apertura 30 luglio &#8211; 29 agosto 2010<br />
Ingresso gratuito</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/07/alberto-bertoluzzi-011.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-21167" title="Layout 1" src="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/07/alberto-bertoluzzi-011.jpg" alt="" width="539" height="539" /></a><a href="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/07/alberto-bertoluzzi-02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-21170" title="Layout 1" src="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/07/alberto-bertoluzzi-02.jpg" alt="" width="539" height="539" /></a><a href="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/07/alberto-bertoluzzi-03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-21171" title="Layout 1" src="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/07/alberto-bertoluzzi-03.jpg" alt="" width="539" height="539" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/07/alberto-bertoluzzi-01.jpg"><br />
</a></p>
<img src="http://www.aftersix.it/?ak_action=api_record_view&id=21162&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Divi ed antidivi a confronto, al Forma</title>
		<link>http://www.aftersix.it/2010/06/erwin-olaf-phil-stern-forma-milano/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 07:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Zinno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigliato]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Erwin Olaf]]></category>
		<category><![CDATA[Phil Stern]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio Forma]]></category>

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		<description><![CDATA[Erwin Olaf e Phil Stern sono i protagonisti assoluti  di due straordinarie mostre allo Spazio Forma. I due artisti sono divisi da un notevole divario sia temporale &#8211; sono nati infatti a cinquant’anni di distanza l’uno dall’altro &#8211; che tecnico. Forma li riunisce e scopriamo che non è una cattiva idea. 

Phil Stern è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img style='float: left; margin-right: 10px; border: none;' src='http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=04d53cdf5b83419339277db98ba39cfd&amp;default=http://use.perl.org/images/pix.gif' alt='No Gravatar' width=40 height=40/><p style="text-align: justify;"><strong>Erwin Olaf</strong> e <strong>Phil Stern</strong> sono i protagonisti assoluti  di due straordinarie mostre allo <strong>Spazio Forma</strong>. I due artisti sono divisi da un notevole divario sia temporale &#8211; sono nati infatti a cinquant’anni di distanza l’uno dall’altro &#8211; che tecnico. Forma li riunisce e scopriamo che non è una cattiva idea. <a href="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/06/james-stewart.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20755" title="james stewart" src="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/06/james-stewart-300x228.jpg" alt="" width="300" height="228" /></a></p>
<p><span id="more-20754"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Phil Stern è stato il fotografo di Hollywood, l’amico personale di James Dean, Frank Sinatra e molti altri</strong>. Si è mosso in punta di piedi sulle scene dei set cinematografici, catturando gli attimi di pausa, di relax, di naturalezza espressiva dei volti più famosi del mondo. Con <strong>Stern</strong> i divi sono scesi al rango di persone comuni, come mostrano gli occhi spiritati di <strong>Marilyn Monroe</strong>, o di <strong>James Stewart</strong> che scherza con una scimmia tra un ciak e l’altro, o ancora uno stanco<strong> Marlon Brando</strong> che riposa sul set de “Il selvaggio”.</p>
<p style="text-align: justify;">Stern li coglie negli attimi in cui noi non li abbiamo mai visti, i divi degradano ad antidivi, senza però perdere un solo grammo del loro fascino.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra porta il titolo, non casuale, di <strong>“Sulla scena”</strong>. Quasi come fosse un freddo reportage, un resoconto, un documento. Ma la straordinaria forza espressiva convince tutti, che quei volti fotografati da <strong>Stern</strong> non possono essere di persone comuni. La bellezza, il fascino, il carisma attraversano l’obiettivo anche a più di mezzo secolo di distanza.<a href="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/06/Erwin_Olaf_-_THE_KITCHEN.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20756" title="Erwin_Olaf_-_THE_KITCHEN" src="http://www.aftersix.it/wp-content/uploads/2010/06/Erwin_Olaf_-_THE_KITCHEN-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Erwin Olaf, con la sua &#8220;Vite private&#8221;, non cattura la scena che vede, non coglie l’attimo che fugge, ma si crea la scena da sé. </strong>Artista provocatorio e geniale, ha spaziato fra i reportage giornalistici e importanti campagne pubblicitarie<strong> (Levi’s, Microsoft, Nokia)</strong>, e non è mai passato inosservato. Ricordiamo tutti le sue provocazioni a sfondo erotico, come protesta verso l’uso consumistico del sesso nella pornografia. Ma questa volta a Forma, luogo della sua prima grande personale in Italia, ha fatto il bravo ragazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui infatti presenta le sue ultime sette serie realizzate: <strong>Rain, Hope, Grief, Fall, Dawn, Dusk e Hotel</strong>. Gli argomenti sono i più vasti, ma il filo conduttore sembra essere quel suo uso sapiente di colori e luci, di queste scene patinate, di technicolor anni ’50, con modelli che sembrano degli immobili manichini, quasi a sottolineare quella alienazione che accompagna sempre ogni forma di benessere da boom economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Le scenografie sono stanze di hotel di lusso, camere da letto, ma anche anonime case abitate dalla middle class americana. Scene surreali, oniriche, a volte comiche ma forse per questo inquietanti, che rimarcano la perdita di individualità dei protagonisti, come fossero pezzi di arredamento. Sono l’esatto contrario dei divi di Stern: con Olaf gli antidivi tentano di muoversi sulla scena come i divi, ma non vanno oltre il grottesco ed il paradossale.</p>
<p style="text-align: justify;">Forma riesce abilmente in questa unione degli opposti, e  lasciare che si attraggano reciprocamente sembra aver avuto davvero successo. E ai più malfidenti  diciamo che la data di inizio (il 17 Giugno), e quelle di chiusura (12 Settembre), sono le stesse. No, non può essere solo una coincidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">“Sulla scena” di Phil Stern-“Vite Private” di Erwin Olaf<br />
17 Giugno-12 Settembre 2010<br />
<a href="http://www.formafoto.it/">Spazio Forma</a>, via Tito Lucrezio Caro, 1 Milano</p>
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